Fabula X (seconda parte)

(continua da qui)

La sua voce fa fatica a raggiungermi. Il maglione gli pende vuoto sul corpo scheletrico, la pelle del volto è una sottile, pallida pellicola tesa sulle ossa del cranio, i denti emergono lunghi e giallastri da gengive che si sono ritirate fin quasi a sparire. Tra i suoi capelli noto un paio di nuove ciocche grige. Di tutti i suoi colori, solo il nero degli occhi non è sbiadito. «Come va?» Continua a leggere

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Fabula X (prima parte)

Le Sorelle mi guardano senza parlare.
Fingono di fare altro, ovviamente. Brigitta sta riordinando la dispensa, e geme tutte le volte, piuttosto frequenti, che deve interrompersi per aggiungere una voce all’elenco delle cose che dovremmo ricomprare, se potessimo permettercele. Genny, seduto in un angolo, sta finendo di cucire l’ennesimo sacchetto verde per i talismani portafortuna. Amalia, di schiena alla finestra aperta, fuma uno dei nostri mix di erbe rilassanti, che riempie la stanza del profumo della melissa.
Ma, quando pensano che non me ne accorga, il loro sguardo torna su di me. Sono grata alla loro ostentata indifferenza, ma sento la curiosità, o forse la preoccupazione, che pesa nelle loro occhiate furtive, la domanda che, dopo aver visto con che faccia sono tornata dal Santuario, non hanno ancora trovato il coraggio di farmi.
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Intermezzo – Lupercalia

«Dammi retta, Benny. I veri soldi non sono negli incantesimi d’amore. Sono nei contro-incantesimi!»
Attraverso il tavolo della mensa guardo Viola, gli occhi pesantemente truccati di nero, i capelli scuri punteggiati da ciocche bianche quanto il suo camice. «Ma che, dici davvero?»
Annuisce, mentre gratta sulla testa il suo famiglio. Lei ne ha uno supertradizionale, un gatto nero magro e arruffato, con occhi verdi che brillano come se dietro avessero una fiammella sempre accesa. «Una volta era diverso. Quando arrivava questo periodo dell’anno era tutto un “fammi un talismano per trovare qualcuno”, “incantami la candela che voglio accendere stasera a cena”, “puoi vedere se riuscirò a scopare almeno stavolta?”, e nessuno si lamentava dei prezzi.»
«E funzionavano le cose che facevi?» Viola è la veterana delle streghe curatrici dell’ospedale. Dice di essere stata una strega già prima della Frattura, una di quelle che adoravano antiche divinità e celebravano la luna piena quando quasi nessun altro lo faceva, solo per scoprire poi che gli Dei non erano proprio come se li aspettavano. Continua a leggere

Fabula VIII

«Così è questa la famosa donnina, eh?»
Seduta compostamente a gambe incrociate sulla soglia del bagno, lei alza la testa quando si sente chiamata in causa. Le fessure che ha al posto degli occhi si inclinano verso il basso, quella al posto della bocca si stringe. Cos’è, un’espressione concentrata? Continua a leggere

Fabula II

Da qualche notte il mio telefono squilla. Lo fa per due volte, e poi il silenzio. Qui, vicino alla Frattura, i telefoni funzionano così raramente che ero convinto mi avessero staccato la linea.
Ogni volta che succede, la piccola donna in kimono che vive nel mio bagno si affaccia alla porta. Ha la pelle liscia e bianca, e gli occhi e la bocca sono semplici fessure, ma mi sembra comunque che abbia un’espressione preoccupata. Non ha l’aria serena di quando passeggia canticchiando sul bordo del lavandino, la mattina presto, o si bagna i piedi nell’acqua rimasta nel piatto doccia dopo che mi sono lavato.  Continua a leggere