Fabula XII (terza parte)

(continua da qui)

La strix sulla scala tenta di nuovo di superare la barriera, inutilmente. Ma non so per quanto ancora reggerà, e dai rumori che sento credo che gli altri uccelli si stiano arrampicando all’esterno del ponteggio. Mi resta soltanto una manciata di sale, e nessuna idea su cosa fare quando sarà finito.
Arretro lungo la passerella, tenendo la candela stretta contro il corpo per proteggerla dal vento. «Non siamo bambini.» Percepire i confusi, contrastanti bisogni e desideri delle strigi è nauseante. E cercare di usarli a mio vantaggio lo è ancora di più. «Non abbiamo nulla che possa interessarvi. Che volete da noi?»
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Fabula VII

Sono le otto del mattino, e al Rione Capro è notte.
Non una notte molto grande, più o meno delle dimensioni di un isolato, ma è comunque impossibile non notarla. Inizia, un paio di metri dietro le transenne che pretendono di contenerla, come un offuscamento della vista, un improvviso affievolirsi della luce, per poi diventare più simile a una vasta zona d’ombra causata da un qualche invisibile ostacolo frapposto contro il cielo. Solo che a quell’ostacolo sembra non esserci fine, e al di là della penombra il buio non fa che diventare più fitto.
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