Fabula LXI

«Sono felice di rivederti, Vittoria.» Deifobe, seduta davanti alla gabbietta per uccelli sulla sua scrivania, mi fissa con i suoi occhietti umidi, in cui non c’è traccia del calore che ha messo nella sua voce. Sta studiando la mia espressione e la mia postura, valutando se le ferite che ho subito abbiano compromesso la mia utilità, esaminando le mie nuove cicatrici. Quelle visibili, e quelle che mi porto dentro. «Hai recuperato molto più in fretta di quanto i medici avessero previsto.»
«I guanti hanno aiutato.» Li ho indossati quanto più ho potuto, durante la convalescenza. Il mio dottore è contrariato, dice che questa guarigione forzata potrebbe crearmi problemi in futuro. «Sono pronta a rientrare in servizio.» Ma non ho tempo di pensare al futuro. E il mio dottore può andare a farsi fottere. Continua a leggere

Fabula LIX (prima parte)

Dovrei essere spaventato. Mi hanno sparato addosso, e gli sconosciuti dall’aria nervosa che mi tengono sotto tiro con altre pistole hanno appena ricevuto da uno degli eroi che idolatrano un caldo invito a farmi fuori.
Ma poco fa ho aperto un passaggio tra i mondi, una porta dove non dovrebbero esisterne. Ho manipolato energie che non riesco a comprendere, sono precipitato attraverso i piani di esistenza, ho visto frammenti di cose non destinate a occhi umani. E non sono affatto sicuro di come sia stato possibile, o di come abbia fatto a non impazzire e smarrirmi per sempre.
Dopo un’esperienza del genere è difficile dare il giusto peso alla minaccia costituita da un’arma da fuoco. Continua a leggere

Fabula LV (prima parte)

«Sai dove sono?» Il seguace dei 47 annuisce. Quest’uomo è pieno di sorprese. Prima maneggia la spada dell’Ospitaliere come se nulla fosse, e adesso dice di sapere dov’è il covo del Velato. E quella Pizia l’ha chiamato per nome? «Dobbiamo raggiungerli, subito!»
«Ma che dici?» sbuffa Davelli. «Siamo ridotti a pezzi.»
«Per andarvene da qui dovrete passare dall’Ardente. La Madre e i nostri compagni saranno sicuramente felici di vedervi» aggiunge l’uomo calvo, con un ghigno. «Il piano verrà completato, non potete farci niente.»
«Col cazzo!» Ci sono arrivato così vicino, non posso arrendermi proprio adesso. «C’è troppo in gioco.» La città che precipita nel caos è una prospettiva che mi fa ancora più paura, anche se di poco, dell’avere in giro due maghi incazzati personalmente con me. «Lo troverò, dovessi passare sopra la drakaina.» O, più realisticamente, fare una fine orribile provandoci. Continua a leggere

Fabula LI (prima parte)

«Sconfortante.» È il secco ma comprensibile giudizio dello strano non-morto dalla tuta nera sul mio tentativo di attaccare il Velato. Neanche io ne sono troppo soddisfatto.
Ma non mi lascia il tempo di pensarci. Mi sento sollevare, e prima che possa fare nulla sono stato sbattuto di schiena a terra. La nuca colpisce il suolo con violenza, e per un attimo non vedo più nulla. Sento confusamente la voce di Mila, passi concitati, rumori di lotta…
«Ho dovuto assistere agli umilianti fallimenti di alcuni degli esemplari più stupidi mai prodotti dalla vostra razza di squisiti idioti, ma osservare te mi fa comunque provare sfumature sconosciute di disprezzo.» La voce che mi risuona nelle orecchie è acuta, petulante e nota. Ma quando la vista mi si schiarisce resto comunque sorpreso da quello che vedo. Continua a leggere

Fabula XXXVI (seconda parte)

(continua da qui)

«Non ci volevo credere, quando è successo. Avevamo sacrificato così tanto, fatto cose che…» La voce di Mila si spezza. Le lascio il tempo di ricomporsi. «Credo di aver ucciso un dio, o qualcosa di molto simile, in quella battaglia. Uno non troppo potente, e che si stava ancora risvegliando. Quando il suo sangue toccava terra nascevano cose mai esistite prima… piccoli animali simili a granchi ma con tre occhi, fiori con sette petali disposti intorno a bocche piene di piccoli denti, una parola con quattro significati incompatibili… Una simile morte non è fatta per essere vista e sopportata da un essere umano. Poco prima il Divinatore mi aveva pregato di farlo smettere di soffrire, quando il suo corpo aveva iniziato a sciogliersi in centinaia di insetti, e io l’avevo accontentato. Certe notti lo sogno ancora. E tutto è diventato inutile, quando il Templare ha fatto quello che non avrei mai creduto possibile.» Continua a leggere