Fabula XIV (prima parte)

Ho trovato il risciò davanti al portone, stamattina. Non uno sgangherato carretto arancione a più posti trainato da una bicicletta, come quelli che i Municipi stanno sperimentando per sopperire ad autobus che partono sempre più di rado.
No, quello era un veicolo laccato in rosso lucido e oro, con un solo sedile e dall’aria confortevole. A sorreggerlo per le aste c’era un uomo corpulento e pelato, con piccole orecchie appuntite, gambe che sotto il ginocchio si trasformavano in zampe pelose, zoccoli al posto dei piedi e una lunga, folta coda da cavallo che gli spuntava appena sopra il fondoschiena, tra l’orlo della t-shirt e quello dei pantaloncini.
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Fabula X (prima parte)

Le Sorelle mi guardano senza parlare.
Fingono di fare altro, ovviamente. Brigitta sta riordinando la dispensa, e geme tutte le volte, piuttosto frequenti, che deve interrompersi per aggiungere una voce all’elenco delle cose che dovremmo ricomprare, se potessimo permettercele. Genny, seduto in un angolo, sta finendo di cucire l’ennesimo sacchetto verde per i talismani portafortuna. Amalia, di schiena alla finestra aperta, fuma uno dei nostri mix di erbe rilassanti, che riempie la stanza del profumo della melissa.
Ma, quando pensano che non me ne accorga, il loro sguardo torna su di me. Sono grata alla loro ostentata indifferenza, ma sento la curiosità, o forse la preoccupazione, che pesa nelle loro occhiate furtive, la domanda che, dopo aver visto con che faccia sono tornata dal Santuario, non hanno ancora trovato il coraggio di farmi.
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Fabula V (seconda parte)

(continua da qui)

Ci metto qualche secondo a capire davvero ciò che ha detto. «Impazzire?»
«Un incidente o due. Niente di cui ti debba preoccupare, vero, piccola mia?» Il Focolare mi sfiora il volto con una mano, e una sensazione di caldo, familiare benessere inizia a diffondersi attraverso il mio corpo, irradiandosi dalla pelle bollente della mia guancia. «Non c’è niente di male, capitano in tutti i lavori.»
Mi ritrovo ad annuire, e anche Lidia, che era diventata così irrequieta da farmi temere per un attimo che si sarebbe materializzata contro la mia volontà, si calma un po’. «Tutti, certo» mormoro, senza pensarci. Continua a leggere

Fabula V (prima parte)

Negli ultimi tempi raggiungere il santuario dell’Ardente è diventato complicato. Qualunque strada si prenda, per accedere all’edificio bisogna superare due posti di blocco, presentando documenti e una ragionevole spiegazione della propria presenza lì prima a degli annoiati addetti municipali in tuta arancione, accampati dietro delle transenne, e poi a dei molto più attenti agenti di sicurezza EXO con abiti e occhiali scuri, sfollagente dall’aria cattiva, gioielli incisi con parole di potere, biciclette da corsa nere e nuove di zecca.
«Niniane?» La donna che sta esaminando la mia attestazione di identità ha capelli castani, legati in una stretta treccia dietro la testa ma rasati sui lati, occhiali dalle lenti a specchio e un cameo di giada che le chiude il colletto della camicia, e che per qualche motivo rende Lidia nervosa. Continua a leggere