Fabula VII

Sono le otto del mattino, e al Rione Capro è notte.
Non una notte molto grande, più o meno delle dimensioni di un isolato, ma è comunque impossibile non notarla. Inizia, un paio di metri dietro le transenne che pretendono di contenerla, come un offuscamento della vista, un improvviso affievolirsi della luce, per poi diventare più simile a una vasta zona d’ombra causata da un qualche invisibile ostacolo frapposto contro il cielo. Solo che a quell’ostacolo sembra non esserci fine, e al di là della penombra il buio non fa che diventare più fitto.
Alle finestre dei condomìni immersi nella piccola notte brillano le luci delle candele, o delle sparute lampadine elettriche dei fortunati riusciti ad accenderle. Agli abitanti è stato vietato di lasciare gli edifici. Sono in quarantena per maledizione.
A sorvegliare il cordone sanitario, per accertarsi che il divieto venga rispettato, ci sono gli agenti della polizia municipale, tenuti d’occhio a distanza da una delle nuove squadre speciali antisommossa, tizi in divisa nera con pentacoli tatuati sulla fronte, grosse asce e scudi decorati con simboli di protezione. Un paio porta addirittura una pistola alla cintura.
Accanto a loro sono parcheggiati tre furgoni grigi, davanti ai quali un gruppo di tecnici e analisti dell’EXO è impegnato a consultare libri, lanciare rune in un largo bacile posato per terra e agitare pendolini e bacchette da rabdomante su mappe e tavolette disposte su un tavolino pieghevole.
Ancora più in là delle giovani donne armate di giavellotti e mazze di legno, in completi mimetici modificati e personalizzati, coi volti dipinti di verde e rosso e i capelli intrecciati con rami, foglie e fiori, fanno da scorta a un alto satiro dalle corna imponenti, da cui pendono campanelli e nastri purpurei.
E poi ci siamo noi, gli operatori spiritici municipali. Male assortiti e rumorosi come una classe in gita scolastica.
«Le Alseidi collaborano anche col santuario, adesso?» sbotta Spina, senza curarsi di non farsi sentire dalle guerriere a pochi metri di distanza. «Prendiamo proprio tutti…»
«Saranno ordini del Tribuno. Ora le ragazze sono dalla parte giusta, quindi vedi di stare zitto prima che decidano di romperti il culo.» Il Merlo ha aggiunto al suo solito abbigliamento un cappello a tesa larga e un robusto, nodoso bastone da passeggio con l’impugnatura a forma di testa di drago. Non sembra ne abbia davvero bisogno, ci si appoggia a malapena.
«C’è già tutto il meglio della città, qui.» Quando parla, sembra sempre che Linus si stia lamentando. Più alto di me, capelli radi pettinati svogliatamente e barba di tre giorni, oggi si è dato un tono indossando una giacca di jeans su una t-shirt con su scritto Insert something stupid. Lo zaino rosa e viola che porta sulle spalle sembra particolarmente fuori posto. «A cosa serviamo noi?»
«Non proprio ‘tutto’ il meglio.» Combatto con la tentazione di allentare il nodo della cravatta nera che pare debba soffocarmi da un momento all’altro. Oggi vorrei farlo durare almeno dieci minuti. «Non ci sono operativi dell’EXO, e neanche dell’Ufficio del Tribuno.»
«È ancora troppo presto per farli intervenire, non sappiamo quasi nulla. L’unica cosa certa è che la maledizione si è espansa rapidamente, e potrebbe continuare a farlo.» DaVinci è una trentenne dai capelli castani cortissimi, occhi che sembrano sfere di bronzo fuso, mani ferme e delicate che allineano con sicurezza sull’asfalto i contenitori di vetro che sta estraendo dal trolley che si è portata dietro. Le sostanze sigillate in bottiglie e barattoli, in un assortimento impossibile di colori che coesistono distinti occupando lo stesso spazio nello stesso momento, si agitano cambiando caoticamente stato, combattendo contro le pareti che le intrappolano. Un gas gialloindaco particolarmente attivo, in un vasetto finito più vicino ai miei piedi di quanto mi sembri salutare, si è parzialmente trasformato in una ribollente massa gelatinosa che striscia piano lungo il vetro. Nel decanter a fianco una sfera nerargentea, liscia e lucida, ha sviluppato lunghi aculei che picchiettano cautamente contro il sigillo ermetico che funge da tappo, provocando a ogni tocco una pioggia di scintille verdastre. «Potremmo essere di fronte a un’epidemia.»
«È una maledizione o un’influenza?» ridacchia Spina.
«Forse una tonsillite. Non possiamo ancora dire se questa maledizione si comporti più come un virus o come un batterio» replica DaVinci con assoluta serietà.
«Puzza di gomma bruciata.» Ucci si è seduta sul marciapiede, e fissa il cielo come se cercasse qualcosa tra le nuvole. «Una montagna di gomma bruciata.»
«È solo un incantesimo andato fuori controllo, non capisco tutta questa agitazione» insiste Spina.
«O magari è un atto premeditato. Ma la questione è che si è espanso.» Il Merlo accompagna le parole battendo per terra il bastone. «Per questo sono tutti agitati. Non ha creato un coniglio a tre teste. Non ha provocato una nevicata di denti e unghie, o fatto spuntare un tentacolo dall’ombelico di un pensionato. In due giorni si è mangiato un isolato. Nella nostra zona, cazzo! E noi non l’abbiamo neanche notato.»
