Fabula XIII (prima parte)

Credo di aver visto, una volta, un film in cui Jennifer Lopez entrava nella mente di Vincent D’Onofrio. Un posto poco piacevole a base di animali fatti a pezzi, strumenti di tortura ed elaboratissimi costumi improbabili.
Ecco, stando qui nel Roseto mi sembra quasi di passeggiare nella mente della Sibilla. Un luogo angusto, malsano, antico e pieno di segreti, che prospera nutrendosi di conoscenze che condivide raramente, e solo col preciso scopo di controllare e manipolare il pensiero e le certezze dell’intera città. E per ospitare una quantità ridicola di fiori, certo.
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Fabula XI (seconda parte)

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Attraversiamo una piazza vuota sotto una pioggia gelida, sottile, che rende scivolosa la pavimentazione e mi si insinua tra i capelli, scorrendomi lungo il collo fino a scivolare nell’impermeabile. Qualche passo davanti a me Vittoria, col suo soprabito scuro, la valigetta nera, i capelli biondi nascosti sotto un cappello a tesa larga, sembra fondersi con le ombre della sera che si avvicina rapida.
Superiamo una fontana in cui non scorre più acqua, sovrastata dai resti di un mezzobusto barbuto a cui manca la metà superiore della testa, e sfuggiamo alla pioggia infilandoci sotto un arco da cui pende una lanterna. La sua luce giallastra rivela la forma stilizzata di una rosa a cinque petali, incisa su una parete proprio sopra una lucidissima targa dorata che recita Dipartimento Informazione – Ufficio Monitoraggio Propaganda e StampaContinua a leggere

Fabula VIII

La tv sulla credenza è un vecchio cassone che già negli ‘80 deve aver avuto problemi ad affermare la sua dignità di elettrodomestico. Un’ingombrante scatola di plastica grigia dallo schermo ricurvo venato qua e là da crepe sottili, una fila di pulsanti colorati che un tempo dovevano essere coperti da uno sportello, un piccolo display digitale su cui a volte, quando l’elettricità fa le bizze e il vento porta odore di incenso e incantesimi, lampeggiano numeri e simboli composti da trattini rossi.
«Non posso credere di essere qui.» Continua a leggere

Fabula VI

Ho frequentato fattucchieri, spettri e satiri. Ho fatto affari con i più bizzarri dei folletti. Ho affrontato una sirena e mercanteggiato con un dio. Lavoro per le Furie. Ormai sono pronto ad affrontare qualunque cosa questa città possa mettere sulla mia strada.
Questo è quello che pensavo fino a dieci minuti fa.
«Mi ha offeso.» I dieci minuti passati da quando Cristoforo mi ha dato dei ragguagli confusi, infilato una cartellina tra le mani e spinto in questa stanza. Con lui. «Mi ha chiamato con quel nome.»
Ogni volta che la creatura parla mi sembra di sentire il rombo di un tuono in lontananza, e la sedia sotto di me ha un tremito. Aggrotta le sopracciglia, due cespugli bianchi che non riescono a nascondere il verde profondo di occhi larghi all’incirca quanto una tazzina da caffè. Continua a leggere

Fabula IV (seconda parte)

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«Lascialo andare!» ordino, consapevole dell’inutilità delle mie parole.
«Altrimenti?» chiede il Catapano, avvicinando la bocca al collo di Sami. «Sei disarmata, il tuo collega è in ostaggio, mi basta gridare per far arrivare i miei uomini. Come pensi di fermarmi?»
Mi prende pure in giro, lo stronzo! Trattengo la prima risposta che mi viene in mente. Mi sono infilata in trappola come una principiante, ma forse c’è ancora spazio per una soluzione diplomatica che non preveda il ritrovarci con le gole squarciate. O almeno un modo di guadagnare tempo per farmi venire in mente una via d’uscita. «Non so davvero cosa credi di ottenere con un’idiozia simile, ma…»
Il vampiro mi interrompe sbuffando. Sembra deluso. «No, non ci siamo. Ti ho fatto una domanda precisa.»
«Ma cosa …»
«Come. Pensi. Di. Fermarmi» ripete, scandendo ogni parola con esasperante lentezza. Continua a leggere