Fabula VII

Sono le otto del mattino, e al Rione Capro è notte.
Non una notte molto grande, più o meno delle dimensioni di un isolato, ma è comunque impossibile non notarla. Inizia, un paio di metri dietro le transenne che pretendono di contenerla, come un offuscamento della vista, un improvviso affievolirsi della luce, per poi diventare più simile a una vasta zona d’ombra causata da un qualche invisibile ostacolo frapposto contro il cielo. Solo che a quell’ostacolo sembra non esserci fine, e al di là della penombra il buio non fa che diventare più fitto.
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Fabula LIV (terza parte)

(continua da qui)

Esitano, si guardano tra loro. Ma che fanno? Non possono accettare, sono impazziti?
«Dici che ti abbandoneranno?» La voce della fata mi scivola dolce nelle orecchie, e i miei tentativi di sfuggire alla sua stretta sembrano improvvisamente una perdita di tempo. «Sei diverso da loro. Tutto umano, e scuro quasi quanto uno svartalfàr.»
«Perché sei con Delfine?» È difficile riuscire a pensare, con l’huldra così vicina. Il mio cervello sembra galleggiare nella melassa. Malombra sta sollevando una mano per coprirsi l’occhio sinistro, e Silva si avvicina, la maschera stretta in mano. «Lei ti sta sfruttando.»
«E allora? Ci guadagno comunque, e più che a vendermi al Tribuno come le Alseidi. Tu cosa ci guadagni, invece, a farti ammazzare così? Non sembri una Furia o un agente…»
«Mi sono ritrovato in mezzo a questa storia per caso.» È difficile ricordare con chi sto parlando. Le parole mi sfuggono di bocca senza che lo voglia, sincere e fuori controllo. «Ma più vado avanti, meno mi piace quello che incontro…» Continua a leggere

Fabula XXVI

La Sibilla ha una voce che suona come il crepitare di foglie secche calpestate. Anche nell’aspetto le ricorda: piccola, raggrinzita, la pelle, che le pende attorno al corpo come una veste, segnata da spaccature e di un malsano colorito marrone pallido. Mi aspetto che si polverizzi ogni volta che si muove.
Ovviamente non succede. Lei non può morire, pare. Cristoforo, che, a sentire lui, la conosce da secoli, dice di aver provato ad aiutarla a porre fine alla sua vita decine di volte, nei periodi peggiori. Ma in questo momento, se sta pensando a una morte, di sicuro non è la sua. Continua a leggere

Intermezzo – La meliade

Quanto a lungo è durato il silenzio? Quando è successo che la terra, la nebbia, il vento hanno ricominciato a parlare?
La prima volta che ho riaperto gli occhi non ho riconosciuto nulla di ciò che vedevo. Il cielo, il paesaggio, l’albero in cui mi trovavo, era tutto nuovo.
Ed ero sola. Non c’erano le mie sorelle, non c’erano spiriti negli alberi e nella terra, non c’erano dei e guardiani a vegliare su quel bosco troppo piccolo e addomesticato.
C’ero io. C’era la mia solitudine. E c’era l’uomo che correva. Continua a leggere

Fabula IV

L’autobus si è piantato in mezzo all’incrocio, provocando le proteste dei tanti ciclisti che lo devono schivare. L’autista deve aver rinunciato a cercare di farlo ripartire: fuma appoggiato alla fiancata, mentre i passeggeri si allontanano borbottando. Sono soprattutto anziani, ma anche persone più giovani e ben vestite, che forse non volevano sgualcirsi gli abiti pedalando. Una donna bellissima si muove con cautela, attenta a non sollevare troppo la gonna che le arriva fino a terra. Zoppica un po’, e a ogni passo produce un lieve tintinnio metallico.
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