Fabula LVIII (seconda parte)

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«No!» Il fattucchiere non esita neanche un istante prima di rispondere.
«Lo hai già fatto una volta, puoi farlo di nuovo.» Mi muovo in cerchio, il più velocemente possibile. Tessalonica non è stabile sulle zampe, e il selciato bagnato non aiuta il suo equilibrio. Con rapidi cambi di direzione forse posso tenerla a distanza per un po’. Finché non deciderà di urlare, perlomeno. «Dobbiamo fare in fretta, aiutami!»
«Non ho idea di cosa ci sia dentro di lei, ora! Hai già rischiato tantissimo la prima volta, questa potrebbe essere peggiore. E quando la bestia inizierà a mangiare…»
«Hai altre idee?» La sirena mi insegue. Finto a destra, poi mi getto a sinistra. Ma lei balza verso di me, più rapida di quanto mi aspettassi. Uno degli artigli mi sfiora la gola prima che riesca a togliermi di mezzo, si impiglia nei miei vestiti, mi trattiene mentre cerco di fuggire. Scivolo e finisco a terra, mentre qualcosa di caldo e appiccicoso inizia a scendermi piano lungo il collo. Continua a leggere

Fabula XXX (seconda parte)

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Mal di testa. Un sapore disgustoso in bocca. Il pavimento duro sotto la mia schiena.
Apro gli occhi. Sopra di me un soffitto rosso cupo, illuminato da un lampadario elettrico vecchio stile, con tanto di gocce di cristallo.
Le pareti della stanza in cui mi trovo sono dello stesso colore del soffitto. Sono sdraiato accanto alle gambe di un tavolino.
Mi alzo in piedi. Nell’aria c’è un odore dolce. Lo stesso che ho sentito spesso addosso a Malombra.
A seconda della concentrazione, questa miscela rilassa e ti aiuta a raggiungere la trance, o ti dà le migliori allucinazioni che vedrai mai. Le parole del fattucchiere mi rimbombano in testa, quasi spaccandomela. Dovrebbero essere importanti, per qualche motivo…
Sopra il tavolo si trova un libricino. Lo sfoglio.
Io sono nessuno. E tu? Solo queste parole sulla prima pagina, e niente su tutte le altre. Lo riconosco, è il primo verso di una poesia di Emily Dickinson. Infilo il volumetto in tasca. Continua a leggere

Fabula XIX (seconda parte)

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Mentre attraversiamo il portone le maschere dei lemuri si voltano per seguire i nostri passi. Sotto i loro sguardi rabbrividisco per il freddo, la bocca mi si riempie del sapore metallico del sangue, il cuore accelera i battiti. Sono già stato in presenza di creature simili, ma non mi è mai capitato di percepire così nitidamente la loro impronta mistica, non senza l’aiuto di qualche strumento. Sanno di battaglia, eccitazione, paura, morte.
Forse proiettano con tanta forza la loro aura come misura di sicurezza. Per qualcuno dotato di una sensitività maggiore della mia, qualcuno davvero pericoloso, dev’essere difficile riuscire a concentrarsi immerso in sensazioni simili.
O, semplicemente, l’EXO può permettersi lemuri più potenti di quelli a cui sono abituato. Continua a leggere

Fabula XVIII (prima parte)

Lungo le pareti bianche del Dedalo ci sono finte colonne dipinte di rosso e decorazioni che raffigurano asce bipenni, teste di toro e serpenti. Gli uomini dello staff indossano solo gonnellini blu e gialli lunghi fino al ginocchio, le donne gonne più lunghe, un giacchetto dalle corte maniche a sbuffo che lascia scoperto il petto e fasce elastiche per nascondere il seno. Tutti portano elaborate acconciature realizzate con perline e pennacchi di nastri multicolori. Continua a leggere

Fabula XIII

«Un incantesimo è, essenzialmente, un atto di volontà così forte, così assoluto, che riesce a imporsi sulla realtà e a cambiarla. Tutto il resto, formule, componenti, giorni e orari particolari sono elementi accessori, utili a focalizzare, dirigere e rinforzare quella volontà, ma di cui, in teoria, si potrebbe fare a meno.»
La sala è gelida e semivuota. I pochi presenti sono seduti lontano l’uno dall’altro, e guardano a malapena la relatrice, una quarantenne con capelli del rosso più improbabile che abbia mai visto. Tengo la mano destra affondata nella tasca del giubbotto. Con le dita frugo piano, cercando di non pensarci e di affidarmi all’istinto, nel sacchetto di rune che ci ho nascosto. Continua a leggere