Fabula XII (terza parte)

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La strix sulla scala tenta di nuovo di superare la barriera, inutilmente. Ma non so per quanto ancora reggerà, e dai rumori che sento credo che gli altri uccelli si stiano arrampicando all’esterno del ponteggio. Mi resta soltanto una manciata di sale, e nessuna idea su cosa fare quando sarà finito.
Arretro lungo la passerella, tenendo la candela stretta contro il corpo per proteggerla dal vento. «Non siamo bambini.» Percepire i confusi, contrastanti bisogni e desideri delle strigi è nauseante. E cercare di usarli a mio vantaggio lo è ancora di più. «Non abbiamo nulla che possa interessarvi. Che volete da noi?»
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Fabula XII (seconda parte)

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«Ti sei rincoglionito dalla paura?» geme Linus. «Quest’impalcatura è un rottame! E anche se per miracolo non dovesse crollarci sotto i piedi, poi dove andremmo?»
«Bisogna togliersi dalla strada, seminarle!» insisto. «Potremmo trovare una finestra da sfondare, finire su un tetto da cui sia possibile raggiungere le scale, o…»
«E facciamo finta di niente con le merde che ci lasciano qui a crepare?» mi interrompe Spina.
«A quello penseremo dopo. Muoviamoci, finché sono ancora spaventate.»
Senza una parola Ucci si aggrappa con un saltello alla passerella sopra di noi e ci si issa. Col suo aiuto riusciamo tutti ad arrampicarci.
«Qualcuno soffre di vertigini?» Sotto i miei piedi, le assi di legno e la lastra di metallo su cui cerco di restare dritto sembrano pericolosamente instabili. Continua a leggere

Fabula XII (prima parte)

«Agostino, cosa è successo in quell’appartamento?»
Non avrei dovuto restituire la coperta a Linus, avrei potuto usarla per ripararmi la testa dalla pioggia che mi sta facendo attaccare la camicia alla pelle. Le suole consumate delle mie scarpe scivolano sull’asfalto viscido, ma non rallento.
«Ce lo volete dire che avete visto?»
Davanti a me la notte artificiale sfuma in quella reale, che cala rapida al di là delle transenne e del cordone della polizia. Gli agenti hanno impugnato gli sfollagente appena hanno notato l’avvicinarsi della luce delle torce di Linus e Spina.
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Intermezzo – La sentinella

 

Spalanco gli occhi di scatto. E poi li richiudo, feriti dolorosamente dalla luce che mi piove addosso spietata attraverso le vetrate attorno alla stanza.
Quando li riapro, stavolta con lentezza e attenzione, mi ritrovo a fissare l’orologio sul comodino accanto a me. Non sono passati neanche venti minuti, da quando mi sono sdraiato per quelle che sarebbero dovute essere tre ore di sonno.
Qualcosa mi ha svegliato.
Mi metto a sedere tra i cigolii della branda, mentre cerco di capire cosa sia stato. Non una variazione nel picchiettio regolare che sale dal basso, quello continua indisturbato. Meglio. In città non gradiscono le interruzioni del lavoro.
Mi costringo ad alzarmi in piedi, e lo sforzo è sufficiente a farmi venire il fiatone. Ma a svegliarmi non sono stati neanche il raschiare nei miei polmoni, il rantolare ruvido del mio respiro, il vago sapore di sangue in fondo alla bocca. A quelli ci ho fatto l’abitudine.  Continua a leggere

Fabula LII (terza parte)

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Mi guardo attorno alla ricerca del fattucchiere, ma lui è già dietro di me. Sembra non avere neanche un graffio. «Bel casino, eh?»
«Sei riuscito a non farti mangiare dalla strix, è già qualcosa» replico, mentre cerco di valutare la minaccia che abbiamo di fronte. Un paio degli umani ben vestiti, una donna che scrive o disegna qualcosa in un taccuino nero e un uomo anziano che regge tra le dita tremanti un elaborato talismano dorato. «Cosa ne pensi?» Alcune delle belle e inquietanti creature dai lunghi cappotti, che aprono rivelando un rivestimento di fogli ingialliti e stropicciati che ondeggiano in ogni direzione, ignorando il vento. Un cambiato con la parte sinistra del volto ricoperta di corteccia, in cui sono state incise complesse figure geometriche.
«Direi che vogliono sfondare i miei sigilli» risponde Malombra, con indifferenza.
«Quello l’ho capito anch’io! Ma possono farcela?» Una minuscola donna sovrappeso che si lega un fazzoletto rosso sui capelli e inizia a gorgheggiare. Una sagoma appena accennata, un tremore nell’aria, la sensazione di qualcuno che mi osserva. Continua a leggere