Fabula XI (seconda parte)

(continua da qui)

Attraversiamo una piazza vuota sotto una pioggia gelida, sottile, che rende scivolosa la pavimentazione e mi si insinua tra i capelli, scorrendomi lungo il collo fino a scivolare nell’impermeabile. Qualche passo davanti a me Vittoria, col suo soprabito scuro, la valigetta nera, i capelli biondi nascosti sotto un cappello a tesa larga, sembra fondersi con le ombre della sera che si avvicina rapida.
Superiamo una fontana in cui non scorre più acqua, sovrastata dai resti di un mezzobusto barbuto a cui manca la metà superiore della testa, e sfuggiamo alla pioggia infilandoci sotto un arco da cui pende una lanterna. La sua luce giallastra rivela la forma stilizzata di una rosa a cinque petali, incisa su una parete proprio sopra una lucidissima targa dorata che recita Dipartimento Informazione – Ufficio Monitoraggio Propaganda e StampaContinua a leggere

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Fabula XI (prima parte)

La foto che ho rubato è colma di magia. O meglio, lo è quello che ritrae.
Il cerchio di contenimento che avrebbe dovuto intrappolare il gigante era composto da due circoli concentrici tracciati in rosso, separati da un’intricata, spessa banda di sigilli e piccole lettere nere. Geometricamente perfetto, tranne nei punti in cui è interrotto da profonde crepe, là dove il pavimento ha ceduto sotto il peso della creatura.
A prima vista mi era sembrato un lavoro preciso e professionale, certo, ma non fuori dal comune. Quando però, in cerca di indizi, ho messo la foto sotto una lente di ingrandimento, mi sono dovuto ricredere. Continua a leggere

Fabula VI

Ho frequentato fattucchieri, spettri e satiri. Ho fatto affari con i più bizzarri dei folletti. Ho affrontato una sirena e mercanteggiato con un dio. Lavoro per le Furie. Ormai sono pronto ad affrontare qualunque cosa questa città possa mettere sulla mia strada.
Questo è quello che pensavo fino a dieci minuti fa.
«Mi ha offeso.» I dieci minuti passati da quando Cristoforo mi ha dato dei ragguagli confusi, infilato una cartellina tra le mani e spinto in questa stanza. Con lui. «Mi ha chiamato con quel nome.»
Ogni volta che la creatura parla mi sembra di sentire il rombo di un tuono in lontananza, e la sedia sotto di me ha un tremito. Aggrotta le sopracciglia, due cespugli bianchi che non riescono a nascondere il verde profondo di occhi larghi all’incirca quanto una tazzina da caffè. Continua a leggere

Fabula II

Nei libri, la Frattura non è mai avvenuta. Le vecchie pagine stampate raccontano di un mondo in cui il sole non è stato inghiottito da un manto perenne di nubi, in cui computer, cellulari, auto e tv non hanno improvvisamente smesso di funzionare tutti insieme, in cui una lampadina accesa non è qualcosa per cui ringraziare gli dei. In cui di solito neanche ci sono dei, né spettri, spiriti e folletti emersi da uno strappo nella realtà a rimodellare il mondo secondo una fantasia aliena. Continua a leggere

Fabula LXI

«Sono felice di rivederti, Vittoria.» Deifobe, seduta davanti alla gabbietta per uccelli sulla sua scrivania, mi fissa con i suoi occhietti umidi, in cui non c’è traccia del calore che ha messo nella sua voce. Sta studiando la mia espressione e la mia postura, valutando se le ferite che ho subito abbiano compromesso la mia utilità, esaminando le mie nuove cicatrici. Quelle visibili, e quelle che mi porto dentro. «Hai recuperato molto più in fretta di quanto i medici avessero previsto.»
«I guanti hanno aiutato.» Li ho indossati quanto più ho potuto, durante la convalescenza. Il mio dottore è contrariato, dice che questa guarigione forzata potrebbe crearmi problemi in futuro. «Sono pronta a rientrare in servizio.» Ma non ho tempo di pensare al futuro. E il mio dottore può andare a farsi fottere. Continua a leggere