Fabula XXXIII (terza parte)

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Infilo la testa nella borsa, e finalmente ne riemergo con l’accendino e i dischetti di carbone vegetale. Non ho più tempo per la candela, farò senza. Ma mi serve un piatto!
L’huldra parla in una lingua che non conosco. Frasi secche pronunciate in tono deciso. Ordini. I passi pesanti dei Variaghi invadono l’ingresso.
Verso il sale nel piatto. Do fuoco al carboncino, che, con uno sfrigolio, inizia a bruciare lentamente, e lo poggio in fretta sul sale, prima di scottarmi le dita. Prendo la poltiglia dal mortaio e la appallottolo sul palmo della mano.
Un tizio muscoloso e un po’ sovrappeso, coi capelli rasati ai lati della testa e il pizzetto brizzolato, compare sulla porta e resta per un attimo lì, a fissare interdetto quello che sto facendo. Faccio lo stesso con lui, mentre cerco disperatamente un’idea. Continua a leggere

Fabula IX (seconda parte)

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Anguane. Non le avevo mai viste prima, ma ne conosco le storie. Una sgradevole sensazione di gelo inizia a risalirmi lungo la spina dorsale.
«Offerta? Che vuoi dire?»
«Circa ogni mese le anguane di questo lago pretendono un’offerta dagli abitanti dei palazzi  vicini, come compenso per non cacciare o stregare nessuno che viva da queste parti. Di solito trattano direttamente con l’amministratore di questi condomini, ma in giornate come questa capita che vengano a… sollecitare.»
«Davvero? Con l’amministratore?»
«Non hai idea di quanto ci costa al mese…» Continua a leggere