Fabula LVII (seconda parte)

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«Metti giù quell’arma, Zampa» ordino, esasperato. La spada mi supplica di reagire alla minaccia, di muovermi usando gli altri seguaci come scudo per arrivare addosso alla fata senza che possa colpirmi. Come se dovessi preoccuparmi di una cosa simile. «Tanto non c’è nessuno a cui puoi sparare, qui.»
Non ho neanche finito di parlare che Agostino fa capolino dalla porta. Uno scoppio improvviso e violento, e un pezzo d’intonaco e pietra proprio sopra l’ingresso va in frantumi, riempiendo di polvere il mio compagno mentre si getta a terra. Zampa borbotta qualcosa, allontana il fucile dalla spalla e tira indietro l’otturatore, facendone saltare fuori un bossolo. Le urla che riempiono la stanza coprono le sue parole.
Approfitto della confusione per chinarmi su Agostino. «Stai bene?»
Lui annuisce. «Ma facciamo che resto qua dietro per ora, eh?»
Miriam intanto si è piazzata davanti a noi. «Ma che fai? Renzo è uno dei nostri!»
«No, non lo è.» Il Velato ha ripreso a utilizzare la sua voce artefatta e difficile da comprendere. Non distoglie nemmeno lo sguardo dal tavolo, dove sta stendendo un pezzo di stoffa rossa cucito a forma di cono. «Ha tradito la causa. Ha rifiutato di ascoltarmi e unirsi a me, sta aiutando l’EXO a catturami, o magari eliminarmi.» Continua a leggere

Fabula LVII (prima parte)

Pioggia. Mi batte con forza sul volto in grosse gocce gelide, scuotendomi da un torpore pesante da ammalato. Mi scivola sulle labbra secche e spaccate, sulla lingua gonfia e dolorante, dandole un po’ di sollievo. Il suo suono è gentile. Non si impone, non ordina, non confonde. Non pretende nulla da me, solo di inzupparmi, di scorrermi lungo le guance e il collo, giù per il petto e le braccia, fino alle mani, alle dita libere, a quelle che stringono l’elsa della spada…
La spada?
La consapevolezza torna improvvisa, ed è brutale. Il Velato e Zampa de Gal. Il viaggio con l’omuncolo. Le saracinesche di quello strano luogo, le cose che nascondevano, acquattate nel buio a spiare in attesa dell’istante in cui nessuno le stesse guardando per emergere, afferrarmi e trascinarmi via con loro. E poi la caduta… no, lo scivolare, verso l’alto, o il basso, o in chissà quale direzione, attraverso rumori colorati e lampi assordanti, sfiorando frammenti di immagini e luoghi e volti sconosciuti e familiari e noti senza averli mai visti, mentre le voci nella lama dell’Ospitaliere urlavano e si ritraevano, terrorizzate all’idea di perdersi e smettere di esistere… Continua a leggere

Fabula LIII (seconda parte)

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Resto piuttosto deluso quando mi accorgo che non succede nulla. Non ero certo di cosa aspettarmi, ma di sicuro non questo. A parte l’emozione di stringere la lama incantata dell’Ospitaliere, non avverto niente di particolare.
Mi rialzo, piano, consapevole che gli sguardi di tutti sono fissi su di me. Attendono che faccia qualcosa. Soprattutto il Velato e Zampa de Gal, che hanno smesso di litigare e mi osservano, tesi e pronti a reagire.
Una sgradevole sensazione di qualcosa che si insinua sotto la mia pelle. La vista. Anna fa un passo avanti, e stavolta la sua impassibilità pare aver lasciato il posto a… disappunto? Preoccupazione? «Oh, Renzo» mormora. Non capisco di cosa…
Le voci esplodono all’improvviso, tutte insieme. Sono tantissime, e hanno tutte un sacco di cose da dire. Urlano, protestano, cercano di sopraffarsi, e non si curano del fatto che sembra mi stiano gridando nelle orecchie… no, dietro le orecchie, dalla parte sbagliata della testa! Fa male, cazzo, malissimo! Vogliono sfondarmi i timpani? Spappolarmi il cervello? Continua a leggere

Fabula LIII (prima parte)

«Sei gelato ma tutto sommato stai bene, per aver appena affrontato un mago.» Osservo con attenzione il giovane smilzo, mentre gli lascio andare il collo e il viso. Dai suoi tremori e gemiti di dolore non riesco a cogliere nessun sollievo per quella notizia. Beh, posso capirlo.
L’Ospitaliere sembra essersi un po’ tranquillizzata, ma si muove a malapena e non sta neanche provando a rialzarsi. Davelli non si è allontanato da Folco e continua con impegno a cercare di far dimenticare la sua esistenza.
E in tutto questo il Velato ha a malapena il fiatone.
«Coglioni» sbotta. «Combattere contro di me. Tradirmi. Ora dovrò anche rimpiazzare Os.» Solleva una mano, e il corpo scomposto e spezzato del non-morto viene avvolto da livide fiamme azzurre. «Forse userò te, dilettante» continua, rivolto al ragazzo accanto a me. «Dopo averti fatto a pezzi per scoprire come hai realizzato certi trucchi. Ma a suo tempo…»
«Buona idea.» Zampa de Gal entra nel giardino, seguito a rispettosa distanza da Anna e dall’uomo calvo che prima ho preso a pugni. La sua voce è gelida quanto la sua espressione. «I nostri sono già all’Ardente, mago, e tu sei ancora qui a giocare?» Continua a leggere

Fabula XLIX (seconda parte)

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Non resto a guardare mentre quel che rimane del lemure scompare. È come se, con la sua fine, un peso si fosse sollevato dalle mie spalle. Forse le cose stanno iniziando ad andare per il verso giusto.
«Oh…» La voce del Velato suona sorpresa e sconfortata, ma non lo sto più guardando. Ora posso finalmente concentrarmi su Folco.
Mentre mi trascino accanto a lui posso sentire sotto le mie mani l’erba resa viscida dal suo sangue. Spero che non sia troppo tardi, se è già in shock… No, niente pessimismo. Mi devo concentrare.
Gli assesto un pizzico bello forte tra collo e spalla, tanto per essere certo che non sia ancora cosciente, chissà come. Continua a leggere