Fabula I (terza parte)

(continua da qui)

È una strana sensazione, essere spaventata mentre sono fuori dal mio corpo. Normalmente a questo punto la paura mi avrebbe paralizzata. Posso immaginarmi immobile nel buio, col cuore che batte sempre più in fretta, la pelle percorsa da brividi, le braccia strette contro il corpo, il respiro strozzato, la mandibola pietrificata che rifiuta di aprirsi anche solo per gridare. L’istinto mi ordina di sgranare gli occhi cercando di cogliere qualcosa nelle tenebre, di tendere le orecchie per captare il più flebile suono, e non serve a placarlo il fatto che razionalmente sappia di non essere in grado di farlo.
«Smettila» sbotta il daimon. «Così mi confondi!»
Facile parlare, per lei! Non è intrappolata in un corpo estraneo proprio nel momento in cui la parte meno controllabile della coscienza avrebbe bisogno di somatizzare questa… «Mi stai prendendo in giro? Io passo la maggior parte del tempo incastrata nella tua testa!» mi interrompe, irritata. «Ora possiamo concentrarci su chi è qui con noi?» Pronuncia le ultime parole a voce alta, come un invito o una sfida. Ma non riceve nessuna risposta. «Va bene, mi hai sorpresa e anche un po’ spaventata» continua, meno aspra. «Davvero bravo. Scommetto che in astrale sai fare anche di meglio. Adesso però mi lasceresti andare? Quattro piani più sotto c’è un probabile telepate con cui potresti divertirti un sacco, e dare anche spettacolo al pubblico. Chi ti ha messo qui ne sarà felice!»
La pelle di Lidia è sfiorata da qualcosa. Un alito di vento? Qualcuno che le è passato accanto molto velocemente?
Ti sei persa?
Le parole strisciano fuori dal buio senza che io riesca a capire da quale direzione provengano. Anche il daimon sembra confuso, dal modo in cui gira su se stesso. «Persa?»
Non dovresti essere qui, bambina.
Non è una vera e propria voce, quella che parla. A volte, durante la notte, mi sveglio di soprassalto, convinta di aver sentito un rumore, e rimango ad ascoltare il silenzio per interi minuti, col dubbio crescente di averlo invece soltanto sognato. Adesso ho la stessa sensazione. Ho udito quelle parole, ma hanno già assunto una qualità irreale, onirica. Se fossi da sola starei sospettando di averle immaginate.
Ma non lo sono. «Bambina? Mi sa che con questo buio non riesci a vedermi bene» replica Lidia con una risata. L’ha sentita anche lei. Quando tutto questo sarà finito ripenserò con sollievo al fatto che forse non sto impazzendo. «Facciamo entrare un po’ di luce? Così ti racconto quanto sono vecchia davvero!»
Oh, piccola. Tiene conto del tempo.
Il daimon si volta di scatto. Ha sentito qualcosa alle nostre… alle sue spalle? No, ci sono solo altri passi distanti, ancora la voce.
Io me ne sono liberato. La cosa migliore che mi sia mai successa.
«Prima o poi dovrai parlarmene. Dimmi come ti chiami, così posso tornare a cercarti in un momento migliore.» Brava, Lidia. Un nome potrebbe farci capire con quale creatura abbiamo a che fare, magari darci un mezzo per combattere e liberarci.
Nessuno mi chiama. Nessuno mi cerca. Ma io arrivo comunque.
Le ultime parole sono accompagnate dallo stridio di cardini arrugginiti e uno scricchiolio di legno vecchio. Uno sportello, una botola, la porta? Che si apre o che si chiude?
E prendo quello che devo.
Il buio si muove, si stringe intorno a Lidia. Non so come sia possibile, ma riesco a sentirlo. È come se la stesse avvolgendo una coperta… no, più come se strati su strati di un tessuto sottile ma resistente le si stessero posando addosso uno dopo l’altro, impastoiandola, intrappolandola, soffocandola. Il daimon cerca di strappare via ciò che la imprigiona, ma la sento annaspare come se le sue mani non riuscissero ad afferrare nulla.
