Fabula LIX (quarta parte)

(continua da qui)

La lama si solleva in un arco che mi sembra terribilmente lento. Il Velato alza lo sguardo dalle foto, si guarda attorno, sembra realizzare ciò che sta accadendo.
Ma non può più farci nulla. L’acciaio colpisce la più bassa delle corde. È la spada dell’Ospitaliere, per quanto la mano che la impugna possa essersi indebolita la taglierà con facilità, e…
La lama rimbalza con violenza, quasi sfugge dalla presa di Renzo, che barcolla all’indietro e finisce per cadere. La corda si limita a ondeggiare, intatta.
«No, non ci credo.» Sono protette. Incantate!
«Credici, ragazzo. È dal giorno dell’ultima battaglia che aspetto questo momento. Non potete inventarvi nulla che possa prendermi di sorpresa.» Il mago lancia le foto verso di me. «Ecco, ora non mi servono più. Mi sembrava che tu e l’Ospitaliere ci teneste.»
Mi atterrano davanti. Dovrei ignorarle, rimanere concentrato, pensare a un altro modo per fermare l’incantesimo. Ma non riesco a resistere alla tentazione di chinarmi a dare un’occhiata.
Sono due vecchie immagini ingiallite che devono essere state impresse sulla pellicola venti o trent’anni fa. Il mezzobusto di un bambino dal caschetto biondo, in tuta, orgoglioso per aver partecipato a chissà quale evento sportivo, che regge sotto il volto sorridente un attestato compilato a pennarello, in grandi lettere leggibili con poco sforzo. Un premio per il secondo posto in una gara scolastica di atletica, conferito a… «Oh, certo. L’ultimo ingrediente, quello necessario a dirigere l’incantesimo sul suo bersaglio. Il  vero nome del Templare.»
«Ah, l’Ospitaliere te ne ha parlato.» Paolo mi guarda a malapena, mentre parla. Non sono sicuro che si stia rivolgendo a me. «Non so come abbia fatto il Cronista a procurarsi quelle foto. I veri nomi erano un tabù persino per lui. Ma il Templare è sempre stato un’eccezione. Irraggiungibile, per potere, dedizione e carisma. Se uno qualunque di noi avesse perso il controllo o si fosse rivoltato contro gli altri, sapevamo che lui avrebbe potuto fermarlo. Ma se lo avesse fatto lui, per affrontarlo avremmo avuto bisogno di mezzi eccezionali, e il Cronista ha provveduto a trovarli. Peccato sia stato troppo ottimista sulla loro efficacia immediata.»
Il nome del Templare. Il nome del Tribuno. Forse l’informazione più potente e preziosa dell’intera città. E ora la conosco anche io. La responsabilità e il pericolo che questo comporta mi terrorizzerebbero, se non avessi problemi più urgenti e spaventosi di cui preoccuparmi, al momento. Il fucile che il Velato mi sta puntando alla testa, per esempio.
«Il Templare?»  Quel nome sembra aver attirato l’attenzione di Miriam. «Anche lui è ancora vivo?»
«Avanti, diglielo.» Il mago agita la canna del fucile davanti ai miei occhi. «Di’ a tutti per quale scopo si stanno sacrificando.»
«Non si stanno sacrificando, sei tu che vuoi…»
«Dillo!» Spinge la bocca dell’arma contro la mia fronte. «Spiega cos’hai cercato di impedirmi di fare. Racconta di quale tradimento siete complici tu e quello stronzo di Renzo.»
«Va bene, va bene.» Non voglio che prema quel grilletto. Non voglio che mi faccia esplodere la testa. Non voglio morire. «Il Templare…» Voglio allontanare quel momento il più possibile. Anche solo un altro secondo, un altro istante.
Ma ho giurato a Mila che avrei tenuto questo segreto per me. E dato che il Velato mi ucciderà comunque, perché cazzo dovrei dargli questa soddisfazione? «Spero davvero che ti rompa il culo.»
Chiudo gli occhi quando il mago fa un passo indietro, grugnendo di rabbia. Con un po’ di fortuna sarà una cosa rapida e non avrò tempo di sentire dolore. Sempre che non decida di utilizzarmi per creare chissà quale non-morto. Merda, non ci avevo pensato.
