Fabula LVIII (terza parte)

(continua da qui)

Ci aggrappiamo l’uno all’altra per mantenere l’equilibrio. «Che succede?» Riesco a malapena a sentire la voce della sirena, coperta dall’esplosione violenta di un tuono sopra le nostre teste.
Le ombre intorno a noi cambiano, si muovono, danzano impazzite. Sollevo gli occhi. La luna si sta spostando attraverso il cielo, rapida come una sfera che rotola su un piano inclinato. La sabbia sotto i nostri piedi continua a ondeggiare, i cumuli di rifiuti franano, il rumore delle onde si è trasformato in un ruggito minaccioso.
«Sei tu?» Tessalonica è terrorizzata. La sua voce perfetta ora è tremante, rotta, supplicante. «Stai facendo tu questo? Fermati…»
«Credo sia opera di un mio amico.» La bestia di Malombra deve aver iniziato a… fare qualunque cosa faccia quando si nutre. «Non devi avere paura, stiamo cercando di liberarti.»
«No, non potete farlo, distruggerà tutto! » Il rumore di qualcosa che si spezza, assordante. Una voragine si apre alla nostra sinistra, ingoiando un pezzo di spiaggia e tutto ciò che vi si era depositato. «I miei ricordi, la mia identità, quel poco che rimane…»
Il cordone si tende, la strappa dalla mia stretta, la trascina a terra. «Tessy!» Qualcosa sta tirando la corda d’argento dal basso, sotto la sabbia. Il collare comprime la gola della cambiata, la soffoca, le lacera la pelle. Passo le mani lungo la fascia di metallo, ma non riesco a trovare una serratura, un lucchetto o una giuntura che permettano di aprirla.
La sirena afferra le mie mani tra le sue. Ha il volto arrossato, gli occhi sgrananti, scalcia la sabbia disperata e inarca la schiena, cercando di alleviare la pressione sul suo collo. Quando spalanca la bocca nel tentativo frustrato di respirare mi accorgo che non ha la lingua.
La corda continua a essere strattonata, a ritmo degli stessi schiocchi che ho sentito provenire dall’occhio di Malombra, ora molto più nitidi e sonori. La bestia ha raggiunto la connessione tra il revenant e il mago, e sta masticando.
Ma così facendo Tessalonica… No, non può morire, non è più in vita. Ma sta comunque soffrendo, ed è disperata e spaventata. «Cerca… cerca di resistere, non durerà a lungo.» Affonda le unghie nelle mie mani, si contorce, emette un flebile, acuto lamento. Sta piangendo.
Dobbiamo solo costringere il necromante a reagire, niente di più. Non può volerci molto.
Non nel mondo esterno. Ma qui? In quanto tempo si trasformeranno i minuti, o forse le ore che saranno necessarie? Giorni, magari settimane, in cui Tessy continuerà a essere torturata in questo modo, mentre il mondo intorno a lei cade a pezzi e la luce si spegne. Intrappolata nel silenzio, nel buio, nel vuoto, con la sola compagnia della creatura che sta divorando la sua essenza…
Mi libero dalla sua stretta, raccolgo da terra un coccio di bottiglia. «Malombra!» grido. La sabbia regge il mio peso, ma le mie mani la attraversano con una facilità innaturale. Le affondo fino ai gomiti, frugo alla ricerca della corda. «Malombra, devi fermarti.» Finalmente la trovo, liscia e fredda al tatto, tesa e tirata verso il basso con brutale puntualità ogni pochi secondi.
La afferro, inizio a colpirla col pezzo di vetro. Il cordone non è spesso, ma è robusto e flessibile. Il coccio gli scivola sopra, non credo riesca neanche a intaccarlo. In compenso mi affonda nel palmo della mano, senza tagliarmi ma facendomi male come se me lo stesse squarciando. Cerco di stringere i denti e continuare, ma alla fine mi arrendo, con un urlo di dolore. Non ce la faccio. Devo sollevare la corda, portarla in una posizione più comoda, in cui…
Uno strattone più forte degli altri mi trascina con la faccia nella sabbia. Me la ritrovo in bocca, nel naso, negli occhi. Le braccia vengono risucchiate fino alle spalle, il suolo sotto di me inizia a sprofondare. Cerco di tirarmi su facendo forza sulle ginocchia, ma anche quelle non trovano presa, affondano.
