Fabula LIII (seconda parte)

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Resto piuttosto deluso quando mi accorgo che non succede nulla. Non ero certo di cosa aspettarmi, ma di sicuro non questo. A parte l’emozione di stringere la lama incantata dell’Ospitaliere, non avverto niente di particolare.
Mi rialzo, piano, consapevole che gli sguardi di tutti sono fissi su di me. Attendono che faccia qualcosa. Soprattutto il Velato e Zampa de Gal, che hanno smesso di litigare e mi osservano, tesi e pronti a reagire.
Una sgradevole sensazione di qualcosa che si insinua sotto la mia pelle. La vista. Anna fa un passo avanti, e stavolta la sua impassibilità pare aver lasciato il posto a… disappunto? Preoccupazione? «Oh, Renzo» mormora. Non capisco di cosa…
Le voci esplodono all’improvviso, tutte insieme. Sono tantissime, e hanno tutte un sacco di cose da dire. Urlano, protestano, cercano di sopraffarsi, e non si curano del fatto che sembra mi stiano gridando nelle orecchie… no, dietro le orecchie, dalla parte sbagliata della testa! Fa male, cazzo, malissimo! Vogliono sfondarmi i timpani? Spappolarmi il cervello? Continua a leggere

Fabula LIII (prima parte)

«Sei gelato ma tutto sommato stai bene, per aver appena affrontato un mago.» Osservo con attenzione il giovane smilzo, mentre gli lascio andare il collo e il viso. Dai suoi tremori e gemiti di dolore non riesco a cogliere nessun sollievo per quella notizia. Beh, posso capirlo.
L’Ospitaliere sembra essersi un po’ tranquillizzata, ma si muove a malapena e non sta neanche provando a rialzarsi. Davelli non si è allontanato da Folco e continua con impegno a cercare di far dimenticare la sua esistenza.
E in tutto questo il Velato ha a malapena il fiatone.
«Coglioni» sbotta. «Combattere contro di me. Tradirmi. Ora dovrò anche rimpiazzare Os.» Solleva una mano, e il corpo scomposto e spezzato del non-morto viene avvolto da livide fiamme azzurre. «Forse userò te, dilettante» continua, rivolto al ragazzo accanto a me. «Dopo averti fatto a pezzi per scoprire come hai realizzato certi trucchi. Ma a suo tempo…»
«Buona idea.» Zampa de Gal entra nel giardino, seguito a rispettosa distanza da Anna e dall’uomo calvo che prima ho preso a pugni. La sua voce è gelida quanto la sua espressione. «I nostri sono già all’Ardente, mago, e tu sei ancora qui a giocare?» Continua a leggere

Fabula XLVI (terza parte)

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È finita. Ci scopriranno. Appena si accorgeranno che non siamo più nel cerchio delle fate inizieranno a cercarci, e allora…
«Troppo forte.» La voce di Folco è un mormorio che intuisco, più che sentire davvero. «Stai di nuovo pensando troppo forte.»
Pensando? Il cuore mi batte così in fretta che mi meraviglia che non l’abbiano ancora sentito. «Cosa importa? Dobbiamo andarcene!» Mi sforzo di parlare piano, ma la mia voce risulta comunque orribilmente rumorosa, tanto che mi tappo la bocca da solo.
Dei passi che si avvicinano. Quel suono mi paralizza. Cazzo, mi hanno sentito!
Resto con la mano davanti alla bocca, anche se non riesco neanche a respirare, figuriamoci a parlare. Vorrei voltarmi verso la tenda, ma non posso. Sono bloccato con gli occhi fissi su Folco, che continua a non scomporsi, sereno come se quello che sta succedendo riguardasse qualcun altro. Mi fa venire voglia di pestargli un piede, giusto per infrangere quella tranquillità incrollabile, per trasmettergli un po’ della mia ansia, della mia paura…
Ma non posso fare neanche quello. Dovrei muovermi, e non ne sono in grado, soprattutto ora che i passi sono vicinissimi. Sono pesanti. Almeno tre paia degli stivali dei Variaghi, direi. Continua a leggere

Fabula XLVI (seconda parte)

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A quelle parole tutti si zittiscono, e l’improvviso silenzio si riempie del rumore dei passi di molte persone. E forse anche di animali, a giudicare da quello che sembra il raschiare di unghie sul pavimento. Questo posto sta diventando molto più affollato di quanto immaginassi. Spero che Folco abbia qualche idea su come fare ad andarcene.
Lui rimane fermo nella sua strana posa, concentrato. Ma mi sembra di vederlo tremare per un istante, quando una chiara, potente voce femminile inizia a parlare.
«Sono arrivata più in fretta che ho potuto. Spero di non aver fatto aspettare troppo a lungo i nostri ospiti.» Continua a leggere

Fabula XLVI (prima parte)

«L’Ospitaliere? Intendi proprio l’Ospitaliere dei 47?»
«Sì, proprio quello.» Folco si stringe nelle spalle, come se mi stessi eccitando per un nonnulla. Poi aggrotta la fronte, improvvisamente turbato. «Anche se forse non avrei dovuto dirtelo. Si arrabbierà tantissimo, e ha già cercato di uccidermi.»
«L’Ospitaliere ha cercato di ucciderti?»
«Se non fosse stato per la spazzatura… Non dirle che lo hai saputo da me, ok?»
Sospiro. Non credo che riuscirò a tirare fuori qualcosa di più sensato da lui, e quello che ha detto è già abbastanza sconvolgente. Dopo tutto questo tempo, due dei 47 sono usciti allo scoperto nello stesso momento. Stanno lavorando insieme? Già avere il Velato coinvolto in questa storia è orribile, se ce ne fossero altri… «Va bene, ma adesso dobbiamo muoverci. Approfittiamo della confusione e andiamo via.»
«Non è una buona idea. Sta arrivando qualcuno, lo sento. Qualcuno così potente che la terra stessa freme al suo passaggio.» Continua a leggere