Fabula LIX (seconda parte)

(continua da qui)

«Cosa dovrebbe significare?» Solleva la mano destra, la punta verso di me, il palmo aperto. «E stai cercando di imitarmi? In questo momento non saresti in grado di lanciare un incantesimo neanche se sapessi davvero cosa stai facendo, cosa di cui dubito.» Sento la pelle formicolare, i capelli mi si rizzano sul capo tra scoppiettii di elettricità statica. «Prima per un momento mi hai sorpreso, è vero. Ma resta il fatto che non sei un mago. Non hai la concentrazione, le conoscenze, la forza di volontà necessarie.» Sostenere il suo sguardo sta diventando difficile. Sento qualcosa che mi preme sul petto, mi toglie il fiato, mi spinge a chinare la testa. Anche tutti gli altri ne stanno risentendo. Zampa de Gal si è rannicchiato in un angolo, interrompendo il piagnucolio per la sua ferita. I seguaci dei 47 sono immobili, gli occhi fissi sul pavimento, forse perplessi dal fatto che, improvvisamente, guardarsi attorno gli sembri una cattiva idea. «Ho visto fattucchieri da strada più metodici e attenti di te.»
«Eppure mi sembravi preoccupato, mentre dissolvevo i tuoi incantesimi.» Sta cercando di distrarmi, di minare la mia sicurezza. E probabilmente ci riuscirebbe, se quelle che dice non fossero cose che so già da me. Crede di sconvolgermi ricordandomi di essere un dilettante? Se avessi avuto abbastanza buonsenso da preoccuparmene non sarei mai arrivato a questo punto! «E non hai ancora visto niente.» Sono spaventato dalla mia stessa incoscienza, e sono abbastanza certo che me ne dovrò pentire, prima o poi. Ma ci sarà tempo per preoccuparmi delle conseguenze. Ora sono in vantaggio e devo approfittarne.
In questo posto è concentrato molto più potere di quello di cui il Velato si è servito per distruggere Os, ed è già pronto per essere utilizzato. Ma non lo ha ancora usato per schiacciare me, o Renzo, o la fata. Probabilmente non vuole sprecarlo per paura di indebolire l’incantesimo. Quindi posso provocarlo senza temere ritorsioni immediate, tenerlo concentrato su di me, guadagnare il tempo che mi serve e instillare dubbi.
«Non credo che vedrò nulla, se tutto quello che farai sarà tracciare scarabocchi senza nessun potere o…»
Il rumore di metallo che striscia sul pavimento lo interrompe. La pressione magica intorno a me si allenta di colpo. Alcuni dei seguaci alzano la testa, e le loro esclamazioni di sorpresa e grida soffocate coprono i passi alle mie spalle.
Batto la mano sui glifi senza senso che ho scritto sul pavimento, nel modo più teatrale possibile, e mi volto. Renzo è in piedi appena dietro di me, una figura incosciente che ondeggia leggermente avanti e indietro, con le braccia che penzolano pesanti lungo i fianchi e sangue che continua a riversarsi fuori dalla ferita all’addome. Le dita della mano destra sono ancora strette debolmente intorno all’elsa della spada dell’Ospitaliere.
«Lo ha resuscitato» sento mormorare da qualcuno.
«Manipola il corpo, è un trucco.»
«Stategli lontano, non fatelo avvicinare!»
Il Velato batte i pugni sul tavolo. «Non sei tu. Non puoi essere tu!» mi ringhia contro. Ma i suoi occhi si spostano rapidi tra me e Renzo, incapaci di decidere su chi concentrarsi.
«Sì che è lui. Smettila!» urla Biagio, puntandomi contro la pistola. «Lasciaci in pace o ti ammazzo, ti…»
Renzo stringe la presa sulla sua arma e solleva le palpebre, rivelando occhi splendenti come metallo. Si muove con una rapidità e una grazia superiori persino a quelle di Mila, in una sequenza fulminea ed essenziale di passi che si concludono con un fendente che manda in pezzi la pistola dell’energumeno, che poi viene steso da un montante alla mascella.
«Ci attacca!» grida un tizio sulla trentina che impugna un grosso revolver. Uno scatto, un movimento della lama,  e la canna della sua pistola viene tagliata in due prima che possa anche solo essere puntata.
Il Velato è immobile, la fronte aggrottata. Posso quasi sentire la sua indecisione, il dubbio lacerante che lo paralizza. «Che sorpresa, eh?» lo provoco. «Se non riesci a capire come faccio non puoi fermarmi!»
Non mi risponde. Scommetto che si sta concentrando per cogliere qualunque cosa possa essergli sfuggita: un guizzo di energia, una scintilla di potere, una presenza nascosta. Combatto per rimanere impassibile, per non tradire la paura e la disperazione che mi spingono. Se al posto mio ci fosse qualcun altro, se non ci fossimo affrontati in precedenza, probabilmente avrebbe già capito. Ma sa che so fare cose che non è in grado di spiegarsi, e adesso è spaventato dall’idea di venire a vedere il mio bluff.
C’è uno sparo, ma Renzo non è già più dove il ragazzo che ha cercato di colpirlo aveva mirato. Un attimo dopo un’altra pistola va in pezzi. È proprio come mi ha detto poco fa, sussurrandomi alle orecchie parole rotte dal dolore, inframmezzate da  lamenti e singhiozzi…

«Non mi rimane molto tempo, quindi non mi interrompere. Pur di arrivare a Paolo la spada è pronta a uccidere tutti quelli che sono in questa stanza, prima che mi riempiano di pallottole. Ma non posso permetterlo. Perciò io e lei abbiamo stretto un patto.»

