Fabula XLIV (seconda parte)

(continua da qui)

«Non ho ancora capito come hai fatto a convincermi. Sono troppo pochi, non possiamo confonderci come in una folla!»
«Valuteremo la situazione e coglieremo le opportunità.» Davelli è in piedi accanto a me, fermo all’ingresso del garage. Non riesco a vedere il suo volto, ma so che sta sogghignando. «E ti ho convinto perché in realtà non vedevi l’ora di fare qualcosa, invece di restare chiuso lì dentro a rimuginare sulla tua inutilità.» Il corteo sta passando lungo la strada, proprio di fronte a noi. Le torce sono troppo lontane per renderci visibili, ma mi permettono di distinguere chi le porta. O me lo permetterebbero, se solo riuscissi a distogliere lo sguardo dalla creatura al centro del gruppo. «Non ci si ritrova in una situazione del genere senza un certo gusto per il mettersi nei guai.»
«Non mi ci metto, è che ultimamente ci finisco dentro a ogni passo.» Una donna bellissima, dal volto alla vita. E un gigantesco serpente dai fianchi in giù. Striscia sull’asfalto con leggerezza, lo sguardo fisso dinanzi a sé, come se ciò che la circonda non le importasse. E perché dovrebbe, del resto? Cosa potrebbe mai minacciare un essere simile? Continua a leggere

Fabula XXIX

I lemuri che ci hanno circondato quando abbiamo scavalcato il muro di cinta del santuario erano in cinque. Spiriti diversi dal solito, con rozze maschere di plastica, cartapesta o ceramica, armati di tonfa, sfollagente e coltelli da caccia. I loro abiti erano un’accozzaglia di stracci di stili ed epoche diverse. Mila e Folco li hanno distrutti con una facilità che ha sorpreso anche loro, e così siamo riusciti a fuggire prima che gli altri si accorgessero di noi.
Perché ce n’erano altri. Molti altri. E sapere che ci stanno cercando non mi lascia tranquillo. Continua a leggere

Fabula XXVII (prima parte)

Non credo, in realtà, che il lemure si muova particolarmente in fretta, ma a me sembra rapidissimo. La spada tra le sue mani è una macchia confusa che so mi cadrà addosso da un momento all’altro.  Non riesco a pensare ad altro.
Le mie gambe però hanno più buonsenso di me, e si mettono in movimento senza che neanche me ne accorga.
Il prefabbricato è proprio alle mie spalle. Voltandomi mi ritrovo ad attraversarne la porta, che sbatto dietro di me, appoggiandomici contro con le braccia e il petto per tenerla chiusa col mio peso. Continua a leggere

Fabula XXV (seconda parte)

(continua da qui)

Seguo Folco attraverso il giardino, stando attento a non inciampare sulle radici sporgenti degli alberi e le piccole steli di pietra che sbucano dal terreno, e rischiando comunque di cadere un paio di volte. Allo sciamano invece non capita, anche se non guarda mai a terra.
Una coppia di gatti si allontana in fretta quando raggiungiamo le casette di legno presso il muro di cinta che avevo intravisto nella mia visita precedente, rimanendo a osservarci con sospetto da una certa distanza.
«È qui» afferma Folco, fermandosi.
«Sicuro?»
«Sì, lo sento.» Continua a leggere

Fabula XXV (prima parte)

Mi calo fino a quasi metà del  muro prima di lasciarmi andare e atterrare nel giardino del Santuario dei Ritornati. Mi fermo ad ascoltare, ma non sento nulla che suggerisca che qualcuno mi abbia visto.
Folco è parecchio davanti a me, ma cammina tra gli alberi senza curarsi di nascondersi o essere prudente. Mi dà le spalle e, se mi ha sentito, non gli importa. Ma è più probabile che sia troppo impegnato con qualcos’altro: continua a guardare verso l’alto, fermandosi ogni tanto come ad ascoltare qualcosa percepibile solo a lui.
Mentre lo seguo a distanza mi rendo conto di non avere idea di cosa fare. Forse i sacerdoti ci vedranno e ci allontaneranno, e non ci saranno problemi. Se incontrassi quello con cui ho parlato l’altra volta magari riuscirei persino a convincerlo che non ho cattive intenzioni, anche se alla fine non ho portato nessun parente risorto a unirsi a loro. Continua a leggere