Fabula XII (prima parte)

«Agostino, cosa è successo in quell’appartamento?»
Non avrei dovuto restituire la coperta a Linus, avrei potuto usarla per ripararmi la testa dalla pioggia che mi sta facendo attaccare la camicia alla pelle. Le suole consumate delle mie scarpe scivolano sull’asfalto viscido, ma non rallento.
«Ce lo volete dire che avete visto?»
Davanti a me la notte artificiale sfuma in quella reale, che cala rapida al di là delle transenne e del cordone della polizia. Gli agenti hanno impugnato gli sfollagente appena hanno notato l’avvicinarsi della luce delle torce di Linus e Spina.
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Fabula XI (seconda parte)

(continua da qui)

Attraversiamo una piazza vuota sotto una pioggia gelida, sottile, che rende scivolosa la pavimentazione e mi si insinua tra i capelli, scorrendomi lungo il collo fino a scivolare nell’impermeabile. Qualche passo davanti a me Vittoria, col suo soprabito scuro, la valigetta nera, i capelli biondi nascosti sotto un cappello a tesa larga, sembra fondersi con le ombre della sera che si avvicina rapida.
Superiamo una fontana in cui non scorre più acqua, sovrastata dai resti di un mezzobusto barbuto a cui manca la metà superiore della testa, e sfuggiamo alla pioggia infilandoci sotto un arco da cui pende una lanterna. La sua luce giallastra rivela la forma stilizzata di una rosa a cinque petali, incisa su una parete proprio sopra una lucidissima targa dorata che recita Dipartimento Informazione – Ufficio Monitoraggio Propaganda e StampaContinua a leggere

Fabula XI (prima parte)

La foto che ho rubato è colma di magia. O meglio, lo è quello che ritrae.
Il cerchio di contenimento che avrebbe dovuto intrappolare il gigante era composto da due circoli concentrici tracciati in rosso, separati da un’intricata, spessa banda di sigilli e piccole lettere nere. Geometricamente perfetto, tranne nei punti in cui è interrotto da profonde crepe, là dove il pavimento ha ceduto sotto il peso della creatura.
A prima vista mi era sembrato un lavoro preciso e professionale, certo, ma non fuori dal comune. Quando però, in cerca di indizi, ho messo la foto sotto una lente di ingrandimento, mi sono dovuto ricredere. Continua a leggere

Fabula X (seconda parte)

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La sua voce fa fatica a raggiungermi. Il maglione gli pende vuoto sul corpo scheletrico, la pelle del volto è una sottile, pallida pellicola tesa sulle ossa del cranio, i denti emergono lunghi e giallastri da gengive che si sono ritirate fin quasi a sparire. Tra i suoi capelli noto un paio di nuove ciocche grige. Di tutti i suoi colori, solo il nero degli occhi non è sbiadito. «Come va?» Continua a leggere

Fabula X (prima parte)

Le Sorelle mi guardano senza parlare.
Fingono di fare altro, ovviamente. Brigitta sta riordinando la dispensa, e geme tutte le volte, piuttosto frequenti, che deve interrompersi per aggiungere una voce all’elenco delle cose che dovremmo ricomprare, se potessimo permettercele. Genny, seduto in un angolo, sta finendo di cucire l’ennesimo sacchetto verde per i talismani portafortuna. Amalia, di schiena alla finestra aperta, fuma uno dei nostri mix di erbe rilassanti, che riempie la stanza del profumo della melissa.
Ma, quando pensano che non me ne accorga, il loro sguardo torna su di me. Sono grata alla loro ostentata indifferenza, ma sento la curiosità, o forse la preoccupazione, che pesa nelle loro occhiate furtive, la domanda che, dopo aver visto con che faccia sono tornata dal Santuario, non hanno ancora trovato il coraggio di farmi.
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