Fabula VIII

La tv sulla credenza è un vecchio cassone che già negli ‘80 deve aver avuto problemi ad affermare la sua dignità di elettrodomestico. Un’ingombrante scatola di plastica grigia dallo schermo ricurvo venato qua e là da crepe sottili, una fila di pulsanti colorati che un tempo dovevano essere coperti da uno sportello, un piccolo display digitale su cui a volte, quando l’elettricità fa le bizze e il vento porta odore di incenso e incantesimi, lampeggiano numeri e simboli composti da trattini rossi.
«Non posso credere di essere qui.» Continua a leggere

Fabula XLII (seconda parte)

(continua da qui)

All’imbocco della stradina rallento. È un budello chiuso in fondo da un’inferriata, che si snoda tra il muro esterno del Municipio e quello, macchiato ed eroso, di un edificio massiccio e dall’aria antiquata. La puzza di spazzatura in decomposizione è insopportabile, e pozze di acqua stagnante riempiono le buche nell’asfalto.
Non riesco a vedere molto, ma li sento. Squittii, risatine eccitate, o forse spaventate, sussurri incomprensibili. E il rumore di qualcosa che sbatte contro del metallo.
Mi faccio avanti schivando i rifiuti e le pozzanghere, mentre le sagome dei goblin diventano più definite. Sono davanti all’inferriata, e stanno cercando di far passare la valigetta attraverso lo spazio tra le sbarre, nonostante sia chiaramente troppo stretto. Sgusciano da un lato all’altro della barriera, tirando e spingendo, così concentrati che sembrano non essersi neanche accorti di me. Continua a leggere

Fabula XV

Scivolo fuori dal letto, cercando di non fare rumore per non svegliare Mirko. Recupero in fretta i vestiti, e per sicurezza vado a indossarli in soggiorno.
Non ricordo perché ho creduto fosse una buona idea venire a casa sua. E non capisco perché lui mi abbia fatto entrare. Ha detto che ha sbagliato a prendersela con me, mi ha ripetuto le solite stronzate su quanto ci tiene. Magari sperava solo che mi scappasse qualche particolare riservato sulla morte di Tessalonica. Continua a leggere