L’uomo con la doppietta la lascia cadere senza neanche provare a fare fuoco, ma la donna coi capelli neri che finora è rimasta ferma accanto al tavolo ha intenzioni diverse. Si muove con la sicurezza di chi sa quello che fa quando stringe entrambe le mani sul calcio della pistola, la solleva all’altezza degli occhi tendendo le braccia e inizia a sparare un colpo dopo l’altro.

«Se le lascio il completo controllo del mio corpo potrà farmi muovere più in fretta, colpire con una precisione e una forza che tramite me non potrebbe ottenere. Può vincere senza fare male a nessuno… Sì, lo so che non reggerei alla presenza diretta degli spiriti nella mia testa. Non voglio neanche immaginare come mi ridurrebbero il cervello. Ho scelto un’altra strada.» 

Neanche il zigzagare rapidissimo di Renzo è sufficiente a schivare tutti quei proiettili. Uno lo colpisce alla spalla sinistra, e l’impatto è abbastanza violento da rallentarlo. L’uomo si piega all’indietro, sbilanciato… no, sta accompagnando la spinta che ha ricevuto dallo sparo, ruota su se stesso togliendosi dalla traiettoria di quello successivo, balza in avanti e sbatte l’elsa della spada contro la nuca della donna, che crolla a terra.

«Ho posizionato la pistola di Biagio in modo che, se avesse sparato, mi avrebbe colpito allo stomaco. Una ferita abbastanza dolorosa da farmi perdere i sensi in fretta, ma che ci metterà un po’ a uccidermi. Sarò incosciente e non opporrò resistenza agli spiriti, la spada potrà utilizzarmi per tutto il tempo che impiegherò a morire dissanguato, e non dovrò tornare indietro a convivere con le conseguenze di questa possessione.»

Il Velato non può più temporeggiare, e lo sa. L’aria intorno alle sue mani trema come quella sopra un tratto d’asfalto rovente, posso quasi vedere l’energia magica che si raccoglie tra le sue dita. È il momento decisivo. «E allora, necromante?» Avanzo verso di lui a larghi passi, spalancando le braccia e sollevandole, costringendo il mio volto ad atteggiarsi nel più falso dei sorrisi. «Chi è il mago, ora?»

«Ma gli spiriti nella lama sono preoccupati per Paolo. Qui ha abbastanza potere da fermarmi prima che lo raggiunga. Per questo ho bisogno che tu lo distragga in qualche modo, solo per il tempo necessario ad arrivare corpo a corpo con lui. È pericolosissimo, lo so, ti sto chiedendo molto, ma…»

Il Velato non vuole disperdere energia, ma la userà per difendersi, se costretto. Per rallentarlo devo offrirgli un altro bersaglio. Fargli sorgere il sospetto che sia io a controllare Renzo, e non la spada. Obbligarlo a decidere chi attaccare, con la consapevolezza che la scelta dell’avversario sbagliato lo lascerebbe scoperto e indifeso per pochi ma essenziali secondi.

«E un’ultima cosa, nel caso dovessimo farcela…»

E sta funzionando! Cazzo, se solo avessi saputo raccontar balle così bene anche al telefono! Marta sarebbe orgogliosa di me…
Per un attimo il pavimento trema, e il Velato sorride. No, non può essere un buon segno.
Mi aspetto un attacco da un momento all’altro, ma non arriva. E Renzo ha già raggiunto il necromante. Accenna un affondo, e il mago solleva una mano, come se volesse fermare la punta della spada con il palmo. Ma è caduto in una finta. La lama si solleva di colpo, lasciandolo scoperto e sbilanciato, e adesso basta che si abbassi e…
Un altro tremore, uno scossone così violento che mi ritrovo a terra senza neanche capire come ci sia arrivato. Le pareti della stanza vibrano, polvere d’intonaco piove dal soffitto. Sembra un terremoto, e non accenna a fermarsi.
Mi appoggio sui gomiti e sollevo la testa. La scossa ha sbattuto Renzo contro il muro alle spalle del mago, ha fatto cadere i seguaci dei 47, sta rovesciando gli oggetti posati sul tavolo. L’unico che non sembra risentirne è il Velato.
«Non dovevi farmi arrivare a tanto» grida, per superare il rumore delle pareti che tremano. «Ma non ti permetterò di fermarmi. Neanche se sarò costretto a uccidervi tutti!»

(continua qui)

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