Fabula XII (prima parte)

«Agostino, cosa è successo in quell’appartamento?»
Non avrei dovuto restituire la coperta a Linus, avrei potuto usarla per ripararmi la testa dalla pioggia che mi sta facendo attaccare la camicia alla pelle. Le suole consumate delle mie scarpe scivolano sull’asfalto viscido, ma non rallento.
«Ce lo volete dire che avete visto?»
Davanti a me la notte artificiale sfuma in quella reale, che cala rapida al di là delle transenne e del cordone della polizia. Gli agenti hanno impugnato gli sfollagente appena hanno notato l’avvicinarsi della luce delle torce di Linus e Spina.
Continua a leggere

Annunci

Fabula XI (prima parte)

La foto che ho rubato è colma di magia. O meglio, lo è quello che ritrae.
Il cerchio di contenimento che avrebbe dovuto intrappolare il gigante era composto da due circoli concentrici tracciati in rosso, separati da un’intricata, spessa banda di sigilli e piccole lettere nere. Geometricamente perfetto, tranne nei punti in cui è interrotto da profonde crepe, là dove il pavimento ha ceduto sotto il peso della creatura.
A prima vista mi era sembrato un lavoro preciso e professionale, certo, ma non fuori dal comune. Quando però, in cerca di indizi, ho messo la foto sotto una lente di ingrandimento, mi sono dovuto ricredere. Continua a leggere

Fabula IX (prima parte)

«Le hai notate, quando abbiamo attraversato il cordone? Le transenne?»
La cosa che si muove tra le mia dita è viscida e gelatinosa, fredda al tatto, del colore del sangue secco. Rabbrividisco ogni volta che pulsa e si contorce, a ogni passo devo combattere contro l’impulso di gettarla via e cercare un modo per incenerirla. Sono quasi certo che, da un momento all’altro, mi salterà in faccia per soffocarmi, invadendo naso e bocca, scivolandomi in gola, magari salendo a scavarsi un comodo nido nel mio cervello. Continua a leggere

Fabula VII

Sono le otto del mattino, e al Rione Capro è notte.
Non una notte molto grande, più o meno delle dimensioni di un isolato, ma è comunque impossibile non notarla. Inizia, un paio di metri dietro le transenne che pretendono di contenerla, come un offuscamento della vista, un improvviso affievolirsi della luce, per poi diventare più simile a una vasta zona d’ombra causata da un qualche invisibile ostacolo frapposto contro il cielo. Solo che a quell’ostacolo sembra non esserci fine, e al di là della penombra il buio non fa che diventare più fitto.
Continua a leggere

Intermezzo – Le Dodici Notti

Sa quando dormi,
sa quando sei sveglio,
sa se sei stato buono o cattivo…
Tribuno, fottuto guardone di merda!

Le parole, in un festivo rosso e verde, mi fissano dal piano del tavolo davanti a me. Il ragazzo che mi è seduto di fronte, invece, osserva tutto tranne la mia faccia.
Non che ci sia molto altro da vedere, nella sala degli interrogatori. Le incrostazioni di ghiaccio sui vetri della finestra. Le fiammelle delle candele che riempiono la stanza, perché neanche nella sede dell’EXO si può stare tranquilli al buio, nel periodo del Solstizio. Il bonsai decorato con minuscole palline colorate che qualcuno con troppo tempo libero ha piazzato sul davanzale.
«Tre anni.» Affondo una mano nel cestino che ho in grembo, prendendo una manciata di mandorle ricoperte di cioccolato amaro. Me ne infilo un paio in bocca, parlando mentre mastico. «Tre anni che ti diamo la caccia, e tu ti fai beccare da una guardia di sicurezza mentre infili propaganda dei seguaci dei 47 in una cassetta delle lettere.» Scuoto la testa. «Non sono arrabbiato. Solo deluso.»

Continua a leggere