Intermezzo – Santi con la spada (seconda parte)

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Il bar è piccolo e deserto, l’aria resa appena respirabile da un minuscolo e rumoroso ventilatore. L’uomo dietro il bancone mi ha servito in silenzio acqua fresca e un tè freddo dolciastro, per poi rimettersi ad ascoltare le voci dalla radio che parlano di guerra. Non ha avuto da ridire neanche sulla capra che si aggira curiosa tra la manciata di tavolini di plastica.
Jana, seduta davanti a me, mi ascolta. Non credevo di avere così tanto bisogno di parlare finché non ho cominciato, e lei è perfetta nel suo ruolo. Non si perde una parola, sorride, amara o divertita, e scuote la testa al momento giusto, riempie le pause e le esitazioni con piccoli, discreti incoraggiamenti. Continua a leggere

Fabula LXI

«Sono felice di rivederti, Vittoria.» Deifobe, seduta davanti alla gabbietta per uccelli sulla sua scrivania, mi fissa con i suoi occhietti umidi, in cui non c’è traccia del calore che ha messo nella sua voce. Sta studiando la mia espressione e la mia postura, valutando se le ferite che ho subito abbiano compromesso la mia utilità, esaminando le mie nuove cicatrici. Quelle visibili, e quelle che mi porto dentro. «Hai recuperato molto più in fretta di quanto i medici avessero previsto.»
«I guanti hanno aiutato.» Li ho indossati quanto più ho potuto, durante la convalescenza. Il mio dottore è contrariato, dice che questa guarigione forzata potrebbe crearmi problemi in futuro. «Sono pronta a rientrare in servizio.» Ma non ho tempo di pensare al futuro. E il mio dottore può andare a farsi fottere. Continua a leggere

Fabula LIX (terza parte)

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Miriam urla quando un calcinaccio le precipita accanto, esplodendo in una nuvola di polvere. Le corde lungo i muri ondeggiano impazzite, i talismani che sostengono sbattono tra loro con un tintinnio insopportabile. Un piccolo barattolo di ceramica cade dal tavolo, frantumandosi sul pavimento e spargendo ovunque grani di incenso.
Lotto per rimettermi in piedi, ma perdo di nuovo l’equilibrio. Sono un idiota. Come ho fatto a convincermi che quel trucco potesse funzionare? «Non… non stai facendo sul serio.» Qualunque cosa fosse ciò che mi stava motivando e illudendo fino a un attimo fa, coraggio, disperazione o incoscienza da overdose di adrenalina, ora mi ha abbandonato di colpo. Ma, per quanto la mia voce adesso suoni sottile e spaventata, non ho altra scelta che continuare a parlare. «Non puoi distruggere questo posto. Ci sono i tuoi compagni, ed è circondato da altri edifici. Ci abita della gente lì!»
«Mi ci avete costretto.» Il Velato cammina senza difficoltà, come se fosse l’occhio del ciclone che sta scuotendo la stanza. «Nella manciata di secondi in cui mi sono dovuto difendere dalla vostra aggressione non ho avuto tempo di andare per il sottile o di reagire in modo mirato. Mi sono mantenuto sul semplice.»
Semplice? In un altro momento forse mi verrebbe da ridere. «E come farai con l’incantesimo? Il potere che stai sprecando, i tuoi ingredienti…» Cosa sta facendo la spada dell’Ospitaliere? Renzo è immobile, appoggiato al muro, e fissa il mago con espressione impassibile. Non è già più in grado di muoversi? Continua a leggere

Fabula LIX (seconda parte)

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«Cosa dovrebbe significare?» Solleva la mano destra, la punta verso di me, il palmo aperto. «E stai cercando di imitarmi? In questo momento non saresti in grado di lanciare un incantesimo neanche se sapessi davvero cosa stai facendo, cosa di cui dubito.» Sento la pelle formicolare, i capelli mi si rizzano sul capo tra scoppiettii di elettricità statica. «Prima per un momento mi hai sorpreso, è vero. Ma resta il fatto che non sei un mago. Non hai la concentrazione, le conoscenze, la forza di volontà necessarie.» Sostenere il suo sguardo sta diventando difficile. Sento qualcosa che mi preme sul petto, mi toglie il fiato, mi spinge a chinare la testa. Anche tutti gli altri ne stanno risentendo. Zampa de Gal si è rannicchiato in un angolo, interrompendo il piagnucolio per la sua ferita. I seguaci dei 47 sono immobili, gli occhi fissi sul pavimento, forse perplessi dal fatto che, improvvisamente, guardarsi attorno gli sembri una cattiva idea. «Ho visto fattucchieri da strada più metodici e attenti di te.» Continua a leggere

Fabula LIX (prima parte)

Dovrei essere spaventato. Mi hanno sparato addosso, e gli sconosciuti dall’aria nervosa che mi tengono sotto tiro con altre pistole hanno appena ricevuto da uno degli eroi che idolatrano un caldo invito a farmi fuori.
Ma poco fa ho aperto un passaggio tra i mondi, una porta dove non dovrebbero esisterne. Ho manipolato energie che non riesco a comprendere, sono precipitato attraverso i piani di esistenza, ho visto frammenti di cose non destinate a occhi umani. E non sono affatto sicuro di come sia stato possibile, o di come abbia fatto a non impazzire e smarrirmi per sempre.
Dopo un’esperienza del genere è difficile dare il giusto peso alla minaccia costituita da un’arma da fuoco. Continua a leggere