Fabula IV (prima parte)

Non riesco a decidere cosa questo sotterraneo sia stato, in origine. Un magazzino? Il piano interrato di un condominio? L’ingresso di un garage? Se c’erano elementi che ne rendevano chiara la funzione, sono stati abbattuti ed eliminati nel corso della sua trasformazione in una cripta.
L’aria sa di chiuso, polvere, cera e piante appassite. Tutt’intorno a me, montati su tavolini pieghevoli, ci sono altarini dedicati ai defunti: una foto incorniciata di un volto sorridente, quattro o cinque candele accese, vecchi fiori infilati in vasetti colmi d’acqua. E, qua e là, in piedi accanto al proprio sacrario, i vurdalak che sono venuti ad accogliermi.
Non sono decisamente vampiri alla Gary Oldman. Questi uomini e donne hanno un aspetto ordinario, a volte insignificante. Molti sembrano avanti con gli anni, e, benché le immagini che li ritraggono a volte sembrino risalire al pre-Frattura, tutti appaiono identici alla loro versione nelle foto, a parte il pallore, gli occhi nascosti da lenti scure nonostante la penombra e le vistose cicatrici sulla gola. Continua a leggere

Fabula XXII

«Ci sono delle gallerie, sotto la Cattedrale dei Caduti» mi sussurra il ragazzo, col tono di chi sta rivelando un segreto.
Gli lancio un’occhiata, distogliendo per un attimo l’attenzione dalla flebo che sto sostituendo. «Ah sì?» Ha sui vent’anni, e non ha un bell’aspetto. Le occhiaie sono viola e profonde, il colorito della pelle ha la stessa sfumatura di giallo sporco delle lenzuola e della federa del cuscino del letto in cui è sdraiato, ed è troppo magro. Non è la prima volta che vedo tossici del suo tipo, qui in ospedale.
«Vanno giù sottoterra, per chilometri e chilometri» continua. Fissa il soffitto, attento a chissà cosa. «Sono le catacombe dei frati, con un casino di… come si chiamano… Alle pareti, le cassettine per le ossa…» Continua a leggere

Fabula XII (seconda parte)

(continua da qui)

Seguiamo la donna attraverso un lungo corridoio, superando un gran numero di porte chiuse. Cerco di non pensare a cosa potrebbero contenere. L’odore di disinfettante qui è così forte da essere nauseante. Irene si stringe contro di me. Si tiene più curva del solito.
Ci fermiamo davanti a una porta blu. Lancio un’occhiata a Fra, che annuisce. Spero ricordi davvero cosa deve fare.
La nostra accompagnatrice bussa, e un attimo dopo lui compare sulla soglia. Continua a leggere

Fabula XII (prima parte)

«Tu e Mirko vi siete lasciati di nuovo?»
Alle volte è facile dimenticare che Fra ha solo sedici anni. Non tanto per il fisico, anche se accanto a Irene sembra enorme, quanto per quella barba folta e compatta che si ostina a invadergli il volto nonostante tutti i suoi tentativi di tenerla a bada. A ricordarmi la sua età di solito ci pensa il suo talento tipicamente adolescenziale nell’irritarmi. Continua a leggere

Fabula VIII

«Così è questa la famosa donnina, eh?»
Seduta compostamente a gambe incrociate sulla soglia del bagno, lei alza la testa quando si sente chiamata in causa. Le fessure che ha al posto degli occhi si inclinano verso il basso, quella al posto della bocca si stringe. Cos’è, un’espressione concentrata? Continua a leggere