Fabula LIX (quarta parte)

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La lama si solleva in un arco che mi sembra terribilmente lento. Il Velato alza lo sguardo dalle foto, si guarda attorno, sembra realizzare ciò che sta accadendo.
Ma non può più farci nulla. L’acciaio colpisce la più bassa delle corde. È la spada dell’Ospitaliere, per quanto la mano che la impugna possa essersi indebolita la taglierà con facilità, e…
La lama rimbalza con violenza, quasi sfugge dalla presa di Renzo, che barcolla all’indietro e finisce per cadere. La corda si limita a ondeggiare, intatta.
«No, non ci credo.» Sono protette. Incantate!
«Credici, ragazzo. È dal giorno dell’ultima battaglia che aspetto questo momento. Non potete inventarvi nulla che possa prendermi di sorpresa.» Il mago lancia le foto verso di me. «Ecco, ora non mi servono più. Mi sembrava che tu e l’Ospitaliere ci teneste.»
Mi atterrano davanti. Dovrei ignorarle, rimanere concentrato, pensare a un altro modo per fermare l’incantesimo. Ma non riesco a resistere alla tentazione di chinarmi a dare un’occhiata. Continua a leggere

Fabula LIX (terza parte)

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Miriam urla quando un calcinaccio le precipita accanto, esplodendo in una nuvola di polvere. Le corde lungo i muri ondeggiano impazzite, i talismani che sostengono sbattono tra loro con un tintinnio insopportabile. Un piccolo barattolo di ceramica cade dal tavolo, frantumandosi sul pavimento e spargendo ovunque grani di incenso.
Lotto per rimettermi in piedi, ma perdo di nuovo l’equilibrio. Sono un idiota. Come ho fatto a convincermi che quel trucco potesse funzionare? «Non… non stai facendo sul serio.» Qualunque cosa fosse ciò che mi stava motivando e illudendo fino a un attimo fa, coraggio, disperazione o incoscienza da overdose di adrenalina, ora mi ha abbandonato di colpo. Ma, per quanto la mia voce adesso suoni sottile e spaventata, non ho altra scelta che continuare a parlare. «Non puoi distruggere questo posto. Ci sono i tuoi compagni, ed è circondato da altri edifici. Ci abita della gente lì!»
«Mi ci avete costretto.» Il Velato cammina senza difficoltà, come se fosse l’occhio del ciclone che sta scuotendo la stanza. «Nella manciata di secondi in cui mi sono dovuto difendere dalla vostra aggressione non ho avuto tempo di andare per il sottile o di reagire in modo mirato. Mi sono mantenuto sul semplice.»
Semplice? In un altro momento forse mi verrebbe da ridere. «E come farai con l’incantesimo? Il potere che stai sprecando, i tuoi ingredienti…» Cosa sta facendo la spada dell’Ospitaliere? Renzo è immobile, appoggiato al muro, e fissa il mago con espressione impassibile. Non è già più in grado di muoversi? Continua a leggere

Fabula LIX (seconda parte)

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«Cosa dovrebbe significare?» Solleva la mano destra, la punta verso di me, il palmo aperto. «E stai cercando di imitarmi? In questo momento non saresti in grado di lanciare un incantesimo neanche se sapessi davvero cosa stai facendo, cosa di cui dubito.» Sento la pelle formicolare, i capelli mi si rizzano sul capo tra scoppiettii di elettricità statica. «Prima per un momento mi hai sorpreso, è vero. Ma resta il fatto che non sei un mago. Non hai la concentrazione, le conoscenze, la forza di volontà necessarie.» Sostenere il suo sguardo sta diventando difficile. Sento qualcosa che mi preme sul petto, mi toglie il fiato, mi spinge a chinare la testa. Anche tutti gli altri ne stanno risentendo. Zampa de Gal si è rannicchiato in un angolo, interrompendo il piagnucolio per la sua ferita. I seguaci dei 47 sono immobili, gli occhi fissi sul pavimento, forse perplessi dal fatto che, improvvisamente, guardarsi attorno gli sembri una cattiva idea. «Ho visto fattucchieri da strada più metodici e attenti di te.» Continua a leggere

Fabula LVII (seconda parte)

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«Metti giù quell’arma, Zampa» ordino, esasperato. La spada mi supplica di reagire alla minaccia, di muovermi usando gli altri seguaci come scudo per arrivare addosso alla fata senza che possa colpirmi. Come se dovessi preoccuparmi di una cosa simile. «Tanto non c’è nessuno a cui puoi sparare, qui.»
Non ho neanche finito di parlare che Agostino fa capolino dalla porta. Uno scoppio improvviso e violento, e un pezzo d’intonaco e pietra proprio sopra l’ingresso va in frantumi, riempiendo di polvere il mio compagno mentre si getta a terra. Zampa borbotta qualcosa, allontana il fucile dalla spalla e tira indietro l’otturatore, facendone saltare fuori un bossolo. Le urla che riempiono la stanza coprono le sue parole.
Approfitto della confusione per chinarmi su Agostino. «Stai bene?»
Lui annuisce. «Ma facciamo che resto qua dietro per ora, eh?»
Miriam intanto si è piazzata davanti a noi. «Ma che fai? Renzo è uno dei nostri!»
«No, non lo è.» Il Velato ha ripreso a utilizzare la sua voce artefatta e difficile da comprendere. Non distoglie nemmeno lo sguardo dal tavolo, dove sta stendendo un pezzo di stoffa rossa cucito a forma di cono. «Ha tradito la causa. Ha rifiutato di ascoltarmi e unirsi a me, sta aiutando l’EXO a catturami, o magari eliminarmi.» Continua a leggere

Fabula XXXIV (seconda parte)

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Resto senza parole per un momento, prima di ricordare la mia conversazione con Miriam. Riescono a vedere anche quella, a quanto pare. Abbasso lo sguardo e resto in silenzio.
«Non stiamo mentendo o esagerando» continua la donna. «Prova a pensarci. Ormai il piano è in movimento. La sommossa ci sarà, è certo. Ma poi che succederà? Vuoi davvero che la città diventi un campo di battaglia?»
«Non dipende certo da me.»
«Ah no? Gli attivisti per i diritti dei non-umani vogliono collaborare con noi, e i CRU sono dei politici, non rischieranno lo scontro aperto se non vi verranno trascinati. Certo, ci sono quei fanatici dei Cercatori, ma non sono dei leader. L’unico gruppo che può compattare gli umani e causare un conflitto è il tuo.» Continua a leggere