Fabula LVIII (prima parte)

Sono in ginocchio, le mani sulle orecchie, le palpebre serrate, impegnato a esplorare un mondo nuovo di paura e dolore. Credevo di essere pronto. Anche quando gli scontri si sono fermati ed è arrivata Delfine, anche mentre Malombra e Silva discutevano su cosa fare e se fosse il caso di intervenire, non mi sono lasciato distrarre. Sapevo che era qui, che stava venendo per me. Ho continuato a guardarmi attorno, a cercare nel buio delle strade e del cielo, a voltarmi di scatto per essere sicuro che non stesse cercando di sorprendermi.
Ma quando è arrivata, Tessalonica non ha fatto nulla per nascondersi. È planata su di noi sfondando le barriere intorno alla piazza in un’esplosione di luce, ha dilaniato coi suoi artigli i guardiani che hanno osato avvicinarsi, ha ignorato le fiamme che Silva le ha evocato attorno. Ha urlato.
E adesso sto annegando in quel suono. È diverso da quello che ho sentito quando ho visitato il suo spirito intrappolato. Quello sembrava volesse farmi impazzire, questo vibra nelle ossa, cerca di spezzarle, di frantumarmi. Esploderò da un secondo all’altro, non posso resistere ancora… Continua a leggere

Fabula LIV (terza parte)

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Esitano, si guardano tra loro. Ma che fanno? Non possono accettare, sono impazziti?
«Dici che ti abbandoneranno?» La voce della fata mi scivola dolce nelle orecchie, e i miei tentativi di sfuggire alla sua stretta sembrano improvvisamente una perdita di tempo. «Sei diverso da loro. Tutto umano, e scuro quasi quanto uno svartalfàr.»
«Perché sei con Delfine?» È difficile riuscire a pensare, con l’huldra così vicina. Il mio cervello sembra galleggiare nella melassa. Malombra sta sollevando una mano per coprirsi l’occhio sinistro, e Silva si avvicina, la maschera stretta in mano. «Lei ti sta sfruttando.»
«E allora? Ci guadagno comunque, e più che a vendermi al Tribuno come le Alseidi. Tu cosa ci guadagni, invece, a farti ammazzare così? Non sembri una Furia o un agente…»
«Mi sono ritrovato in mezzo a questa storia per caso.» È difficile ricordare con chi sto parlando. Le parole mi sfuggono di bocca senza che lo voglia, sincere e fuori controllo. «Ma più vado avanti, meno mi piace quello che incontro…» Continua a leggere

Fabula LIV (seconda parte)

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«Ehi, hai visto come sono ridotti i tuoi?» interviene Malombra, con un sospiro. «Perché non li porti via finché ne rimane ancora qualcuno intero?»
L’huldra lo guarda a malapena. «Marchiato e rotto. Sei peggio di questa cambiata
Mi aspetto una risposta immediata e pungente, e invece lui resta in silenzio per un secondo. E quando riprende a parlare, avvicinandosi alla creatura, la sua voce trema. «Cos’hai detto?»
«Che almeno il meticcio ci è nato, così.» Indica con un cenno Silva. «Tu che scusa hai per quel parassita schifoso che ti porti dentro?»
Malombra scatta in avanti, ma l’huldra se lo aspettava. Il suo bastone di legno si muove, e quello di metallo vola via dalle mani del fattucchiere, piegato nel punto in cui è stato colpito
Silva si lancia contro la fata, ma le fiamme scivolano sulla pelle della creatura senza lasciare traccia, e all’huldra basta tendere il braccio per afferrare la donna per la gola. Il fuoco divampa immediatamente intorno alla mano, ma la fata sembra non accorgersene neanche. Stringe le dita candide, che affondano con troppa facilità nel collo della cambiata. Continua a leggere

Fabula LIV (prima parte)

«Quello ha ucciso la cantante?» Silva mi afferra per le spalle e mi fa voltare verso di sé. La sua pelle scotta tanto da fare male. Mi lascia andare subito, quando si  accorge della mia smorfia di dolore. «E anche altri? Il monacello?»
«Monacello?» rispondo, confuso. «Non lo so. Penso che potrebbe aver assassinato anche una Pizia, però…»
«Dovrò andare a fargli qualche domanda di persona, allora.» Gli occhi della donna scintillano di luce arancione. Ricordano un po’ quelli di Lume. «È il mio arresto, mi occupo io di lui!»
«Ehi, smettetela voi due!» Vittoria è sporca di fuliggine e sangue, e ha più lividi e ferite di quando mi sono allontanato, poco fa. Tutti ne hanno, a parte Malombra. «Quello di cui state parlando è uno dei nostri!» Si avvicina e mi squadra in volto, furiosa. «Ti stai sbagliando.» Continua a leggere

Fabula LII (terza parte)

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Mi guardo attorno alla ricerca del fattucchiere, ma lui è già dietro di me. Sembra non avere neanche un graffio. «Bel casino, eh?»
«Sei riuscito a non farti mangiare dalla strix, è già qualcosa» replico, mentre cerco di valutare la minaccia che abbiamo di fronte. Un paio degli umani ben vestiti, una donna che scrive o disegna qualcosa in un taccuino nero e un uomo anziano che regge tra le dita tremanti un elaborato talismano dorato. «Cosa ne pensi?» Alcune delle belle e inquietanti creature dai lunghi cappotti, che aprono rivelando un rivestimento di fogli ingialliti e stropicciati che ondeggiano in ogni direzione, ignorando il vento. Un cambiato con la parte sinistra del volto ricoperta di corteccia, in cui sono state incise complesse figure geometriche.
«Direi che vogliono sfondare i miei sigilli» risponde Malombra, con indifferenza.
«Quello l’ho capito anch’io! Ma possono farcela?» Una minuscola donna sovrappeso che si lega un fazzoletto rosso sui capelli e inizia a gorgheggiare. Una sagoma appena accennata, un tremore nell’aria, la sensazione di qualcuno che mi osserva. Continua a leggere