Fabula VI

Ho frequentato fattucchieri, spettri e satiri. Ho fatto affari con i più bizzarri dei folletti. Ho affrontato una sirena e mercanteggiato con un dio. Lavoro per le Furie. Ormai sono pronto ad affrontare qualunque cosa questa città possa mettere sulla mia strada.
Questo è quello che pensavo fino a dieci minuti fa.
«Mi ha offeso.» I dieci minuti passati da quando Cristoforo mi ha dato dei ragguagli confusi, infilato una cartellina tra le mani e spinto in questa stanza. Con lui. «Mi ha chiamato con quel nome.»
Ogni volta che la creatura parla mi sembra di sentire il rombo di un tuono in lontananza, e la sedia sotto di me ha un tremito. Aggrotta le sopracciglia, due cespugli bianchi che non riescono a nascondere il verde profondo di occhi larghi all’incirca quanto una tazzina da caffè. Continua a leggere

Fabula II

Nei libri, la Frattura non è mai avvenuta. Le vecchie pagine stampate raccontano di un mondo in cui il sole non è stato inghiottito da un manto perenne di nubi, in cui computer, cellulari, auto e tv non hanno improvvisamente smesso di funzionare tutti insieme, in cui una lampadina accesa non è qualcosa per cui ringraziare gli dei. In cui di solito neanche ci sono dei, né spettri, spiriti e folletti emersi da uno strappo nella realtà a rimodellare il mondo secondo una fantasia aliena. Continua a leggere

Fabula LXI

«Sono felice di rivederti, Vittoria.» Deifobe, seduta davanti alla gabbietta per uccelli sulla sua scrivania, mi fissa con i suoi occhietti umidi, in cui non c’è traccia del calore che ha messo nella sua voce. Sta studiando la mia espressione e la mia postura, valutando se le ferite che ho subito abbiano compromesso la mia utilità, esaminando le mie nuove cicatrici. Quelle visibili, e quelle che mi porto dentro. «Hai recuperato molto più in fretta di quanto i medici avessero previsto.»
«I guanti hanno aiutato.» Li ho indossati quanto più ho potuto, durante la convalescenza. Il mio dottore è contrariato, dice che questa guarigione forzata potrebbe crearmi problemi in futuro. «Sono pronta a rientrare in servizio.» Ma non ho tempo di pensare al futuro. E il mio dottore può andare a farsi fottere. Continua a leggere

Fabula LVIII (terza parte)

(continua da qui)

Ci aggrappiamo l’uno all’altra per mantenere l’equilibrio. «Che succede?» Riesco a malapena a sentire la voce della sirena, coperta dall’esplosione violenta di un tuono sopra le nostre teste.
Le ombre intorno a noi cambiano, si muovono, danzano impazzite. Sollevo gli occhi. La luna si sta spostando attraverso il cielo, rapida come una sfera che rotola su un piano inclinato. La sabbia sotto i nostri piedi continua a ondeggiare, i cumuli di rifiuti franano, il rumore delle onde si è trasformato in un ruggito minaccioso.
«Sei tu?» Tessalonica è terrorizzata. La sua voce perfetta ora è tremante, rotta, supplicante. «Stai facendo tu questo? Fermati…»
«Credo sia opera di un mio amico.» La bestia di Malombra deve aver iniziato a… fare qualunque cosa faccia quando si nutre. «Non devi avere paura, stiamo cercando di liberarti.»
«No, non potete farlo, distruggerà tutto! » Il rumore di qualcosa che si spezza, assordante. Una voragine si apre alla nostra sinistra, ingoiando un pezzo di spiaggia e tutto ciò che vi si era depositato. «I miei ricordi, la mia identità, quel poco che rimane…» Continua a leggere

Fabula LVIII (seconda parte)

(continua da qui)

«No!» Il fattucchiere non esita neanche un istante prima di rispondere.
«Lo hai già fatto una volta, puoi farlo di nuovo.» Mi muovo in cerchio, il più velocemente possibile. Tessalonica non è stabile sulle zampe, e il selciato bagnato non aiuta il suo equilibrio. Con rapidi cambi di direzione forse posso tenerla a distanza per un po’. Finché non deciderà di urlare, perlomeno. «Dobbiamo fare in fretta, aiutami!»
«Non ho idea di cosa ci sia dentro di lei, ora! Hai già rischiato tantissimo la prima volta, questa potrebbe essere peggiore. E quando la bestia inizierà a mangiare…»
«Hai altre idee?» La sirena mi insegue. Finto a destra, poi mi getto a sinistra. Ma lei balza verso di me, più rapida di quanto mi aspettassi. Uno degli artigli mi sfiora la gola prima che riesca a togliermi di mezzo, si impiglia nei miei vestiti, mi trattiene mentre cerco di fuggire. Scivolo e finisco a terra, mentre qualcosa di caldo e appiccicoso inizia a scendermi piano lungo il collo. Continua a leggere