Fabula XLV (terza parte)

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«Oh, no…» È tutto il disappunto che mi concedo di esprimere. Con quello che sta succedendo, i libri distrutti dovrebbero essere l’ultima delle mie preoccupazioni. Ma non posso fare a meno di supplicare qualunque entità in ascolto che Irene non abbia dato fuoco all’unica copia disponibile di qualcosa.
Vittoria rovescia lo spettro all’interno del cerchio. Il lemure balza subito in piedi, ma quando prova ad avvicinarsi alle fiamme esita, e torna verso il centro.
«Fuoco. Altro che nastro adesivo.» Irene parla con voce rotta, a malapena udibile. Mi sembra che abbia anche difficoltà ad articolare le parole. È seduta a terra, rannicchiata, le gambe strette al petto, il viso premuto contro le ginocchia. I suoi serpenti ora non sembrano più furiosi. Si muovono guardinghi, e fanno scattare le lunghe lingue come se stessero assaggiando l’aria. Continua a leggere

Fabula XLV (seconda parte)

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Gli altri due lo imitano, muovendosi in fretta. Il leone si frappone tra il cerchio e Vittoria, mentre il maiale corre verso me e Irene.
«Ma che cazzo succede?» sento mormorare Malombra.
Non ne ho idea, e non c’è tempo di preoccuparsene, perché il coniglio abbassa il volto verso di lui e lo colpisce con un violento calcio al petto.
«Succede che ci stanno attaccando, idiota.» Vittoria schiva un fendente del machete mentre grida, afferra il suo avversario per il braccio che regge l’arma e lo tira a sé, rifilandogli una ginocchiata al basso ventre. «Si sono accorti delle nostre intenzioni.»
«Com’è possibile?» La maschera da maiale mi compare davanti agli occhi, nascondendomi la visuale dello scontro. La mazza da baseball si muove rapida verso la mia testa. Riesco a schivarla abbassandomi, ma sento con orrore il rumore di qualcosa che si rompe, quando colpisce la libreria alle mie spalle. Mi lancio a destra per guadagnare spazio, cercando di non pensare ai libri che cadono con tonfi pesanti intorno ai miei piedi. Continua a leggere

Intermezzo – Lupercalia

«Dammi retta, Benny. I veri soldi non sono negli incantesimi d’amore. Sono nei contro-incantesimi!»
Attraverso il tavolo della mensa guardo Viola, gli occhi pesantemente truccati di nero, i capelli scuri punteggiati da ciocche bianche quanto il suo camice. «Ma che, dici davvero?»
Annuisce, mentre gratta sulla testa il suo famiglio. Lei ne ha uno supertradizionale, un gatto nero magro e arruffato, con occhi verdi che brillano come se dietro avessero una fiammella sempre accesa. «Una volta era diverso. Quando arrivava questo periodo dell’anno era tutto un “fammi un talismano per trovare qualcuno”, “incantami la candela che voglio accendere stasera a cena”, “puoi vedere se riuscirò a scopare almeno stavolta?”, e nessuno si lamentava dei prezzi.»
«E funzionavano le cose che facevi?» Viola è la veterana delle streghe curatrici dell’ospedale. Dice di essere stata una strega già prima della Frattura, una di quelle che adoravano antiche divinità e celebravano la luna piena quando quasi nessun altro lo faceva, solo per scoprire poi che gli Dei non erano proprio come se li aspettavano. Continua a leggere

Fabula VIII

«Così è questa la famosa donnina, eh?»
Seduta compostamente a gambe incrociate sulla soglia del bagno, lei alza la testa quando si sente chiamata in causa. Le fessure che ha al posto degli occhi si inclinano verso il basso, quella al posto della bocca si stringe. Cos’è, un’espressione concentrata? Continua a leggere