Non è normale. Le trappole delle gare non si comportano così.
«No, aspetta!» sussurra Lidia, ma non ho tempo per ascoltarla. Questa non è solo una distrazione o un piccolo contrattempo. È tutto sbagliato.
«Non cedere al panico. Pensa a vincere.»
Fanculo la vittoria. Dobbiamo andare via, prima che sia troppo tardi. Dobbiamo…
Prendo.
I veli di buio si serrano attorno a Lidia, tanto stretti da tagliarle la pelle. Le fanno così male che un’eco del suo dolore arriva fino a me. C’è uno strattone improvviso e brutale, le tenebre si aprono per ingoiarci. Prova a opporsi, puntando a terra i piedi e trascinandosi indietro. Vengo investita dai suoi pensieri frenetici mentre cerca di capire cosa sta affrontando, di trovare un frammento di ricordo o conoscenza che possa aiutarci. Tutto inutile.
La mia testa invece è soffocata dalle mie urla inespresse. Devo portarci via da qui, lo so. Ma è come se anche io fossi intrappolata dall’oscurità e dalla paura. Non riesco a raggiungere il mio corpo, a trasmettergli il semplice comando che ci farebbe tornare indietro. In questo momento è così lontano da sembrare perduto, e la distanza che ci separa aumenta a ogni centimetro di terreno che Lidia perde.
Vieni. Smettila di resistere. Lasciati salvare.
La voce è vicinissima, ora. Sembra quasi reale. Anche se non posso vederle so che ci sono mani che si tendono verso il daimon, che stanno per afferrargli le spalle e i polsi e trascinarlo via, nel ventre di queste tenebre. E me con lui.
Non temere, non… Un’esitazione. La voce si incrina, stride. La presa del buio si allenta, con un ringhio rabbioso Lidia riesce ad arretrare di qualche passo. No! Tu non sei… Balbettii che la mia coscienza dimentica subito, mentre il terrore si fa sopportabile e riacquisto una parvenza di controllo. Il mio corpo è ancora in un luogo remoto, ma ora riesco a sentirlo. Devo tendermi verso di lui, volerlo, volerlo tantissimo. Vi prego Dei, aiutatemi. Non lasciatemi qui. Non lasciatemi…
«…qui, non lasciatemi…» La mia voce. Riesco a sentire la mia voce! Ci vogliono alcuni secondi perché i miei occhi si riabituino alla luce, durante i quali mi contorco sulla poltrona per scoprire se riesco a muovere gambe e braccia, se sono davvero tornata in me.
«Va tutto bene?»
Sollevo lo sguardo, e il mio sorriso di sollievo si congela e scompare. L’annunciatore è chino su di me, e nella metà umana del suo volto si mescolano fastidio e preoccupazione. Annuisco in fretta, mentre cerco di rimettermi a sedere composta.
Sto tremando, e gli spettatori non possono non essersene accorti. So che mi stanno fissando, pieni di curiosità, dubbio, derisione. Ma in questo momento non riesco proprio a curarmene.
Una puntura di acuto disappunto segue questo pensiero. Anche Lidia si è già ripresa. Accarezzo lo specchio di ossidiana alla ricerca di crepe o scalfitture, ma la sua superficie è liscia e perfetta come sempre. Il daimon è illeso, per fortuna.
Dalla sala si alza un brusio. Stanno parlando di me, del mio strano comportamento. Niniane non dovrebbe sembrare una debole, non dovrebbe spaventarsi per qualche intoppo durante una sfida. Lei al mio posto resterebbe impassibile, concentrata sul suo obiettivo, indifferente al pericolo.
