Fabula XI (seconda parte)

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Attraversiamo una piazza vuota sotto una pioggia gelida, sottile, che rende scivolosa la pavimentazione e mi si insinua tra i capelli, scorrendomi lungo il collo fino a scivolare nell’impermeabile. Qualche passo davanti a me Vittoria, col suo soprabito scuro, la valigetta nera, i capelli biondi nascosti sotto un cappello a tesa larga, sembra fondersi con le ombre della sera che si avvicina rapida.
Superiamo una fontana in cui non scorre più acqua, sovrastata dai resti di un mezzobusto barbuto a cui manca la metà superiore della testa, e sfuggiamo alla pioggia infilandoci sotto un arco da cui pende una lanterna. La sua luce giallastra rivela la forma stilizzata di una rosa a cinque petali, incisa su una parete proprio sopra una lucidissima targa dorata che recita Dipartimento Informazione – Ufficio Monitoraggio Propaganda e StampaContinua a leggere

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Fabula VI

Ho frequentato fattucchieri, spettri e satiri. Ho fatto affari con i più bizzarri dei folletti. Ho affrontato una sirena e mercanteggiato con un dio. Lavoro per le Furie. Ormai sono pronto ad affrontare qualunque cosa questa città possa mettere sulla mia strada.
Questo è quello che pensavo fino a dieci minuti fa.
«Mi ha offeso.» I dieci minuti passati da quando Cristoforo mi ha dato dei ragguagli confusi, infilato una cartellina tra le mani e spinto in questa stanza. Con lui. «Mi ha chiamato con quel nome.»
Ogni volta che la creatura parla mi sembra di sentire il rombo di un tuono in lontananza, e la sedia sotto di me ha un tremito. Aggrotta le sopracciglia, due cespugli bianchi che non riescono a nascondere il verde profondo di occhi larghi all’incirca quanto una tazzina da caffè. Continua a leggere

Fabula IV (seconda parte)

(continua da qui)

«Lascialo andare!» ordino, consapevole dell’inutilità delle mie parole.
«Altrimenti?» chiede il Catapano, avvicinando la bocca al collo di Sami. «Sei disarmata, il tuo collega è in ostaggio, mi basta gridare per far arrivare i miei uomini. Come pensi di fermarmi?»
Mi prende pure in giro, lo stronzo! Trattengo la prima risposta che mi viene in mente. Mi sono infilata in trappola come una principiante, ma forse c’è ancora spazio per una soluzione diplomatica che non preveda il ritrovarci con le gole squarciate. O almeno un modo di guadagnare tempo per farmi venire in mente una via d’uscita. «Non so davvero cosa credi di ottenere con un’idiozia simile, ma…»
Il vampiro mi interrompe sbuffando. Sembra deluso. «No, non ci siamo. Ti ho fatto una domanda precisa.»
«Ma cosa …»
«Come. Pensi. Di. Fermarmi» ripete, scandendo ogni parola con esasperante lentezza. Continua a leggere

Fabula LXI

«Sono felice di rivederti, Vittoria.» Deifobe, seduta davanti alla gabbietta per uccelli sulla sua scrivania, mi fissa con i suoi occhietti umidi, in cui non c’è traccia del calore che ha messo nella sua voce. Sta studiando la mia espressione e la mia postura, valutando se le ferite che ho subito abbiano compromesso la mia utilità, esaminando le mie nuove cicatrici. Quelle visibili, e quelle che mi porto dentro. «Hai recuperato molto più in fretta di quanto i medici avessero previsto.»
«I guanti hanno aiutato.» Li ho indossati quanto più ho potuto, durante la convalescenza. Il mio dottore è contrariato, dice che questa guarigione forzata potrebbe crearmi problemi in futuro. «Sono pronta a rientrare in servizio.» Ma non ho tempo di pensare al futuro. E il mio dottore può andare a farsi fottere. Continua a leggere

Fabula LIV (prima parte)

«Quello ha ucciso la cantante?» Silva mi afferra per le spalle e mi fa voltare verso di sé. La sua pelle scotta tanto da fare male. Mi lascia andare subito, quando si  accorge della mia smorfia di dolore. «E anche altri? Il monacello?»
«Monacello?» rispondo, confuso. «Non lo so. Penso che potrebbe aver assassinato anche una Pizia, però…»
«Dovrò andare a fargli qualche domanda di persona, allora.» Gli occhi della donna scintillano di luce arancione. Ricordano un po’ quelli di Lume. «È il mio arresto, mi occupo io di lui!»
«Ehi, smettetela voi due!» Vittoria è sporca di fuliggine e sangue, e ha più lividi e ferite di quando mi sono allontanato, poco fa. Tutti ne hanno, a parte Malombra. «Quello di cui state parlando è uno dei nostri!» Si avvicina e mi squadra in volto, furiosa. «Ti stai sbagliando.» Continua a leggere