Fabula XLV (prima parte)

Si avvicina a me senza preavviso, senza una parola. Mi tiene fermo con una mano, e con l’altra solleva il coltello. Avverto il tocco freddo del metallo sulla pelle quando la lama mi sfiora.
«Oh, ma che fai?» sbotto, cercando di divincolarmi.
Malombra sbuffa, trattenendomi il polso. «Dai, non fare il bambino. Siamo tutti d’accordo, no?»
Entrambi guardiamo le due Furie. Irene è impegnata a disporre dei bastoncini d’incenso, presi dalla valigetta sottratta ai goblin, lungo il rozzo cerchio magico tracciato attorno ai miei piedi con nastro adesivo e pennarelli, e si limita a mugugnare qualcosa senza sollevare lo sguardo. Vittoria annuisce senza esitazione. Sembra trovare divertente la scena. Continua a leggere

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Fabula XXX (prima parte)

«Non potete andare a casa, dannazione! Neanche ce l’avete, una casa!»
Malombra è seduto sul pavimento dello stanzino immerso nella penombra. Sono entrato mentre stava gridando, ma non c’è nessuno con lui. «Ehi, tutto bene?»
Si affretta a rimettersi gli occhiali prima di voltarsi a guardarmi, un occhio visibile attraverso la lente trasparente, l’altro nascosto da quella scura. «No. I fantasmi che hai riunito per fare il buon samaritano si stanno innervosendo. Non vogliono rimanere qui, e a chi credi che vadano a rompere le palle?» Continua a leggere

Fabula XXIV (seconda parte)

(continua da qui)

Resto in silenzio per alcuni secondi, mentre cerco di comprendere il pieno significato di quella parola. «Anime?»
«O almeno una delle anime di un essere vivente. Conosco chi ne conta tre, cinque o anche di più» spiega Jindrich, stringendosi nelle spalle. «Ma se ti fa impressione puoi chiamarla essenza spirituale, coscienza, impronta psichica… Per me fa lo stesso, non mi interessa la filosofia.»
Tento una risatina ironica, che però suona più che altro nervosa. «Eddai, ne ho incontrati un po’ di spiriti e spettri, e non assomigliano a bolle luminose.» Indico uno degli scaffali. «E non credo si possano conservare in un barattolo per il sale a forma di baita innevata.» Mi volto verso Marciano, aspettandomi di trovarlo impegnato a trattenere le risate per non tradire lo scherzo che mi stanno facendo. Ma lui sta guardando a terra, serissimo, e ondeggia sugli zoccoli come fa quando è a disagio. Continua a leggere

Fabula XXIV (prima parte)

«Ieri notte c’è stato un raid anche all’Instabile Autogestito. I porci hanno sgomberato tutto, cinque o sei arresti.» Di solito il mercato settimanale sarebbe così rumoroso che non riuscirei a sentire i mormorii di Marciano, ma oggi lungo il canale ci sono meno venditori del solito, e ancora meno clienti. «Di sicuro una rappresaglia per il casino fatto davanti al santuario dell’Ardente.»
Annuisco. «Prima o poi toccherà anche alla Scuola.» L’aria gelida e umida è carica dell’odore pesante dell’acqua stagnante, a cui si aggiunge, quando ci si avvicina alla merce esposta sui banchi, quello tipico delle cose vecchie e abbandonate. Continua a leggere