Intermezzo – La sentinella

 

Spalanco gli occhi di scatto. E poi li richiudo, feriti dolorosamente dalla luce che mi piove addosso spietata attraverso le vetrate attorno alla stanza.
Quando li riapro, stavolta con lentezza e attenzione, mi ritrovo a fissare l’orologio sul comodino accanto a me. Non sono passati neanche venti minuti, da quando mi sono sdraiato per quelle che sarebbero dovute essere tre ore di sonno.
Qualcosa mi ha svegliato.
Mi metto a sedere tra i cigolii della branda, mentre cerco di capire cosa sia stato. Non una variazione nel picchiettio regolare che sale dal basso, quello continua indisturbato. Meglio. In città non gradiscono le interruzioni del lavoro.
Mi costringo ad alzarmi in piedi, e lo sforzo è sufficiente a farmi venire il fiatone. Ma a svegliarmi non sono stati neanche il raschiare nei miei polmoni, il rantolare ruvido del mio respiro, il vago sapore di sangue in fondo alla bocca. A quelli ci ho fatto l’abitudine.  Continua a leggere

Fabula LII (terza parte)

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Mi guardo attorno alla ricerca del fattucchiere, ma lui è già dietro di me. Sembra non avere neanche un graffio. «Bel casino, eh?»
«Sei riuscito a non farti mangiare dalla strix, è già qualcosa» replico, mentre cerco di valutare la minaccia che abbiamo di fronte. Un paio degli umani ben vestiti, una donna che scrive o disegna qualcosa in un taccuino nero e un uomo anziano che regge tra le dita tremanti un elaborato talismano dorato. «Cosa ne pensi?» Alcune delle belle e inquietanti creature dai lunghi cappotti, che aprono rivelando un rivestimento di fogli ingialliti e stropicciati che ondeggiano in ogni direzione, ignorando il vento. Un cambiato con la parte sinistra del volto ricoperta di corteccia, in cui sono state incise complesse figure geometriche.
«Direi che vogliono sfondare i miei sigilli» risponde Malombra, con indifferenza.
«Quello l’ho capito anch’io! Ma possono farcela?» Una minuscola donna sovrappeso che si lega un fazzoletto rosso sui capelli e inizia a gorgheggiare. Una sagoma appena accennata, un tremore nell’aria, la sensazione di qualcuno che mi osserva. Continua a leggere

Fabula LII (seconda parte)

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Malombra inizia a sghignazzare, ma è l’unico. Tra le bande e i non umani pare che Bud e Terence siano poco apprezzati.
L’huldra, soprattutto, non sembra aver gradito, o capito, o entrambe le cose. Scuote la testa con sufficienza. Non mi teme, pensa di conoscermi e di potermi gestire. Ottimo. Con lei al comando sono certa che cercheranno di passare da qui.
Torna indietro verso i suoi, brandendo in alto il bastone, e urla qualcosa in chissà quale lingua. I Variaghi rispondono gridando in coro la stessa parola.
E poi comincia. A un segnale che non riesco a cogliere umani, cambiati, spiriti si lanciano all’attacco, tutti insieme. I più veloci sono un gruppetto di folletti bellicosi che si gettano contro le difese della piazza per verificarne la forza, e poi si allontanano di corsa ululando di dolore, lasciandosi dietro scie di scintille. Continua a leggere

Fabula LII (prima parte)

Iniziano ad arrivare alla spicciolata. Passano in volo sopra la piazza, per poi appollaiarsi sui tetti dei palazzi vicini. Scrutano dalle strade intorno a noi, occhi gialli e rossi che brillano per un istante a gruppi di due, tre o quattro, e poi scompaiono nel buio. Sondano le nostre difese con piccole divinazioni che fanno sfrigolare i bordi dei sigilli tracciati da Malombra.
Scout, avanguardie. Folletti, spiriti minori, creature asservite mandate ad aprire la strada all’orda.
«Arrivano.» Svuoto a terra l’acqua con cui avevo riempito la ciotola di vetro. Durante la nostra conversazione Deifobe mi è sembrata ancora più provata di prima, e la descrizione della situazione in cui mi sono infilata non l’ha tirata su di morale. Ha promesso di mandare aiuto “appena possibile”. Mi sa che ci toccherà vedercela da soli.
«Sami non è ancora tornato.» Irene prende la ciotola, e si china a riporla nella valigetta. Poi mi passa le fiale. Continua a leggere

Fabula XVII (prima parte)

La bancarella somiglia a quelle che circondano la maggior parte dei templi, ma, a vederla da sola in questa piazzetta, appoggiata contro il muro di pietra grigia che circonda il santuario, mi mette malinconia. O forse è l’aria che si respira così vicino alla Fascia Desolata a farmi sentire così.
Molta della merce in vendita è la solita: collanine di corallo per proteggere i bambini da strigi e altre creature che succhiano il sangue, chiodi di ferro da mettere sulle porte per impedire l’ingresso in casa a spiriti e folletti, quadrati del Sator in ceramica, candele incise con sigilli magici per propiziare l’amore e la fortuna, oli profumati, posacenere decorati, magliette spiritose coi loghi modificati di famose aziende, film e videogiochi del pre-Frattura, sbucate da chissà quale magazzino. Ma c’è anche qualcosa di più mirato: lumini votivi, medagliette di dubbio argento raffiguranti il bellicoso san Giorgio dei Cercatori d’anime, fiori finti, bustine di carta cerata di colore scuro contenenti benedizioni per i defunti, brevi guide tascabili su come orientarsi nella Fascia Desolata… Continua a leggere