Fabula V (seconda parte)

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Ci metto qualche secondo a capire davvero ciò che ha detto. «Impazzire?»
«Un incidente o due. Niente di cui ti debba preoccupare, vero, piccola mia?» Il Focolare mi sfiora il volto con una mano, e una sensazione di caldo, familiare benessere inizia a diffondersi attraverso il mio corpo, irradiandosi dalla pelle bollente della mia guancia. «Non c’è niente di male, capitano in tutti i lavori.»
Mi ritrovo ad annuire, e anche Lidia, che era diventata così irrequieta da farmi temere per un attimo che si sarebbe materializzata contro la mia volontà, si calma un po’. «Tutti, certo» mormoro, senza pensarci. Continua a leggere

Fabula I (prima parte)

L’impresario è un ometto brizzolato, con una faccia tonda in cima a un corpo magrissimo. Il suo completo grigio è rattoppato qua e là, e le sue mani non stanno ferme un secondo. A parte quella piccola, palmata e rosa pallido in cui termina il suo terzo braccio, che gli spunta dal petto e pende inerte attraverso la camicia aperta sotto la giacca.
Occhi sporgenti, gialli e acquosi mi fissano inespressivi attraverso le spesse lenti dei suoi occhiali. «Stiamo per cominciare» mi dice. La sua voce è un gracidio sgradevole, e il suo alito puzza di alcool e carne marcia. Continua a leggere

Fabula LX

Irene rigira il coltello nel petto di Fra, prima di estrarlo schizzandosi addosso gocce del sangue scuro che imbratta la lama di ferro. I serpenti sibilano minacciosi contro il licantropo, che riesce a emettere solo un singulto prima di accasciarsi a terra, proprio accanto a me.
«No… no…» Le parole sembrano rifiutarsi di lasciare la mia bocca, riesco solo a sussurrare. Guardo il ragazzo che artiglia il lastricato con tanta, disperata forza da spezzarsi le unghie, mentre un rivolo di sangue gli scende da un angolo della bocca, che apre e chiude a scatti come se stesse cercando di divorare l’aria che gli serve per respirare. «Non dovevi, non era necessario.»
«Ti avrebbe ucciso.» Lei mi parla tenendo lo sguardo rivolto a terra. La sua voce non esita, non tradisce emozioni. Sta solo facendo una constatazione.
«Non puoi dirlo. È Fra, cazzo!» Come in risposta al suo nome, lui volta il viso verso di me. I suoi occhi sono smarriti, spaventati. Umani, anche se ancora di quell’insopportabile colore giallo.
«Forse lo è, e magari ci ha sempre ingannato. O forse è il lupo. Chiunque sia, è qualcuno che ti ha squarciato un braccio senza pensarci due volte.» Avevo quasi dimenticato la ferita. Riesco a malapena a rendermi conto di tutte le parti del corpo che mi fanno male. Immagino non sia un buon segno, ma in questo momento sembra una benedizione. «E avrebbe fatto lo stesso con la tua gola, lo sai.» Continua a leggere

Fabula LII (terza parte)

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Mi guardo attorno alla ricerca del fattucchiere, ma lui è già dietro di me. Sembra non avere neanche un graffio. «Bel casino, eh?»
«Sei riuscito a non farti mangiare dalla strix, è già qualcosa» replico, mentre cerco di valutare la minaccia che abbiamo di fronte. Un paio degli umani ben vestiti, una donna che scrive o disegna qualcosa in un taccuino nero e un uomo anziano che regge tra le dita tremanti un elaborato talismano dorato. «Cosa ne pensi?» Alcune delle belle e inquietanti creature dai lunghi cappotti, che aprono rivelando un rivestimento di fogli ingialliti e stropicciati che ondeggiano in ogni direzione, ignorando il vento. Un cambiato con la parte sinistra del volto ricoperta di corteccia, in cui sono state incise complesse figure geometriche.
«Direi che vogliono sfondare i miei sigilli» risponde Malombra, con indifferenza.
«Quello l’ho capito anch’io! Ma possono farcela?» Una minuscola donna sovrappeso che si lega un fazzoletto rosso sui capelli e inizia a gorgheggiare. Una sagoma appena accennata, un tremore nell’aria, la sensazione di qualcuno che mi osserva. Continua a leggere

Fabula L (terza parte)

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«Non stai dicendo sul serio. Non può essere.»
«Io non dico bugie» risponde Lume, risentita. «Mai.»
«Ma perché?» Mi accorgo di aver alzato troppo la voce quando alcuni degli occhi luminosi si voltano verso di me. Faccio una pausa per calmarmi, e continuo abbassando il tono. «Perché l’Ardente vuole sacrificarli? Sono qui per voi.»
«Esatto. Hanno chiesto e ottenuto doni per vegliare sul santuario. Ora devono farlo.»
«Vegliare sul santuario non è la stessa cosa che affrontare un’orda di assassini!»
Mi guarda, la testa leggermente piegata di lato, in un gesto che forse vuole esprimere confusione. Un po’ di cera cola dalle candele sul suo capo, macchiandole lo splendido vestito.
«Ma non è questo il punto» continuo. «Se si trattasse soltanto del rispetto dei patti, non avreste nulla da ridire sui nostri tentativi di proteggerli. Noi non abbiamo promesso nulla a nessuno.» Continua a leggere