Mi sa che ho scelto una parte troppo difficile
Ma non sono ancora fuori gioco. Se non posso più fare buona impressione al pubblico, non mi resta che vincere. Non ho nessuna intenzione di rimandare Lidia lassù, ovviamente, ma sono in vantaggio e mi manca solo un piano da esaminare. Posso trovare l’oggetto mancante anche con la divinazione tradizionale. Mi basta calmarmi abbastanza da riuscire a concentrarmi di nuovo sullo specchio, e poi…
«Secondo piano, stanza cinque, casco da muratore giallo.» Devo fare uno sforzo per non saltare dalla sedia. Araneus è nella stessa posizione in cui l’ho visto l’ultima volta, ma ora ha gli occhi chiusi, e il ragno gli cammina su una gamba.
L’annunciatore lancia un ruggito di approvazione, buona parte del pubblico applaude. Quelli che hanno scommesso su di lui e stavano iniziando a preoccuparsi del suo silenzio, immagino.
Beh, non è grave. Prima o poi doveva individuarne almeno uno. Vincerò prima che…
«Terzo piano, stanza nove, modellino di fuoristrada bianco» continua, rinfocolando l’entusiasmo dei suoi sostenitori, che stava appena iniziando a scemare. La preoccupazione di Lidia si fonde alla mia. «Quarto piano.» La strega apre gli occhi e si volta verso di me, con un fare bonario che mi fa venire voglia di prenderlo a schiaffi. «Stanza undici.» Affondo le dita nei braccioli della poltrona, sento la stoffa scadente lacerarsi sotto le mie unghie. «Peluche a forma di topo.»
«E sono tre!» La voce del cambiato è così fragorosa da far tremare la mia sedia. La sala esplode di grida e fischi, ma l’annunciatore non ha bisogno di sforzarsi per continuare a farsi sentire. «Araneus potrebbe aver individuato tutti gli oggetti nella sua ala dell’edificio. I notai hanno preso nota delle risposte e ora porteranno qui la busta per la verifica.»
Dal fondo della sala le Sorelle mi urlano incoraggiamenti. Faccio finta di non sentirle, torno a fissare il vuoto. Non ho bisogno di recitare, stavolta, voglio davvero evitare di incrociare i loro sguardi. Ero in vantaggio. Ero a un passo dalla vittoria contro una strega della Tenebrosa. E adesso, a meno di un miracolo…
La rabbia del daimon si sovrappone alla mia delusione. Posso già immaginare cosa mi dirà.

«Non posso credere che abbiamo perso!» Lidia mi strappa via la parrucca, più che sfilarmela.
«Ehi, fai piano!» mi lamento. Il riflesso del mio volto nello specchio dello spogliatoio improvvisato sta iniziando a tornare di un colore normale, ma gli enormi cerchi neri intorno agli occhi non vogliono saperne di sparire. Finora sono riuscita solo a sbiadirli un po’, ad allargarli molto, e a consumare tre quarti dello struccante casalingo di Sorella Viola. «Va bene, abbiamo perso, ma non è stata colpa nostra.»
«Infatti, non nostra. Tua! Ti sei fatta spaventare da quello stupido guardiano e da un po’ di oscurità, e hai rovinato tutto.»
«Quello non era un guardiano.» Credo. Tutta l’esperienza nella stanza buia è già diventata un ricordo confuso. L’ho ancora in mente, a grandi linee, ma i dettagli sono sfocati e forse irreali. Solo di una cosa sono certa. «Dev’esserci stato un errore nella purificazione dell’edificio, o siamo finite nel posto sbagliato al momento sbagliato, non lo so. Ma eravamo in pericolo, e tornare indietro ci ha salvate.»
«E ha rovinato tutto il resto» sbuffa, imbronciata. Per l’ennesima volta studia il contenuto della bustina di plastica consegnatami dall’impresario mentre stavo tornando qui a cambiarmi. Una manciata di monete di vari santuari e qualche banconota municipale. La magra borsa del perdente. «Questi non bastano.»
«Lo so. Ma continuare a fissarli non li farà aumentare.»