Sto per cadere nel vuoto. Tra le fauci della bestia.
Annaspo alla ricerca di qualcosa a cui reggermi, ma tutto ciò che trovo è la corda. Mi ci aggrappo di nuovo, disperato, la uso per sollevarmi. I versi strozzati di Tessalonica diventano ancora più acuti. Ho aggiunto il mio peso a quello che sta già sopportando. Ma lei sembra non affondare, ed è solo per poco, e non voglio finire là sotto, davvero non voglio, devo…
La mia testa emerge dalla sabbia. Riesco a rotolare di lato, in una zona più solida. Riprendo fiato, ingoiando altra sabbia e non curandomene. «Mi… mi dispiace» mormoro. Non so se la sirena possa sentirmi, e comunque non credo le importi.
Non ho idea di come spezzare quella corda, né di come comunicare con Malombra. Se morissi, se sparissi nel vuoto sotto di noi, probabilmente Tessalonica sarebbe libera, ma non posso fare neanche quello. Il terrore che ho appena provato è paralizzante, insormontabile. Non riuscirei ad affrontarlo di nuovo, per nessun motivo.
«Mi dispiace» ripeto, mettendomi a sedere. La luna è scomparsa, rotolata chissà dove. La spiaggia è illuminata solo da un bagliore rossastro all’orizzonte, che si riflette in cielo come quello di un incendio. Il fuoco di Silva viene percepito anche in questo posto. Malombra aveva ragione, potrebbe consumare del tutto il revenant, se ne avesse il tempo. E magari anche salvare Tessy…
Fisso il riverbero delle fiamme. «Lume?» È una cosa stupida, probabilmente inutile. Ma se il fuoco può arrivare fino a qui, magari… «Puoi vedermi nel tuo falò? Puoi sentirmi? Ho bisogno di te.»
Nessuna risposta. «Ovvio» sospiro. Non mi resta che restare qui finché Malombra non mi riporterà indietro, a osservare l’agonia della sirena, sapendo di esserne la causa e…
«Sì.» Una fiammella si accende nel buio davanti a me. «Posso.» La voce di Lume suona flebile e lontana, ma è così confortante che quasi mi commuove.
«Oh, per fortuna!»
«Perché mi cerchi in un luogo come questo?»
«Devi aiutarmi. Il corpo di questa creatura sta bruciando, ma troppo lentamente. L’Ardente potrebbe rinforzare le fiamme e farlo consumare più in fretta, vero?»
«Potrebbe, sì. Ma perché dovrebbe?» Sembra confusa dalla mia richiesta. Non posso darle torto.
«È un revenant potente e pericoloso. Ora credo sia stato reso inoffensivo, ma non so per quanto lo rimarrà. Eliminarlo dallo scontro ci aiuterebbe tantissimo.»
«Non stai dicendo la verità» ribatte, offesa.
«Certo che la sto dicendo!»
«Non tutta. Non è possibile credere a nulla di ciò che dici, così.»
Mi volto verso Tessalonica, ancora intrappolata nella stessa posizione, ancora torturata dal suo collare. Il suo è un dolore che non sembra poter avere fine. E da qualche parte un altro pezzo di spiaggia sta franando, risucchiato nell’abisso.
«La verità è che non ce la faccio. Non posso continuare questa lotta sapendo ciò che lei sta subendo, il costo che sta pagando per colpa mia. E una delle persone che stanno combattendo per il santuario lo sta facendo solo per me. L’Ardente si può permettere di perderci entrambi?»
Lume resta in silenzio per molti, lunghissimi secondi. «Non possiamo utilizzare altro potere» dice alla fine. «Rinforzare le barriere e i guardiani era ciò su cui eravamo d’accordo. Non puoi chiedere di più.»
«Ma potreste utilizzare quelle stesse energie? Dirottarle?»
