Fabula LIV (prima parte)

«Quello ha ucciso la cantante?» Silva mi afferra per le spalle e mi fa voltare verso di sé. La sua pelle scotta tanto da fare male. Mi lascia andare subito, quando si  accorge della mia smorfia di dolore. «E anche altri? Il monacello?»
«Monacello?» rispondo, confuso. «Non lo so. Penso che potrebbe aver assassinato anche una Pizia, però…»
«Dovrò andare a fargli qualche domanda di persona, allora.» Gli occhi della donna scintillano di luce arancione. Ricordano un po’ quelli di Lume. «È il mio arresto, mi occupo io di lui!»
«Ehi, smettetela voi due!» Vittoria è sporca di fuliggine e sangue, e ha più lividi e ferite di quando mi sono allontanato, poco fa. Tutti ne hanno, a parte Malombra. «Quello di cui state parlando è uno dei nostri!» Si avvicina e mi squadra in volto, furiosa. «Ti stai sbagliando.» Continua a leggere

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Fabula XLIII

«Uscire da soli dai cerchi delle fate è difficilissimo.» Folco mi tiene vicino a sé mentre si avvicina ai piccoli funghi. È assurdo, ma anche in un momento del genere mi imbarazza stare attaccato a uno sconosciuto. Soprattutto considerando quanto puzzo. «Si estendono fino al Mondo di Mezzo, che è strano, perché i funghi di solito hanno pochissima personalità e non sono molto portati per la roba mistica.» Tende una mano, palmo aperto in avanti, attento a non superare il confine del cerchio. «In realtà conosco una ragazza che potrebbe bruciarli senza doversi neanche avvicinare, quindi per lei sarebbe facile. Ma per gli altri è complicato, perciò resta una cosa difficile, credo…» La sua voce si perde in un mormorio confuso.
Non sono sicuro di cosa voglia dire, ma annuisco. Ora che la luce della torcia è sparita il giardino è stato inghiottito dal buio, ma Folco sembra intento a fissare qualcosa nell’oscurità davanti a sé. Sussurra frasi che non capisco, e mentre lo fa una brezza gelida inizia a soffiarci alle spalle. Continua a leggere

Fabula XXXVIII

L’erba è troppo umida per restarci seduti sopra a lungo, e fa molto freddo qui all’aperto. I miei vestiti puzzano e ho bisogno di pisciare. Ho fame e sete. Ma non riesco a odiare nessuna di queste sensazioni. Mi ci sto aggrappando con furia. Non voglio che scompaiano.
Sto per morire.
Non credevo che nel giardino di una sala ricevimenti potessero crescere dei funghi. Hanno un tondo cappello color nocciola e lunghi gambi sottili e biancastri. Mi circondano, creano un cerchio perfetto intorno a me, ma non fanno certo impressione. Quando Zampa de Gal mi ha gettato qui dentro e se n’è andato, ho creduto che fosse uno scherzo sadico. Che mi sarebbe piombato addosso non appena avessi tentato di scappare. Continua a leggere

Fabula XXXI

Sto leggendo un’e-mail. Lo stampato di un’e-mail, in realtà, ma l’effetto che mi fa vederne una dopo così tanto tempo è comunque straniante. Non credevo di poter dimenticare come fossero fatte.
«Pazzesco» mormoro, posando il foglio sopra gli altri che riempiono il tavolo. I documenti di Mila sono una raccolta eterogenea: log di chat private e di discussioni su forum in almeno cinque lingue diverse, articoli di giornali e riviste, corrispondenza via posta elettronica, cartoline, foto di qualità altalenante, appunti disordinati scritti a mano su tovaglioli di carta, begli schizzi a matita di volti, oggetti, creature. Continua a leggere

Fabula XXV (prima parte)

Mi calo fino a quasi metà del  muro prima di lasciarmi andare e atterrare nel giardino del Santuario dei Ritornati. Mi fermo ad ascoltare, ma non sento nulla che suggerisca che qualcuno mi abbia visto.
Folco è parecchio davanti a me, ma cammina tra gli alberi senza curarsi di nascondersi o essere prudente. Mi dà le spalle e, se mi ha sentito, non gli importa. Ma è più probabile che sia troppo impegnato con qualcos’altro: continua a guardare verso l’alto, fermandosi ogni tanto come ad ascoltare qualcosa percepibile solo a lui.
Mentre lo seguo a distanza mi rendo conto di non avere idea di cosa fare. Forse i sacerdoti ci vedranno e ci allontaneranno, e non ci saranno problemi. Se incontrassi quello con cui ho parlato l’altra volta magari riuscirei persino a convincerlo che non ho cattive intenzioni, anche se alla fine non ho portato nessun parente risorto a unirsi a loro. Continua a leggere