«Hai visto quanta gente ha esultato quando abbiamo perso? Quasi nessuno ha scommesso su di noi. E tu sei pure uscita dal personaggio nel momento più delicato.»
«Eravamo appena scappate da… da qualunque cosa ci fosse al quarto piano.»
«Una trappola, Liana. Era solo una trappola.» Sospira. «Beh, immagino che, per una che ha fatto scena muta a una prima, aver mantenuto un minimo di contegno oggi sia già stato un grande risultato.»
«Ero molto nervosa per il debutto e ho saltato solo un paio di battute, non è stata una tragedia!» ribatto. «E non hai il permesso di frugare tra i miei ricordi imbarazzanti.»
«Non cambiare discorso. Ora cosa facciamo?»
«Non lo so. Potremmo protestare coi responsabili della gara, raccontare quello che ci è successo…»
«Se lo hanno organizzato loro ci rideranno dietro, e se non lo hanno fatto penseranno che mentiamo.»
«Beh, non so che altro fare!» scoppio, esasperata. «Ci consulteremo con le Sorelle e qualcosa troveremo» continuo, con voce più controllata. Mi piacerebbe crederci davvero.
Colpi contro la porta. «Signorina?» La voce dell’impresario.
«Mi dica.» È venuto a farmi fretta? Non sono andata bene, ma non posso aver fatto così pena da essere cacciata senza neanche potermi cambiare!
«Ci sono delle persone che vorrebbero vedere Niniane.»
«Oh, sì, io…» Sono spiazzata. Non mi aspettavo che qualcuno potesse venirmi a cercare, dopo quel disastro. «Dei, non saranno mica i sacerdoti della Tenebrosa infuriati perché una strega ha sfidato uno dei loro?» mormoro a Lidia. Ma lei mi è già addosso, e mi sta infilando di nuovo la parrucca in testa. «Ma che fai?»
«Vogliono Niniane, non te. È qualcuno del pubblico.» Mentre parla si mette alle mie spalle e mi spinge verso la porta. «Forse sei piaciuta, dopotutto. Ricordati, non sorridere, sembra misteriosa e falli sbavare!»
Non ho tempo per ribattere a quei consigli, perché urla «Avanti» e poi corre a rintanarsi in un angolo, a ostentare disinteresse. Riesco a malapena ad abbozzare un’espressione distaccata e assumere una posa eretta e rigida, prima che l’uomo-ranocchia entri nella stanza.
Sembra soddisfatto, o forse sollevato, dal vedermi ancora in costume. «Mi spiace disturbare subito dopo la sfida» inizia, sforzandosi di dare un tono cortese al suo ruvido gracidio «ma hanno insistito così tanto…»
«Per forza.» Due facce minute e affilate, sovrastate da ciuffi disordinati di capelli biondi tendenti all’arancione, sbucano da dietro le gambe dell’impresario. Sono i ragazzini che ho visto prima in sala, seduti in prima fila. «Non sappiamo per quanto resteremo qui, e in questa forma.» Le loro voci sono molto simili, e si rubano la parola per completare l’uno le frasi dell’altro. «E dobbiamo proprio parlarti, incantatrice Niniane.»
Cerco di nascondere la sorpresa. Se riuscissi a restare in personaggio almeno ora forse potrei ottenere un’altra chance di gareggiare. «Parlate, dunque» mormoro. Mi sono esercitata per due settimane a suonare eterea e inquietante, e il risultato mi sembra abbastanza soddisfacente.
«Abbiamo una cosa da chiederti.» I due superano l’uomo-ranocchia. Indossano degli elaborati costumi rossi e bianchi, da comparse di un dramma shakespeariano, e i loro occhi sono luminosissimi, e dello stesso colore dei capelli. Quando sorridono le labbra sottili scoprono piccoli denti perfetti e appuntiti. «Ci verresti con noi al santuario dell’Ardente?»

Annunci

Un pensiero su “Fabula I (terza parte)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...