«Sì. Ma le dovremmo consumare tutte insieme, per un unico scopo. Le protezioni della piazza crollerebbero, e i guardiani sono già in enorme difficoltà adesso. Credi che non ne avrete più bisogno?»
Non so come rispondere a quella domanda. Gli attacchi si erano fermati, è vero, ma potrebbero ricominciare da un momento all’altro. Forse lo hanno già fatto. E in quel caso non ci sarebbe più nulla e nessuno a proteggere la gente ammassata davanti alle porte del santuario.
Ma Tessalonica è pericolosa. Malombra non era sicuro di poterla trattenere a lungo, e non sappiamo in quale altro modo fermarla. Se anche il necromante venisse allo scoperto, potremmo ritrovarci a dover combattere contro di lui, una sirena e una drakaina contemporaneamente. E senza la minaccia del revenant non ci sarebbe più così tanta fretta di trovare il mago. Insomma, cosa mai potrebbe fare di peggio?
Torno a guardare Tessy. No, non posso dare quelle motivazioni a Lume. Non le accetterà, se non saranno completamente sincere. E la verità è che, per quanto vorrei catturare il bastardo che ha messo tutti noi in questa situazione, per quanto sia preoccupato per Malombra, Silva, Vittoria e Irene, per quanto sappia quanto è importante vincere questa battaglia, mettere queste cose al primo posto vorrebbe dire accettare quello che sta succedendo a Tessalonica. Pur sapendo che la responsabilità è mia, e che potrei salvarla in qualunque momento, se avessi le palle di farla finita.
La scelta è tutta qui. La sofferenza di una cambiata e un peso sulla mia coscienza contro la possibile salvezza della città. Non dovrebbero esserci dubbi, no?

Freddo e umido. Rumori. Una luce accecante. Un forte dolore alla base del collo. Sensazioni, troppo vivide e tutte insieme. La testa mi gira e pulsa come se dovesse spaccarsi da un momento all’altro, ho la nausea e ogni muscolo mi fa un male cane. Se non fossi già per terra crollerei.
«Ce l’ho, l’ho riportato indietro. Giusto in tempo.» La voce di Malombra. Sono di nuovo nel mio corpo. Non c’è stata nessuna transizione stavolta, sono stato strappato dal mondo in cui mi trovavo e trascinato in quello ordinario nel modo più brusco e indelicato possibile. «Per poco non ci restavamo secchi pure noi. Se sei stata tu ad aver avuto questa idea del cazzo…»
«Certo che no! E non mi restano neanche abbastanza forze per una cosa del genere.» Silva.
Ora sto iniziando a sentirlo, nonostante la pioggia e il gelo. Il calore di un grande fuoco.
«Le protezioni della piazza sono crollate, tutte insieme» ricomincia il fattucchiere. «Tutto il potere che avevamo impiegato è andato ad alimentare quelle fiamme. E avevo appena iniziato a rubare energia al mago!»
Aprire gli occhi mi costa fatica, ma al terzo tentativo ce la faccio. Piego la testa di lato, verso la luce. Tessalonica… no, il revenant sta bruciando. Quello che rimane del suo corpo, perlomeno, e non è molto. Un mucchietto di penne nere che ardono con un odore disgustoso. Tessy, quella vera, è libera, finalmente, il collare distrutto dal fuoco che Lume ha guidato su di noi. Non ci sono state parole, ringraziamenti o accuse, neanche uno sguardo. È solo svanita, giusto un attimo prima che io mi ritrovassi qui
No, non avrebbero dovuto esserci dubbi su cosa fare. Ma io ho comunque scelto l’altra opzione.
«Pensi sia stata una trappola?» chiede Silva.
«Credo di sì. Quello stronzo ha dimostrato di essere pronto a tutto» risponde Malombra. «Ma non credevo potesse aver previsto persino una mossa come la mia. Merda. Come lo fermi, uno cosi?»
Adesso c’è una parte di me che non la smette di insultarmi per ciò che è avvenuto. Che mi dice che non sono il generoso, disinteressato, coraggioso idealista che credevo di essere. Che ho fatto la scelta più facile, codarda, egoista. E credo che abbia ragione.
Posso solo sperare che quella scelta non si riveli anche sbagliata.

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