Fabula V (seconda parte)

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Ci metto qualche secondo a capire davvero ciò che ha detto. «Impazzire?»
«Un incidente o due. Niente di cui ti debba preoccupare, vero, piccola mia?» Il Focolare mi sfiora il volto con una mano, e una sensazione di caldo, familiare benessere inizia a diffondersi attraverso il mio corpo, irradiandosi dalla pelle bollente della mia guancia. «Non c’è niente di male, capitano in tutti i lavori.»
Mi ritrovo ad annuire, e anche Lidia, che era diventata così irrequieta da farmi temere per un attimo che si sarebbe materializzata contro la mia volontà, si calma un po’. «Tutti, certo» mormoro, senza pensarci. Continua a leggere

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Fabula I (terza parte)

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È una strana sensazione, essere spaventata mentre sono fuori dal mio corpo. Normalmente a questo punto la paura mi avrebbe paralizzata. Posso immaginarmi immobile nel buio, col cuore che batte sempre più in fretta, la pelle percorsa da brividi, le braccia strette contro il corpo, il respiro strozzato, la mandibola pietrificata che rifiuta di aprirsi anche solo per gridare. L’istinto mi ordina di sgranare gli occhi cercando di cogliere qualcosa nelle tenebre, di tendere le orecchie per captare il più flebile suono, e non serve a placarlo il fatto che razionalmente sappia di non essere in grado di farlo.
«Smettila» sbotta il daimon. «Così mi confondi!» Continua a leggere

Fabula I (prima parte)

L’impresario è un ometto brizzolato, con una faccia tonda in cima a un corpo magrissimo. Il suo completo grigio è rattoppato qua e là, e le sue mani non stanno ferme un secondo. A parte quella piccola, palmata e rosa pallido in cui termina il suo terzo braccio, che gli spunta dal petto e pende inerte attraverso la camicia aperta sotto la giacca.
Occhi sporgenti, gialli e acquosi mi fissano inespressivi attraverso le spesse lenti dei suoi occhiali. «Stiamo per cominciare» mi dice. La sua voce è un gracidio sgradevole, e il suo alito puzza di alcool e carne marcia. Continua a leggere

Intermezzo – Lupercalia

«Dammi retta, Benny. I veri soldi non sono negli incantesimi d’amore. Sono nei contro-incantesimi!»
Attraverso il tavolo della mensa guardo Viola, gli occhi pesantemente truccati di nero, i capelli scuri punteggiati da ciocche bianche quanto il suo camice. «Ma che, dici davvero?»
Annuisce, mentre gratta sulla testa il suo famiglio. Lei ne ha uno supertradizionale, un gatto nero magro e arruffato, con occhi verdi che brillano come se dietro avessero una fiammella sempre accesa. «Una volta era diverso. Quando arrivava questo periodo dell’anno era tutto un “fammi un talismano per trovare qualcuno”, “incantami la candela che voglio accendere stasera a cena”, “puoi vedere se riuscirò a scopare almeno stavolta?”, e nessuno si lamentava dei prezzi.»
«E funzionavano le cose che facevi?» Viola è la veterana delle streghe curatrici dell’ospedale. Dice di essere stata una strega già prima della Frattura, una di quelle che adoravano antiche divinità e celebravano la luna piena quando quasi nessun altro lo faceva, solo per scoprire poi che gli Dei non erano proprio come se li aspettavano. Continua a leggere

Fabula VIII

«Così è questa la famosa donnina, eh?»
Seduta compostamente a gambe incrociate sulla soglia del bagno, lei alza la testa quando si sente chiamata in causa. Le fessure che ha al posto degli occhi si inclinano verso il basso, quella al posto della bocca si stringe. Cos’è, un’espressione concentrata? Continua a leggere