E Silva? Chissà quanto si tormenterà per aver perso anche me, dopo Salvo. Per avermi tirato dentro questa storia e aver lasciato da solo un altro operatore. E non dovrebbe, perché sono io che mi sono fatto prendere dall’entusiasmo del sentirmi utile, del poter essere un operatore spiritico vero, una volta tanto. Sono io che mi sono gettato nel pericolo con tanta incoscienza che non poteva che finire così, con una pallottola in fronte e neanche mezzo rimpianto.
«No!» Sobbalzo, terrorizzato, ma non c’è nessuno sparo. Il grido del Velato è un ruggito improvviso, un’esplosione di rabbia e sofferenza così inaspettata da lasciarmi spaesato. Tanto che mi ci vuole un po’ per accorgermi che la terra ha smesso di tremare. «Il revenant… il mio revenant…»
Mi decido ad aprire gli occhi. Il fucile è a terra, e il mago è piegato su se stesso, le mani serrate intorno alla testa, il volto arrossato contratto in una smorfia di dolore. Non so cosa stia succedendo, ma che importa? «Scappate, forza!» ordino, rivolgendomi a tutti i seguaci dei 47 ma guardando Miriam.
«Presto, via!» mi fa eco lei, saltando in piedi e iniziando a correre verso la sua compagna ancora priva di sensi.
Rumore di passi, richiami, grida di incoraggiamento, lascio che tutto si perda sullo sfondo, mentre raccolgo la pistola della donna e la allineo ai miei occhi, puntandola contro il Velato. L’arma è pesante, e rievoca brutti ricordi. Il mago sta digrignando i denti per soffocare i lamenti, trema quanto la mia mano. Posso farlo davvero? Posso sparare a un uomo, anche se stava per uccidermi?
Paolo solleva la testa, si accorge di me. La furia nel suo sguardo è agghiacciante. Contraggo il dito sul grilletto senza neanche pensarci, e in quel momento mi sento sollevare da terra. Sparo a vuoto, colpendo solo il pavimento, e un attimo dopo vengo sbattuto contro un muro. La pistola mi sfugge di mano, cado in avanti senza fiato e senza forze, un’inerme bambola di pezza.
«Cos’hanno fatto al mio revenant?» urla ancora il mago. Il tavolo viene scagliato verso l’alto, per poi schiantarsi a terra e andare in pezzi, insieme a tutto ciò che sosteneva. «Perché proprio ora?»
Il sapore del sangue mi riempie la bocca. Non riesco a vedere i seguaci dei 47. Sono riusciti a scappare?
Una scarica di energia violacea per un istante balena accanto al mago, annerendo il pavimento e il soffitto. Altre, più piccole, si rincorrono lungo i muri, saltando tra le corde e gli amuleti.
Un urlo femminile. Miriam e la sua compagna vengono scagliate attraverso la stanza, sbattono malamente a terra. Questa non ci voleva. Ma almeno sembra che gli altri abbiano fatto in tempo a uscire.
«Stai perdendo il controllo della magia, maledetto idiota!» Zampa de Gal si sta trascinando lungo il muro, in direzione della porta. Ha la gamba destra rigida, quasi immobile. «Che cazzo ti succede?»
«Tessalonica è stata distrutta. Il mio legame con lei è stato carbonizzato, e il potere che condividevamo…» Il Velato barcolla, ansima. «Ho perso la concentrazione, ma solo per un attimo. Posso recuperarla.»
«Interrompi l’incantesimo!» Una raffica di vento porta via le mie parole. Qui al chiuso? Da dove è arrivata? «Lascialo andare, disperdi l’energia. Non puoi più gestirla.»
«Certo che posso! Io sono il Velato!» Solleva le braccia verso l’alto. Il vento aumenta di intensità. Piccoli fulmini viola si abbattono sulle sue mani. «Ho aspettato troppo a lungo, non mi farò fermare proprio ora.» Le scariche di energia scorrono attraverso il suo corpo, si piegano verso terra, si estendono come una rete in ogni direzione.
«Hai perso un bel po’ dei tuoi sacrifici umani. Non c’è più nulla da fare!» insisto.
«Troverò il modo di compensare. A quanto pare la spada dell’Ospitaliere non ha più un portatore, forse riuscirò a strappare l’energia di alcuni degli spiriti che intrappola. Mi basta solo riprendere il controllo dell’incantesimo, soltanto quello.»
