Fabula I (prima parte)

L’impresario è un ometto brizzolato, con una faccia tonda in cima a un corpo magrissimo. Il suo completo grigio è rattoppato qua e là, e le sue mani non stanno ferme un secondo. A parte quella piccola, palmata e rosa pallido in cui termina il suo terzo braccio, che gli spunta dal petto e pende inerte attraverso la camicia aperta sotto la giacca.
Occhi sporgenti, gialli e acquosi mi fissano inespressivi attraverso le spesse lenti dei suoi occhiali. «Stiamo per cominciare» mi dice. La sua voce è un gracidio sgradevole, e il suo alito puzza di alcool e carne marcia.
Annuisco. Anche attraverso la porta chiusa posso sentire il vociare sempre più eccitato proveniente dalla sala. «Solo un minuto, per prepararmi.»
«Sbrigati.»
Aspetto che lasci il camerino prima di tirare fuori la parrucca dalla borsa.
«Che razza di cambiato è, quello lì?» Lidia mi arriva alle spalle senza preavviso, mi spinge sullo sgabello davanti al frammento di specchio appeso al muro e mi sfila la parrucca dalle mani. «Faccio io, tu combineresti un disastro.»
«Grazie della fiducia» sbuffo, lasciandola fare. «E non è un cambiato. Credo sia stato maledetto.»
«Dei, con che cattivo gusto si riduce così qualcuno?» Osservo il riflesso delle sue dita, che si muovono precise e veloci mentre sistemano la capigliatura posticcia in modo da coprire completamente i miei corti ricci, e la fissano al suo posto.
«Probabilmente il punto era proprio dargli un aspetto poco piacevole… Ehi, fai piano, vuoi infilarmeli nel cranio quei ferretti?»
«Hai usato il tuo tono saccente, te la sei cercata» replica lei, senza scomporsi. «E no, non mi fido di te, se si tratta di aspetto e presentazione.»
Sospiro. «E se si tratta di vincere?»
«Ti sembra questo il momento di fartela sotto? Sei brava e sei con me, non importa che fenomeno da baraccone ti metteranno contro. Piuttosto fammi controllare il trucco…»
Qualcuno tira tre forti pugni alla porta. «Non c’è tempo. E comunque penso sia a posto.» Mi lancio una rapida occhiata nello specchio mentre mi alzo in piedi. Le lunghe ciocche nere della parrucca ricadono intorno al volto reso ancora più pallido del solito dal fondotinta, e aiutano a nascondere la fronte troppo alta, il mento e gli zigomi troppo pronunciati. Il verde pallido dei miei occhi sembra slavato e insignificante, perso com’è negli spessi cerchi neri che Lidia ha realizzato seguendo il contorno delle orbite. Lo stesso nero del rossetto sulle mie labbra e del vistoso tatuaggio raffigurante la triplice luna che corre lungo la base del mio collo, lasciato scoperto dalla scollatura del ridicolo vestito di veli viola e blu notte che mi hanno fatto indossare. «Sembro un panda. Un fottuto panda di Samhain.»
«Sei meravigliosa, tutti vorranno saltarti addosso.»
«Dovrei esserne felice? E poi così finisco per rinforzare stereotipi sbagliati e dannosi sulle streghe, non dovrei…»
«Non ricominciare a parlare complicato. E ricorda che in un giro come questo conta che la gente ti noti e si ricordi di te, più di quanto conti vincere o perdere.» Sorride, un sorriso bianco e perfetto in un delicato viso olivastro circondato da boccoli scuri. «Beh, di solito. Quando non hai bisogno di soldi disperatamente quanto noi.»
«Grazie, mi farà comodo un po’ di pressione in più.» Sollevo la mano sinistra, quella sul cui dorso un lucido, pesante disco di ossidiana affiora attraverso la mia pelle. «Torna dentro, stupido daimon.»
«Possano gli Dei assisterci, Liana.» Lidia scompare, e un attimo dopo avverto la sua presenza familiare insinuarsi tra i miei pensieri. Mi godo l’istante di sollievo. Materializzarla richiede uno sforzo fisico continuo. Anche un esercizio poco impegnativo diventa estenuante, se è ripetuto troppo a lungo.
Altri colpi contro la porta. Afferro il mazzo di fiori secchi poggiato sopra i miei abiti normali, sul tavolino in un angolo, e mi precipito fuori.
«Ci siamo.» L’impresario mi valuta con un’occhiata, mentre mi fa strada attraverso un breve corridoio, ma non dice nulla. Mi fa cenno di fermarmi davanti a un ingresso.
«…quattro piani, due ali, una per ognuno degli sfidanti, stesso numero di stanze vuote.» La voce profonda ed entusiasta di un qualche annunciatore si impone sul brusio della sala, così forte da far vibrare i muri. «Tre persone, sorteggiate a caso tra di voi, hanno nascosto un oggetto in ognuna delle due ali, scrivendo cosa e dove in fogli che sono stati sigillati misticamente in buste attualmente sorvegliate dai nostri notai. A vincere sarà il primo sfidante che, senza muoversi dalla sua postazione su questo palco e contando solo sulle sue abilità sovrannaturali, sarà in grado di dire quali sono e dove si trovano i tre oggetti nella sua ala dell’edificio…»
«Stai tremando. Calmati» gracida l’uomo accanto a me. «Non è mica la tua prima sfida tra veggenti.»
