Fabula LIX (terza parte)

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Miriam urla quando un calcinaccio le precipita accanto, esplodendo in una nuvola di polvere. Le corde lungo i muri ondeggiano impazzite, i talismani che sostengono sbattono tra loro con un tintinnio insopportabile. Un piccolo barattolo di ceramica cade dal tavolo, frantumandosi sul pavimento e spargendo ovunque grani di incenso.
Lotto per rimettermi in piedi, ma perdo di nuovo l’equilibrio. Sono un idiota. Come ho fatto a convincermi che quel trucco potesse funzionare? «Non… non stai facendo sul serio.» Qualunque cosa fosse ciò che mi stava motivando e illudendo fino a un attimo fa, coraggio, disperazione o incoscienza da overdose di adrenalina, ora mi ha abbandonato di colpo. Ma, per quanto la mia voce adesso suoni sottile e spaventata, non ho altra scelta che continuare a parlare. «Non puoi distruggere questo posto. Ci sono i tuoi compagni, ed è circondato da altri edifici. Ci abita della gente lì!»
«Mi ci avete costretto.» Il Velato cammina senza difficoltà, come se fosse l’occhio del ciclone che sta scuotendo la stanza. «Nella manciata di secondi in cui mi sono dovuto difendere dalla vostra aggressione non ho avuto tempo di andare per il sottile o di reagire in modo mirato. Mi sono mantenuto sul semplice.»
Semplice? In un altro momento forse mi verrebbe da ridere. «E come farai con l’incantesimo? Il potere che stai sprecando, i tuoi ingredienti…» Cosa sta facendo la spada dell’Ospitaliere? Renzo è immobile, appoggiato al muro, e fissa il mago con espressione impassibile. Non è già più in grado di muoversi? Continua a leggere

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Fabula LVIII (terza parte)

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Ci aggrappiamo l’uno all’altra per mantenere l’equilibrio. «Che succede?» Riesco a malapena a sentire la voce della sirena, coperta dall’esplosione violenta di un tuono sopra le nostre teste.
Le ombre intorno a noi cambiano, si muovono, danzano impazzite. Sollevo gli occhi. La luna si sta spostando attraverso il cielo, rapida come una sfera che rotola su un piano inclinato. La sabbia sotto i nostri piedi continua a ondeggiare, i cumuli di rifiuti franano, il rumore delle onde si è trasformato in un ruggito minaccioso.
«Sei tu?» Tessalonica è terrorizzata. La sua voce perfetta ora è tremante, rotta, supplicante. «Stai facendo tu questo? Fermati…»
«Credo sia opera di un mio amico.» La bestia di Malombra deve aver iniziato a… fare qualunque cosa faccia quando si nutre. «Non devi avere paura, stiamo cercando di liberarti.»
«No, non potete farlo, distruggerà tutto! » Il rumore di qualcosa che si spezza, assordante. Una voragine si apre alla nostra sinistra, ingoiando un pezzo di spiaggia e tutto ciò che vi si era depositato. «I miei ricordi, la mia identità, quel poco che rimane…» Continua a leggere

Fabula LVIII (seconda parte)

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«No!» Il fattucchiere non esita neanche un istante prima di rispondere.
«Lo hai già fatto una volta, puoi farlo di nuovo.» Mi muovo in cerchio, il più velocemente possibile. Tessalonica non è stabile sulle zampe, e il selciato bagnato non aiuta il suo equilibrio. Con rapidi cambi di direzione forse posso tenerla a distanza per un po’. Finché non deciderà di urlare, perlomeno. «Dobbiamo fare in fretta, aiutami!»
«Non ho idea di cosa ci sia dentro di lei, ora! Hai già rischiato tantissimo la prima volta, questa potrebbe essere peggiore. E quando la bestia inizierà a mangiare…»
«Hai altre idee?» La sirena mi insegue. Finto a destra, poi mi getto a sinistra. Ma lei balza verso di me, più rapida di quanto mi aspettassi. Uno degli artigli mi sfiora la gola prima che riesca a togliermi di mezzo, si impiglia nei miei vestiti, mi trattiene mentre cerco di fuggire. Scivolo e finisco a terra, mentre qualcosa di caldo e appiccicoso inizia a scendermi piano lungo il collo. Continua a leggere

Fabula LVIII (prima parte)

Sono in ginocchio, le mani sulle orecchie, le palpebre serrate, impegnato a esplorare un mondo nuovo di paura e dolore. Credevo di essere pronto. Anche quando gli scontri si sono fermati ed è arrivata Delfine, anche mentre Malombra e Silva discutevano su cosa fare e se fosse il caso di intervenire, non mi sono lasciato distrarre. Sapevo che era qui, che stava venendo per me. Ho continuato a guardarmi attorno, a cercare nel buio delle strade e del cielo, a voltarmi di scatto per essere sicuro che non stesse cercando di sorprendermi.
Ma quando è arrivata, Tessalonica non ha fatto nulla per nascondersi. È planata su di noi sfondando le barriere intorno alla piazza in un’esplosione di luce, ha dilaniato coi suoi artigli i guardiani che hanno osato avvicinarsi, ha ignorato le fiamme che Silva le ha evocato attorno. Ha urlato.
E adesso sto annegando in quel suono. È diverso da quello che ho sentito quando ho visitato il suo spirito intrappolato. Quello sembrava volesse farmi impazzire, questo vibra nelle ossa, cerca di spezzarle, di frantumarmi. Esploderò da un secondo all’altro, non posso resistere ancora… Continua a leggere

Fabula LIV (prima parte)

«Quello ha ucciso la cantante?» Silva mi afferra per le spalle e mi fa voltare verso di sé. La sua pelle scotta tanto da fare male. Mi lascia andare subito, quando si  accorge della mia smorfia di dolore. «E anche altri? Il monacello?»
«Monacello?» rispondo, confuso. «Non lo so. Penso che potrebbe aver assassinato anche una Pizia, però…»
«Dovrò andare a fargli qualche domanda di persona, allora.» Gli occhi della donna scintillano di luce arancione. Ricordano un po’ quelli di Lume. «È il mio arresto, mi occupo io di lui!»
«Ehi, smettetela voi due!» Vittoria è sporca di fuliggine e sangue, e ha più lividi e ferite di quando mi sono allontanato, poco fa. Tutti ne hanno, a parte Malombra. «Quello di cui state parlando è uno dei nostri!» Si avvicina e mi squadra in volto, furiosa. «Ti stai sbagliando.» Continua a leggere