Mi guardo attorno alla ricerca della pistola. È finita a qualche metro da me, troppo vicina al mago per i miei gusti. E non credo neanche di essere in condizioni di correre. Però…
Faccio uno scatto, cercando di ignorare i dolori al petto, alla schiena, al collo. Non ho molto successo. Ogni passo è un’agonia, e quell’arma sembra fottutamente lontana, adesso che sto cercando di raggiungerla. Il Velato ha tutto il tempo di puntare un dito contro di me. Solo uno. Ma riesco a sentire il potere che emana da quel gesto, lo sforzo di volontà che serve a focalizzare e che assume una consistenza quasi materiale. D’istinto sollevo le braccia per proteggermi, sapendo che non servirà a nulla.
Il mago però si volta all’improvviso, sorprendendo Renzo un attimo prima che riesca a raggiungerlo alle spalle. Stavolta ha capito che io ero solo l’esca.
«Da non crederci. Riesci ancora a reggerti in piedi.» C’è un’ombra di ammirazione nelle parole di Paolo mentre scarta di lato per evitare un affondo e sfiora il petto del suo avversario. Un suono soltanto, lo schiocco di un osso che si spezza. Un fiotto di sangue schizza fuori dalla bocca di Renzo, lo scintillio metallico nei suoi occhi diventa opaco, e poi si spegne. Allenta la presa sulla spada, che gli scivola tra le dita. La punta della lama arriva a sfiorare il pavimento.
Resto a guardarlo cadere in avanti, incapace di reagire. E invece dovrei muovermi, recuperare la pistola, mettere fine a questa follia eliminando il Velato. Perché ora dipende da me, solo da me.
Sono fottuto…
Mi accorgo della scarica di energia che mi è apparsa davanti ai piedi appena in tempo per saltare indietro, un istante prima che si innalzi verso l’alto. Cerco di proteggermi gli occhi con le mani, e sento la pelle bruciare.
Il Velato sbuffa, solleva una mano. Un’altra scarica corre verso di me, rapidissima. Provo a spostarmi dalla sua traiettoria, ma ottengo solo di farle cambiare direzione per continuare a inseguirmi.
«Smettila!» La voce di Miriam. Il crepitio alle mie spalle si spegne, il mago sta spostando la sua attenzione su di lei. Che ha raccolto il fucile e glielo sta puntando contro.
A Paolo basta un’occhiata, e l’arma sembra animarsi. Inizia a contorcersi tra le mani della donna, a cercare di sfuggirle. Miriam lotta per trattenerla, e non si accorge che il mago si sta avventando su di lei.
«Attenta» grido, ma è troppo tardi. Il Velato le è troppo vicino, non può fermarlo.
Ma può farlo la spada che gli si conficca nella gamba, trafiggendogli la coscia sinistra. Renzo è grigio dove la sua pelle non è coperta di sangue, ha un occhio completamente chiuso, rantola invece di respirare. Però è riuscito comunque a sollevarsi e a lanciarsi in avanti, quando il mago gli è passato accanto.
E mentre la spada gli sfugge di mano e lui si accascia di nuovo, mi sembra di scorgere un sorriso sulle sue labbra.
Il Velato urla di dolore, e questa volta le pareti tremano davvero. Il vento è diventato così forte che devo piegarmi in avanti per non essere trascinato via. Zampa de Gal ride. E Miriam preme il grilletto.
Paolo viene spinto all’indietro quando il proiettile lo colpisce al petto. Barcolla e si ammutolisce. Si porta una mano alla ferita, e sembra davvero sorpreso di scoprire che sia lì.
Apre la bocca, credo voglia dire qualcosa. Ma un secondo colpo glielo impedisce, e lo fa crollare a terra, accanto a Renzo.
Il vento cala di colpo, le scariche di energia si placano. Non c’è più nessuna volontà a sostenere l’incantesimo, e il potere mistico concentrato in questo luogo sta tornando rapidamente inerte.
Miriam lancia via il fucile e corre in un angolo. Quando sento i conati distolgo lo sguardo e mi allontano da lei.
«Ucciso dai suoi stessi seguaci!» Zampa de Gal continua a ridere, sembra non riuscire a controllarsi. «E sperava di poter ingannare la Madre. Gli umani sono tutti uguali.»
Le foto sono state spinte dal vento tra quello che resta del tavolo. Le raccolgo, le piego e le infilo in tasca. Deciderò poi cosa farci, in questo momento pensare è troppo complicato.