«È la quarta.» La prima nel circuito dei professionisti, però. Qui i tifosi e i curiosi sono molti di più. Tante scommesse, borse sostanziose. Concorrenti professionisti e allenati, organizzati in squadre da agenti che conoscono il loro lavoro, sponsorizzati da imprese o templi. Nulla a che vedere con le sfide tra dilettanti. Nulla a cui io sia preparata. «Chi è il mio avversario?»
L’annunciatore risponde al posto suo. «In rappresentanza del santuario della Tenebrosa, Araneus!»
Il disappunto e la rabbia di Lidia mi invadono. Sentimenti identici ai miei. «Sta scherzando? Mi avete messo contro un’altra strega! Una del tempio!»
«E allora? È un’accoppiata interessante, ai tifosi piacerà.»
«La mia congrega riceve le licenze e le autorizzazioni dalla Tenebrosa, non possiamo permetterci di far incazzare…»
«Contro di lui, per un’inedita ed eccezionale sfida tra streghe, al suo debutto come professionista, Niniane l’incantatrice!»
L’annuncio taglia corto le mie proteste. Dopo un’ultima occhiataccia all’impresario attraverso la porta, sforzandomi di entrare in parte. Comincio in modo semplice: testa bassa, sguardo fisso e vuoto, movimenti lenti e misurati. Mentre cammino lascio cadere i fiori secchi dietro di me, uno ogni due passi.
Qualcuno fischia al mio passaggio, altri gridano o applaudono, ma la maggior parte mi studia in silenzio. Sento i loro sguardi indugiare su di me. Di solito le scommesse sono già state tutte piazzate, a questo punto, ma io sono una novellina. Non mi conoscono, e devono decidere se puntare su di me solo basandosi sull’impressione che gli farò nel poco tempo che manca all’inizio della sfida. E se non li spingo a rischiare abbastanza soldi non importa che vinca o perda, non avrò una seconda chance.
Devo giocare bene le mie carte. Sembrare mistica, misteriosa, potente. Dimenticare Liana e diventare Niniane.
Sollevo la testa. Araneus, il mio avversario, mi rivolge un cenno di saluto col capo. Ha l’aria di un prestigiatore, con la camicia nera aperta fino a metà petto, i capelli pettinati all’indietro, la barbetta caprina e i baffi sottili. Lungo il suo braccio destro passeggia un enorme ragno peloso, forse una tarantola. Dev’essere il suo famiglio.
L’annunciatore invece sarebbe alto più di due metri, se non stesse così curvo. La metà sinistra del suo volto è coperta da pelle spessa e grigiastra, così come la spalla e il braccio destro, enormi, sproporzionati e grottescamente gonfi di muscoli, che intravedo sotto il lungo cappotto con cui cerca invano di nasconderli. Un cambiato con tratti da troll.
I tifosi sono seduti su sedie di plastica e poltroncine disposte ordinatamente lungo tutta la stanza. Era una sala convegni, una volta, e oggi è stracolma. Uomini, donne, qualche cambiato, un gruppo di folletti senza bocca ma dalle enormi pance, che percuotono producendo rumore di tamburi. Lungo le pareti sono allineati gli allibratori, impegnati a raccogliere le scommesse di chi li chiama o si avvicina a loro. In ultima fila ci sono anche le mie Sorelle, e un paio di loro si stanno sbracciando in saluti entusiasti. Distolgo lo sguardo per non rischiare di mettermi a sorridere, mentre Lidia mi inonda di impaziente fastidio.
Mi concentro sulla prima fila, invece. Fisso un punto immaginario dietro le teste dei due ragazzini dall’aria volpina e vestiti di rosso e bianco che occupano i posti centrali, e che sospetto non siano umani. Il mio sguardo deve apparire vuoto, distante, intento a esplorare meraviglie e orrori invisibili. Lascio cadere l’ultimo fiore, e nel farlo sto attenta a tenere in bella vista la pietra incastonata nella mia mano. Sapere che ospito un daimon nel mio corpo dovrebbe perlomeno incuriosirli.
Il cambiato si schiarisce la gola per attirare la mia attenzione, e mi indica l’alta poltrona imbottita alle mie spalle. Araneus è già seduto sulla sua. Sono posizionate sotto due finestre: dobbiamo essere visibili il più possibile per tutto il tempo della gara, e la poca luce che la cupola di nubi lascia filtrare è sempre meglio di niente.
Prendo posto. Gli allibratori stanno ancora raccogliendo scommesse. Qualcuna deve essere su di me, per forza. Ho quote ottime, sarebbe strano se nessuno decidesse di rischiare. Almeno una sola anima coraggiosa…
Per distrarmi da quei pensieri sbircio Araneus. Sprofondato nella sua poltrona, con un sorrisetto sulle labbra e l’enorme ragno che si arrampica pigro lungo il suo collo, sembra maledettamente rilassato. A me invece l’ansia sta divorando lo stomaco a grandi morsi. Dei, spero di non sentirmi male durante la gara. Sarebbe ancora più imbarazzante di quella volta che sono caduta dal palco durante un provino…
«Siete pronti?» tuona il troll. Vengo pervasa da una calda sensazione di calma e determinazione. A quanto pare almeno Lidia lo è. Lei ama giocare.
Beh, anche Niniane. Sono lei, ora. Ed è il tipo che si esalta di fronte a una sfida.
Sollevo la mano davanti al mio volto, e nell’ovale di onice compare lo sfocato riflesso del mio viso. Deglutisco. Ok, facciamo per bene questa cosa.
«Cominciate!»

(continua qui)

Annunci

Un pensiero su “Fabula I (prima parte)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...