Fabula VI

Ho frequentato fattucchieri, spettri e satiri. Ho fatto affari con i più bizzarri dei folletti. Ho affrontato una sirena e mercanteggiato con un dio. Lavoro per le Furie. Ormai sono pronto ad affrontare qualunque cosa questa città possa mettere sulla mia strada.
Questo è quello che pensavo fino a dieci minuti fa.
«Mi ha offeso.» I dieci minuti passati da quando Cristoforo mi ha dato dei ragguagli confusi, infilato una cartellina tra le mani e spinto in questa stanza. Con lui. «Mi ha chiamato con quel nome.»
Ogni volta che la creatura parla mi sembra di sentire il rombo di un tuono in lontananza, e la sedia sotto di me ha un tremito. Aggrotta le sopracciglia, due cespugli bianchi che non riescono a nascondere il verde profondo di occhi larghi all’incirca quanto una tazzina da caffè. Continua a leggere

Annunci

Fabula IV (seconda parte)

(continua da qui)

«Lascialo andare!» ordino, consapevole dell’inutilità delle mie parole.
«Altrimenti?» chiede il Catapano, avvicinando la bocca al collo di Sami. «Sei disarmata, il tuo collega è in ostaggio, mi basta gridare per far arrivare i miei uomini. Come pensi di fermarmi?»
Mi prende pure in giro, lo stronzo! Trattengo la prima risposta che mi viene in mente. Mi sono infilata in trappola come una principiante, ma forse c’è ancora spazio per una soluzione diplomatica che non preveda il ritrovarci con le gole squarciate. O almeno un modo di guadagnare tempo per farmi venire in mente una via d’uscita. «Non so davvero cosa credi di ottenere con un’idiozia simile, ma…»
Il vampiro mi interrompe sbuffando. Sembra deluso. «No, non ci siamo. Ti ho fatto una domanda precisa.»
«Ma cosa …»
«Come. Pensi. Di. Fermarmi» ripete, scandendo ogni parola con esasperante lentezza. Continua a leggere

Fabula LXI

«Sono felice di rivederti, Vittoria.» Deifobe, seduta davanti alla gabbietta per uccelli sulla sua scrivania, mi fissa con i suoi occhietti umidi, in cui non c’è traccia del calore che ha messo nella sua voce. Sta studiando la mia espressione e la mia postura, valutando se le ferite che ho subito abbiano compromesso la mia utilità, esaminando le mie nuove cicatrici. Quelle visibili, e quelle che mi porto dentro. «Hai recuperato molto più in fretta di quanto i medici avessero previsto.»
«I guanti hanno aiutato.» Li ho indossati quanto più ho potuto, durante la convalescenza. Il mio dottore è contrariato, dice che questa guarigione forzata potrebbe crearmi problemi in futuro. «Sono pronta a rientrare in servizio.» Ma non ho tempo di pensare al futuro. E il mio dottore può andare a farsi fottere. Continua a leggere

Fabula LIV (prima parte)

«Quello ha ucciso la cantante?» Silva mi afferra per le spalle e mi fa voltare verso di sé. La sua pelle scotta tanto da fare male. Mi lascia andare subito, quando si  accorge della mia smorfia di dolore. «E anche altri? Il monacello?»
«Monacello?» rispondo, confuso. «Non lo so. Penso che potrebbe aver assassinato anche una Pizia, però…»
«Dovrò andare a fargli qualche domanda di persona, allora.» Gli occhi della donna scintillano di luce arancione. Ricordano un po’ quelli di Lume. «È il mio arresto, mi occupo io di lui!»
«Ehi, smettetela voi due!» Vittoria è sporca di fuliggine e sangue, e ha più lividi e ferite di quando mi sono allontanato, poco fa. Tutti ne hanno, a parte Malombra. «Quello di cui state parlando è uno dei nostri!» Si avvicina e mi squadra in volto, furiosa. «Ti stai sbagliando.» Continua a leggere

Fabula L (prima parte)

Le porte del santuario dell’Ardente sono chiuse.
Tremano sotto i colpi di decine di pugni e la pressione dei corpi ammassati contro di loro, ma non cedono, non si socchiudono neanche. La folla in fuga urla, lotta, spinge, calpesta, ma tutti i suoi sforzi finiscono per infrangersi contro quella barriera di metallo e vetro opaco, che sta iniziando a sporcarsi di sudore e sangue.
Sono tutti terrorizzati. Insultano, pregano di farli entrare nel tempio, litigano tra loro. E non sanno ancora cos’altro si sta avvicinando.
Vittoria ha ragione, devo calmarli in qualche modo, prima che sprofondino del tutto nel panico. Peccato che si sia dimenticata di dirmi come fare. Vorrei ci fosse Marciano qui con me, con la sua voce da capra farsi ascoltare sarebbe…
Qualcosa di caldo e brillante mi sfreccia davanti alla faccia. Un Cules, un piccolo spirito elementale, poco più di una manciata di scintille e un barlume di coscienza. Al mio arrivo li ho visti svolazzare tutt’intorno al santuario, ma adesso si stanno radunando sopra la folla, come per tenerla d’occhio. In realtà credo siano attratti dall’accumularsi di emozioni forti. Le creature delle fiamme tendono a essere empatiche, e tutta questa paura e rabbia devono essere un richiamo irresistibile.
Un’altra scintilla mi vola intorno alla testa, ma questa volta più lentamente. Si allontana di qualche metro, e poi torna subito indietro, restando sospesa davanti ai miei occhi. «E tu cosa vuoi?» provo a chiederle. La fiammella ondeggia lentamente, senza reagire. Faccio per sfiorarla con un dito… Continua a leggere