«Non ci avranno mica convocato qui per punirci?» chiedo. Lo sguardo sfuggente del Merlo assomiglia a una conferma. «Non abbiamo un veggente in squadra, non avremmo mai potuto accorgercene prima che fosse troppo tardi! Non possono dare la colpa a noi!»
«Beh, c’è anche il fatto che esiste una possibilità, per quanto estremamente remota» e il capo calca sulle ultime due parole, «che l’origine di questo fenomeno sia una regolare sanzione magica elevata per una violazione delle norme municipali.»
«…una multa? Una delle nostre? Wow!» Linus si sfila lo zaino dalle spalle. «Siamo davvero nella merda.»
Spina scoppia a ridere. «Non ci posso credere, tutto questo casino perché uno stronzo ha preso una contravvenzione! Che ha fatto, pisciato per strada?»
«Non c’è nulla da ridere!» Il Merlo batte di nuovo il bastone sull’asfalto, e questa volta il rumore che provoca è uno scoppio assordante che zittisce tutti. «Le maledizioni per la deprivazione luminosa sono una consolidata pratica standard. Il fatto che, quando è iniziata l’anomalia, ce ne fosse una attiva in questo caseggiato è stata con ogni probabilità una coincidenza.»
«Ma non possiamo esserne certi.» Quando lavoravo al call center mi è capitato di parlare con clienti che erano stati vittime di sanzioni magiche per essere rimasti indietro coi pagamenti . Piccoli incantesimi fastidiosi, che spostano oggetti per casa, danno al cibo un sapore sgradevole o intorpidiscono la lingua rendendo difficile parlare. Sono di breve durata, ma di solito sufficienti a terrorizzare chi non è pratico di magia. Intrappolare qualcuno nel buio, però…
«E dobbiamo diventarlo. Il Municipio ci ha chiesto di verificare se ci siano nostre responsabilità, prima che lo faccia qualcun altro.»
«Mi sembra complicato» osservo. «Non abbiamo mezzi di analisi migliori di quelli dell’EXO, e…» E poi mi accorgo del ghigno sul volto del Merlo. Merda.
«Per questo andrete a controllare sul posto. Preparatevi, dovete entrare.»
C’è un secondo di incredulo silenzio, prima che esplodano le grida di protesta. Spina e Linus urlano interrompendosi a vicenda, e persino Ucci si lascia sfuggire un verso a metà tra un profondo ruggito e un lamento sconsolato.
Io resto in silenzio. Ovviamente doveva succedere proprio ora. Non tra tra una settimana o due, quando opporsi avrebbe avuto un senso. No, adesso. Posso già immaginare quale sarà la replica del capo.
«Naturalmente» ricomincia lui, dopo aver ristabilito l’ordine con un altro fragoroso colpo di bastone «non posso obbligarvi a farlo. Siete liberi di rifiutare. Non mi metterò certo a ricattarvi con qualche velato riferimento al termine del vostro periodo di prova, la prossima settimana, e al fatto che le valutazioni per l’assunzione dovrò farle io…»
Come volevasi dimostrare. Sospiro, rassegnato, mentre osservo lo smarrimento sul volto dei miei colleghi. A parte DaVinci, che continua ad armeggiare serena coi suoi campioni, questa squadra è composta da operatori spiritici in prova, reclutati dopo la fuga del personale seguita all’incendio del Municipio.
E il Merlo non è uno che bluffa. Nel suo sorrisetto soddisfatto riesco a percepire la voglia di sbatterci fuori, magari usandoci poi come capro espiatorio, casomai questa storia dell’incantesimo finisse per rischiare di coinvolgerlo.
«Se la zona è in quarantena come faremo a uscirne, dopo aver finito?» chiedo, cercando di stabilire esattamente quanto siamo fregati.
«Siamo autorizzati dal Municipio a sperimentare certe… metodologie protettive. Al termine dell’operazione, chi non presenterà segni di contaminazione potrà superare il cordone senza problemi.»
«Altrimenti?» La domanda di Linus suona terribilmente superflua.
«Non avete nulla di cui preoccuparvi» interviene DaVinci. «Ho lavorato ad alcuni preparati semiorganici…»
«…che non userebbe nessuna agenzia rispettabile» conclude Linus.
«O sana di mente» aggiunge Spina.
«Fortuna che noi non siamo nessuna delle due cose, eh?» Nessuno sembra apprezzare il tentativo di umorismo della donna.
Ucci si alza in piedi, con un sospiro. «Se facciamo questa cosa siamo dentro, giusto?» Si avvicina al Merlo, e accanto alla sua sovrastante figura il capo sembra rattrappirsi. «Assunti come si deve. Operatori veri.»
Il vecchio annuisce. «Certo, certo. Non potrò non tenere conto del vostro contibuto.»
La cambiata si volta verso noi altri, si stringe nelle spalle. «Beh, che si fa?»
Non ci sarebbe neanche bisogni di pensarci. Dovrei ridere in faccia al Merlo, dirgli dove può infilarsi le sue ridicole richieste e andarmene, a costo di essere licenziato e dover rinunciare alla carriera da operatore spiritico. Non sarebbe una gran perdita per nessuno, non sono certo un talento. E ci sarà un lavoro, in questa città, che non mi richieda di suicidarmi. Tanta gente ha una vita serena, lontana da maledizioni, spettri assassini, maghi fuori di testa.
Un’esistenza tranquilla… sicura… comune…
«Dì un po’, DaVinci, com’è che funzionano queste protezioni?»

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