Mi avvicino ai due corpi. Il Velato ha ancora un’aria incredula, con quegli occhi sgranati e la bocca un po’ aperta. Come dovrei sentirmi? Euforico? Soddisfatto? Era uno dei 47. Un mago, uno degli eroi della guerra. Un sadico bastardo, certo. Eppure non riesco a guardarlo senza sentire un senso di oppressione alla bocca dello stomaco.
Renzo invece sembra sereno. Me lo aveva detto, che sarebbe morto, eppure me ne rendo conto solo ora che ha davvero smesso di muoversi. Ci ha aiutati, ha combattuto con noi senza neanche conoscerci, ha vinto quando sembrava che tutto fosse perduto. Credo che avrei potuto fare di più, e fare meglio, per salvarlo. Forse non ci sarei riuscito comunque, ma almeno…
Miriam si avvicina, si ferma al mio fianco. «Grazie» mormoro. «Se non fossi intervenuta tu…»
«Sarei morta anche io. Non mi devi ringraziare.» Parla con fatica. La sua voce dà l’impressione di potersi rompere in singhiozzi da un momento all’altro. «L’ho fatto per me, per i miei compagni. Per lui.» Si china su Renzo, e dopo un attimo di esitazione gli solleva la testa e gli passa le mani intorno al collo. «E ora?»
«E ora nulla. Non ci sarà nessuna rivolta. Finisce qui.»
«Per il momento.» Zampa de Gal ha raggiunto la porta, finalmente. «Ma sì, la sommossa verrà rinviata, non appena la Madre saprà che oggi non ci sarà nessun incantesimo. Posso andare a portarle la notizia, o volete combattere anche con me?» Scuoto la testa. Non mi piace quella fata, ma non riesco neanche a pensare a un altro scontro, ad altre morti. «Bene.» Fa per uscire ma si ferma, come se avesse ricordato qualcosa all’ultimo momento. «Sai, dovresti dare a me quelle foto. Se no, prima o poi, torneremo da te per riprendercele.»
«Aspetterò con ansia la visita.» Cerco di suonare sicuro e minaccioso, ma c’è un tremito nelle mie parole. Perlomeno riesco a sostenere lo sguardo derisorio della fata, mentre lascia zoppicando la stanza.
«Alla fine ce l’hai fatta, insomma.» Miriam sta parlando con Renzo. In mano stringe una collanina, da cui pende un ciondolo a forma di corno da caccia. È sporco di sangue fresco. «Hai salvato tutti, che lo volessero o no.»
«Non proprio tutti» commento, mentre si rialza.
«No. Ma quello non è riuscito a farlo neanche lo Scudiero.» Si passa il cordino intorno al collo. «Te lo ricordi?»
«Non mi sembra. Uno dei 47?»
«Già. Non è molto famoso.» Fa scivolare il ciondolo nel colletto della camicia, e si asciuga con una mano gli occhi lucidi. «Ma, a pensarci bene, è uno dei miei preferiti.»
«Tu e la tua amica dovreste andare, ora. Con tutto quello che è successo sono sicuro che qualcuno sia riuscito a percepire questo posto, nonostante la schermatura. Se arrivassero l’EXO, le Furie o la polizia…»
«Non vuoi arrestarci?» mi chiede, perplessa.
«Cosa? Certo che no!» replico, incredulo. Ma che le è preso?
«Credevo fossi un agente dell’EXO, e che noi altre…»
«Oh, quello.» Scuoto la testa. «È un po’ complicato. Ma non potrei arrestarvi neanche se volessi, e di sicuro non voglio.»
Il suo sollievo è così evidente che riesce a farmi sorridere. «E tu, invece?»
«Oh, io ho ancora un po’ di lavoro da fare.» Trovare una storia da raccontare su ciò che è avvenuto qui, possibilmente che non coinvolga i 47 e non metta me e Silva in cattiva luce con l’agenzia. Portare via una spada incantata che devo restituire alla sua legittima proprietaria. Nascondere delle foto di cui già troppe persone conoscono l’esistenza. Contattare un demone irritante a cui devo mostrare un incantesimo. Capire come raggiungere gli altri, e scoprire cosa gli è successo. E, prima di tutto il resto, crollare per almeno cinque minuti in un angolo, per recuperare le forze e rendermi conto di essere davvero ancora vivo. «Un bel po’ di lavoro…»

Annunci

Un pensiero su “Fabula LIX (quarta parte)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...