Fabula LXI

«Sono felice di rivederti, Vittoria.» Deifobe, seduta davanti alla gabbietta per uccelli sulla sua scrivania, mi fissa con i suoi occhietti umidi, in cui non c’è traccia del calore che ha messo nella sua voce. Sta studiando la mia espressione e la mia postura, valutando se le ferite che ho subito abbiano compromesso la mia utilità, esaminando le mie nuove cicatrici. Quelle visibili, e quelle che mi porto dentro. «Hai recuperato molto più in fretta di quanto i medici avessero previsto.»
«I guanti hanno aiutato.» Li ho indossati quanto più ho potuto, durante la convalescenza. Il mio dottore è contrariato, dice che questa guarigione forzata potrebbe crearmi problemi in futuro. «Sono pronta a rientrare in servizio.» Ma non ho tempo di pensare al futuro. E il mio dottore può andare a farsi fottere. Continua a leggere

Fabula LIX (quarta parte)

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La lama si solleva in un arco che mi sembra terribilmente lento. Il Velato alza lo sguardo dalle foto, si guarda attorno, sembra realizzare ciò che sta accadendo.
Ma non può più farci nulla. L’acciaio colpisce la più bassa delle corde. È la spada dell’Ospitaliere, per quanto la mano che la impugna possa essersi indebolita la taglierà con facilità, e…
La lama rimbalza con violenza, quasi sfugge dalla presa di Renzo, che barcolla all’indietro e finisce per cadere. La corda si limita a ondeggiare, intatta.
«No, non ci credo.» Sono protette. Incantate!
«Credici, ragazzo. È dal giorno dell’ultima battaglia che aspetto questo momento. Non potete inventarvi nulla che possa prendermi di sorpresa.» Il mago lancia le foto verso di me. «Ecco, ora non mi servono più. Mi sembrava che tu e l’Ospitaliere ci teneste.»
Mi atterrano davanti. Dovrei ignorarle, rimanere concentrato, pensare a un altro modo per fermare l’incantesimo. Ma non riesco a resistere alla tentazione di chinarmi a dare un’occhiata. Continua a leggere

Fabula LVIII (terza parte)

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Ci aggrappiamo l’uno all’altra per mantenere l’equilibrio. «Che succede?» Riesco a malapena a sentire la voce della sirena, coperta dall’esplosione violenta di un tuono sopra le nostre teste.
Le ombre intorno a noi cambiano, si muovono, danzano impazzite. Sollevo gli occhi. La luna si sta spostando attraverso il cielo, rapida come una sfera che rotola su un piano inclinato. La sabbia sotto i nostri piedi continua a ondeggiare, i cumuli di rifiuti franano, il rumore delle onde si è trasformato in un ruggito minaccioso.
«Sei tu?» Tessalonica è terrorizzata. La sua voce perfetta ora è tremante, rotta, supplicante. «Stai facendo tu questo? Fermati…»
«Credo sia opera di un mio amico.» La bestia di Malombra deve aver iniziato a… fare qualunque cosa faccia quando si nutre. «Non devi avere paura, stiamo cercando di liberarti.»
«No, non potete farlo, distruggerà tutto! » Il rumore di qualcosa che si spezza, assordante. Una voragine si apre alla nostra sinistra, ingoiando un pezzo di spiaggia e tutto ciò che vi si era depositato. «I miei ricordi, la mia identità, quel poco che rimane…» Continua a leggere

Fabula LVIII (seconda parte)

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«No!» Il fattucchiere non esita neanche un istante prima di rispondere.
«Lo hai già fatto una volta, puoi farlo di nuovo.» Mi muovo in cerchio, il più velocemente possibile. Tessalonica non è stabile sulle zampe, e il selciato bagnato non aiuta il suo equilibrio. Con rapidi cambi di direzione forse posso tenerla a distanza per un po’. Finché non deciderà di urlare, perlomeno. «Dobbiamo fare in fretta, aiutami!»
«Non ho idea di cosa ci sia dentro di lei, ora! Hai già rischiato tantissimo la prima volta, questa potrebbe essere peggiore. E quando la bestia inizierà a mangiare…»
«Hai altre idee?» La sirena mi insegue. Finto a destra, poi mi getto a sinistra. Ma lei balza verso di me, più rapida di quanto mi aspettassi. Uno degli artigli mi sfiora la gola prima che riesca a togliermi di mezzo, si impiglia nei miei vestiti, mi trattiene mentre cerco di fuggire. Scivolo e finisco a terra, mentre qualcosa di caldo e appiccicoso inizia a scendermi piano lungo il collo. Continua a leggere

Fabula LVIII (prima parte)

Sono in ginocchio, le mani sulle orecchie, le palpebre serrate, impegnato a esplorare un mondo nuovo di paura e dolore. Credevo di essere pronto. Anche quando gli scontri si sono fermati ed è arrivata Delfine, anche mentre Malombra e Silva discutevano su cosa fare e se fosse il caso di intervenire, non mi sono lasciato distrarre. Sapevo che era qui, che stava venendo per me. Ho continuato a guardarmi attorno, a cercare nel buio delle strade e del cielo, a voltarmi di scatto per essere sicuro che non stesse cercando di sorprendermi.
Ma quando è arrivata, Tessalonica non ha fatto nulla per nascondersi. È planata su di noi sfondando le barriere intorno alla piazza in un’esplosione di luce, ha dilaniato coi suoi artigli i guardiani che hanno osato avvicinarsi, ha ignorato le fiamme che Silva le ha evocato attorno. Ha urlato.
E adesso sto annegando in quel suono. È diverso da quello che ho sentito quando ho visitato il suo spirito intrappolato. Quello sembrava volesse farmi impazzire, questo vibra nelle ossa, cerca di spezzarle, di frantumarmi. Esploderò da un secondo all’altro, non posso resistere ancora… Continua a leggere