Fabula LIX (seconda parte)

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«Cosa dovrebbe significare?» Solleva la mano destra, la punta verso di me, il palmo aperto. «E stai cercando di imitarmi? In questo momento non saresti in grado di lanciare un incantesimo neanche se sapessi davvero cosa stai facendo, cosa di cui dubito.» Sento la pelle formicolare, i capelli mi si rizzano sul capo tra scoppiettii di elettricità statica. «Prima per un momento mi hai sorpreso, è vero. Ma resta il fatto che non sei un mago. Non hai la concentrazione, le conoscenze, la forza di volontà necessarie.» Sostenere il suo sguardo sta diventando difficile. Sento qualcosa che mi preme sul petto, mi toglie il fiato, mi spinge a chinare la testa. Anche tutti gli altri ne stanno risentendo. Zampa de Gal si è rannicchiato in un angolo, interrompendo il piagnucolio per la sua ferita. I seguaci dei 47 sono immobili, gli occhi fissi sul pavimento, forse perplessi dal fatto che, improvvisamente, guardarsi attorno gli sembri una cattiva idea. «Ho visto fattucchieri da strada più metodici e attenti di te.» Continua a leggere

Intermezzo – Marta e il solstizio

«Aria di neve, oggi, signorina Marta» mi dice il portiere dell’ufficio quando gli passo davanti. Ha occhiaie profonde e il volto segnato. Dice di essere stato una guardia giurata, una volta, e ha il vizio di giocherellare sempre con la spranga fornitagli dall’azienda. Di ferro, non d’acciaio, l’ho imparato la prima volta che ho parlato con lui. “Buona per le teste umane e pure per quelle dei folletti”.
«Brutta notizia. Meglio correre a chiudersi in casa, allora!» Gli sorrido. “Io sorrido sempre alle persone, le rende più gentili e bendisposte” diceva mio padre, quando mi parlava del suo lavoro. “Anche alle persone che non ti interessano o non ti piacciono?” gli chiedevo. “Soprattutto a loro. Capita che si ammorbidiscano e si aprano, e scopri che non sono così male.” Continua a leggere

Fabula XXI (seconda parte)

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Qui, in questo tempo bloccato, non siamo da soli. Me ne sto rendendo conto un po’ per volta. Ci sono cose che si muovono al margine del mio campo visivo, che si spostano veloci e svaniscono se tento di metterle a fuoco. Quando non sono assordato dalla voce del mago riesco a sentire mormorii incomprensibili proprio alle mie spalle. Come se pensare, in questa situazione, non fosse già abbastanza difficile.
Ippolito sta bluffando. Se mi sta interrogando vuol dire che non sa cosa so o penso. Come può essere certo che stia mentendo? «Silva mi sta facendo un favore» improvviso. Ripenso alle lezioni di Marta al call center, ai consigli su come raccontare balle ai clienti. Beh, lei non usava queste parole, ma il concetto era piuttosto chiaro. «Mi hanno offerto un lavoro che non mi convince, e le ho chiesto se conoscesse qualcuno che potesse aiutarmi a chiarirmi le idee.» Aggiungere quanta più verità possibile alle menzogne era la sua raccomandazione principale. “Aiuta a dare sostanza e credibilità a quello che dite”. E poi, non essere troppo specifici né troppo vaghi. «L’ho convinta a farmi parlare con una sua amica che lavora qui, un’addetta alle analisi. Non credevo che fosse un problema…» E sempre mantenere un tono naturale.
Ma qual è il tono naturale per una situazione del genere? Urla disperate e incoerenti balbettii terrorizzati?
Per alcuni secondi il mago resta in silenzio. Poi ruota la testa verso di me. È un movimento lento e faticoso, che lo fa ansimare e sbuffare, rende rossa per lo sforzo la pelle del collo e del volto. E quando lo ha compiuto, solo la sorpresa mi impedisce di gridare. Le pupille dei suoi occhi sono scomparse, ma sotto le sclere bianco latte due piccole creature sono aggrappate ai suoi zigomi. Continua a leggere

Fabula XVII (prima parte)

La bancarella somiglia a quelle che circondano la maggior parte dei templi, ma, a vederla da sola in questa piazzetta, appoggiata contro il muro di pietra grigia che circonda il santuario, mi mette malinconia. O forse è l’aria che si respira così vicino alla Fascia Desolata a farmi sentire così.
Molta della merce in vendita è la solita: collanine di corallo per proteggere i bambini da strigi e altre creature che succhiano il sangue, chiodi di ferro da mettere sulle porte per impedire l’ingresso in casa a spiriti e folletti, quadrati del Sator in ceramica, candele incise con sigilli magici per propiziare l’amore e la fortuna, oli profumati, posacenere decorati, magliette spiritose coi loghi modificati di famose aziende, film e videogiochi del pre-Frattura, sbucate da chissà quale magazzino. Ma c’è anche qualcosa di più mirato: lumini votivi, medagliette di dubbio argento raffiguranti il bellicoso san Giorgio dei Cercatori d’anime, fiori finti, bustine di carta cerata di colore scuro contenenti benedizioni per i defunti, brevi guide tascabili su come orientarsi nella Fascia Desolata… Continua a leggere

Fabula III

«Signora, mi rendo conto del disagio che provoca vedervelo girare nudo per casa, davvero, ma no, non c’è nessun metodo di bando o esorcismo che garantisca che non ci sia alcuna ripercussione.»  Scorro rapidamente la tabella che ho tra le mani, mentre cerco un modo per tenere viva la conversazione. «In casi come questi non è possibile escludere una maledizione, o un aumento della vulnerabilità mistica della casa…» Continua a leggere