Intermezzo – Santi con la spada (seconda parte)

(continua da qui)

Il bar è piccolo e deserto, l’aria resa appena respirabile da un minuscolo e rumoroso ventilatore. L’uomo dietro il bancone mi ha servito in silenzio acqua fresca e un tè freddo dolciastro, per poi rimettersi ad ascoltare le voci dalla radio che parlano di guerra. Non ha avuto da ridire neanche sulla capra che si aggira curiosa tra la manciata di tavolini di plastica.
Jana, seduta davanti a me, mi ascolta. Non credevo di avere così tanto bisogno di parlare finché non ho cominciato, e lei è perfetta nel suo ruolo. Non si perde una parola, sorride, amara o divertita, e scuote la testa al momento giusto, riempie le pause e le esitazioni con piccoli, discreti incoraggiamenti. Continua a leggere

Intermezzo – Santi con la spada (prima parte)

«Ha chiamato la zia. Ieri notte mamma…» Non ho bisogno di dire altro. Quando uso il tono da sorella maggiore sa che parlo sul serio.
Giulio non si volta, ma la testa gli sprofonda tra le spalle e il ticchettio della tastiera del pc si interrompe. 
«Alla fine l’hanno fatto.» La sua voce è quella di sempre. Nessun singhiozzo, nessun tremore. «L’hanno avvelenata.»
«Ma cosa dici?»
«Tutte quelle pillole, giorno dopo giorno… lo sapevo…»
Mi avvicino a lui, piano. «Non era veleno, erano medicine.» Gli sfioro con le dita i capelli cortissimi. «La stavano curando.»
«Non aveva bisogno di essere curata.» Piega all’indietro la testa, per fissarmi. I suoi occhi sembrano piccoli, in quel volto largo, e chiarissimi. Gli occhi di nostra madre. «Non stava male.»
«Sì invece, lo sai anche tu.» Aggrotta la fronte, e torna a guardare lo schermo. Un forum, credo, dai colori troppo scuri e su cui si alternano muri di testo giallo e verde acido. Trattengo un sospiro. «Ci aspettano per il funerale, dovremo partire…»
«No.» Continua a leggere

Fabula XXVII (seconda parte)

(continua da qui)

I lemuri sono materiali, ma non hanno più il loro corpo. Non sono un esperto di necromanzia e non so di preciso di cosa siano fatti, ma la loro consistenza è diversa da quella di un essere vivente. Sono più flessibili, malleabili. Ricevere un pugno da loro è come essere colpiti da una palla di gomma.
Una palla di gomma dura, che viaggia molto veloce.
Il lemure continua a picchiarmi, senza curarsi troppo del bersaglio: faccia, busto, stomaco, tutto quello che riesce a raggiungere. Mi sono rannicchiato per proteggere volto e ventre con le braccia, ma non riesco a bloccare tutti i colpi. Non so come reagire, quindi mi concentro solo su come rendere il prossimo pugno meno doloroso possibile. E spesso fallisco anche in quello. Continua a leggere