Fabula XXXIX

Odore di vino scadente che si mescola a quello di frittura e spezie. Gruppetti di uomini e donne di mezza età che mangiano zuppe e arrosti di chissà cosa, chiacchierano in varie lingue e giocano a carte. Ai muri poster scoloriti di squadre di calcio e vecchi film. Una parete è occupata da un altarino, foto di ragazze e ragazzi circondate da fiori di carta colorata e allineate sotto lo sguardo benevolo di una divinità egiziana dalle ali multicolori raffigurata in una cartolina, della Madonna Immacolata effigiata su un santino, e della statuetta di plastica di una dea indiana a quattro braccia, con due mani aperte e due che reggono fiori.
Il Terzo Cerchio conserva ancora una certa aria da osteria nelle sedie di paglia, nei tavolini di legno e nei bassi soffitti di pietra, ma, come quasi ogni locale nel rione Tumuli, si sta trasformando in un luogo in cui ricordare le cose e le persone perse. O cercare di dimenticarle. Continua a leggere

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Fabula XXI (seconda parte)

(continua da qui)

Qui, in questo tempo bloccato, non siamo da soli. Me ne sto rendendo conto un po’ per volta. Ci sono cose che si muovono al margine del mio campo visivo, che si spostano veloci e svaniscono se tento di metterle a fuoco. Quando non sono assordato dalla voce del mago riesco a sentire mormorii incomprensibili proprio alle mie spalle. Come se pensare, in questa situazione, non fosse già abbastanza difficile.
Ippolito sta bluffando. Se mi sta interrogando vuol dire che non sa cosa so o penso. Come può essere certo che stia mentendo? «Silva mi sta facendo un favore» improvviso. Ripenso alle lezioni di Marta al call center, ai consigli su come raccontare balle ai clienti. Beh, lei non usava queste parole, ma il concetto era piuttosto chiaro. «Mi hanno offerto un lavoro che non mi convince, e le ho chiesto se conoscesse qualcuno che potesse aiutarmi a chiarirmi le idee.» Aggiungere quanta più verità possibile alle menzogne era la sua raccomandazione principale. “Aiuta a dare sostanza e credibilità a quello che dite”. E poi, non essere troppo specifici né troppo vaghi. «L’ho convinta a farmi parlare con una sua amica che lavora qui, un’addetta alle analisi. Non credevo che fosse un problema…» E sempre mantenere un tono naturale.
Ma qual è il tono naturale per una situazione del genere? Urla disperate e incoerenti balbettii terrorizzati?
Per alcuni secondi il mago resta in silenzio. Poi ruota la testa verso di me. È un movimento lento e faticoso, che lo fa ansimare e sbuffare, rende rossa per lo sforzo la pelle del collo e del volto. E quando lo ha compiuto, solo la sorpresa mi impedisce di gridare. Le pupille dei suoi occhi sono scomparse, ma sotto le sclere bianco latte due piccole creature sono aggrappate ai suoi zigomi. Continua a leggere

Fabula XXI (prima parte)

Come si diventa un mago? Come si ottiene una convinzione così profonda, così incrollabile che il mondo debba piegarsi alla tua volontà, da convincere la realtà stessa a obbedire?
Izabela e Silva sono sedute sul divano di fronte a me, sepolte tra i cuscini viola, a parlare fitto del caso, di Mila, del modo migliore di procedere a questo punto, ma non riesco a seguire i loro discorsi.
Cazzo, oggi ho incontrato un mago. Un mago vero. Sono un operatore spiritico, ho studiato come funziona la magia, ne so riconoscere le tracce e gli effetti, riesco a sentirla. Ho conosciuto sciamani, medium, esorcisti, cambiati di ogni tipo. Ma quell’uomo anziano e molto più basso di me, col suo completo chiaro, il farfallino, la pelle macchiata sul cranio pelato e la barbetta grigia abbarbicata al mento era diverso da tutti loro. Lui mi ha fatto paura. Continua a leggere

Fabula XIX (seconda parte)

(continua da qui)

Mentre attraversiamo il portone le maschere dei lemuri si voltano per seguire i nostri passi. Sotto i loro sguardi rabbrividisco per il freddo, la bocca mi si riempie del sapore metallico del sangue, il cuore accelera i battiti. Sono già stato in presenza di creature simili, ma non mi è mai capitato di percepire così nitidamente la loro impronta mistica, non senza l’aiuto di qualche strumento. Sanno di battaglia, eccitazione, paura, morte.
Forse proiettano con tanta forza la loro aura come misura di sicurezza. Per qualcuno dotato di una sensitività maggiore della mia, qualcuno davvero pericoloso, dev’essere difficile riuscire a concentrarsi immerso in sensazioni simili.
O, semplicemente, l’EXO può permettersi lemuri più potenti di quelli a cui sono abituato. Continua a leggere