Fabula LVIII (prima parte)

Sono in ginocchio, le mani sulle orecchie, le palpebre serrate, impegnato a esplorare un mondo nuovo di paura e dolore. Credevo di essere pronto. Anche quando gli scontri si sono fermati ed è arrivata Delfine, anche mentre Malombra e Silva discutevano su cosa fare e se fosse il caso di intervenire, non mi sono lasciato distrarre. Sapevo che era qui, che stava venendo per me. Ho continuato a guardarmi attorno, a cercare nel buio delle strade e del cielo, a voltarmi di scatto per essere sicuro che non stesse cercando di sorprendermi.
Ma quando è arrivata, Tessalonica non ha fatto nulla per nascondersi. È planata su di noi sfondando le barriere intorno alla piazza in un’esplosione di luce, ha dilaniato coi suoi artigli i guardiani che hanno osato avvicinarsi, ha ignorato le fiamme che Silva le ha evocato attorno. Ha urlato.
E adesso sto annegando in quel suono. È diverso da quello che ho sentito quando ho visitato il suo spirito intrappolato. Quello sembrava volesse farmi impazzire, questo vibra nelle ossa, cerca di spezzarle, di frantumarmi. Esploderò da un secondo all’altro, non posso resistere ancora…
Il grido si interrompe nell’istante in cui qualcosa mi colpisce al petto e mi rovescia a terra. Mi ritrovo a fissare gli occhi rossi e rotondi della sirena, che mi trattiene con una delle sue zampe ossute.
«Tessy» mormoro, o credo di farlo. Le orecchie mi fischiano così forte che non riesco a sentirmi. «Mi riconosci? Ci siamo già incontrati, ti ho…» La zampa aumenta la pressione sul mio torace, mi comprime i polmoni e mi impedisce di parlare. Annaspo, scalcio, cerco di scivolare via, e non riesco a spostarmi di un centimetro.
«Bravo, trattienila!» Malombra sembra eccitato. «Ci ha messo un sacco ad arrivare, accidenti a lei…»
«Che cazzo è questa cosa?» Silva accompagna la domanda con un’altra esplosione di fuoco davanti al volto della sirena. Tessalonica scuote la testa e solleva le ali per proteggersi.
«Una sirena. E un revenant.» Un paio dei guardiani sopravvissuti si sono avvicinati a controllare la situazione. Il fattucchiere strappa il bastone dalle mani di uno di loro. «Non lasciare che urli di nuovo.»
«Uno zombie di lusso, insomma.» Una nuova fiammata investe Tessalonica, ma il fuoco scivola sulle sue piume senza provocare alcun danno. Lei però si piega in avanti, ora concentrata sulla cambiata più che su di me.
«La fottuta Maserati dei non-morti. Non vedo l’ora di smontarla e vedere com’è fatta!» Malombra inizia a girarci attorno, agitando la sfera luminosa in cima al bastone secondo schemi che in questo momento non mi interessa cercare di comprendere. Spero solo che si sbrighi, qualunque cosa voglia fare.
Silva colpisce ancora la sirena, nello stesso modo e con gli stessi risultati. È lenta, si muove il minimo indispensabile e le sue fiamme sono meno vivide di prima. Dopo lo scontro con l’huldra non credo le siano rimaste energie sufficienti per un altro combattimento.
Ma Tessalonica pare essersi comunque irritata. Solleva il capo e spalanca la bocca, preparandosi ad urlare, ma un nuovo getto di fiamme le investe il volto e il collo, interrompendola e strappandole uno stridio, più di frustrazione che di dolore. Il peso sulle mie costole aumenta ancora, abbastanza da farmi credere che stiano per spezzarsi, ma svanisce dopo un attimo. La sirena mi ha usato come punto d’appoggio per saltare, e ora sta scendendo verso Silva, ali spalancate e zampe rivolte in avanti.
La cambiata cerca di schivarle, ma non ci riesce del tutto. Viene colpita alla parte sinistra del petto, ruota su se stessa cercando di mantenere l’equilibrio. Tessalonica si volta per inseguirla, ma una parete di fiamme si solleva dal selciato davanti ai suoi piedi, sorprendendola e costringendola a indietreggiare.
Silva riesce a piantare i piedi a terra e a raddrizzarsi, mantenendo l’equilibrio. Scruta la sua avversaria mentre si sfila la giacca di pelle rossa, ormai ridotta a brandelli. Le unghie del revenant le hanno lasciato lunghi tagli sul petto.
«Stai bene?» le chiedo, ancora in ginocchio.
Prima che possa rispondermi la sirena sfonda il muro di fuoco e le si lancia addosso. La donna questa volta non prova neanche a spostarsi. Aspetta, la mascella contratta, le mani che splendono, tanto calde da trasformare in vapore le gocce di pioggia che le sfiorano. Tessalonica cala su di lei uno dei suoi artigli, ma lo ritrae con un lamento quando Silva le sfiora un’ala con le sue dita ardenti.
L’agente incalza la sirena, si aggrappa al piumaggio sul suo petto. Lingue di fiamma iniziano a diffondersi lungo il corpo del revenant. Stavolta alcune delle penne nerastre vengono consumate dal fuoco, sollevando fumo dall’odore nauseante.
«Brucia, cazzo, brucia!» grida Silva. Tessalonica stride, sbatte le ali e riesce a strapparsi all’abbraccio della donna, saltando all’indietro.
Vengo afferrato per una spalla e trascinato in piedi.  «Levati da qui, scemo.» Malombra mi spinge via. «Se resti troppo vicino a quelle due o finisci affettato, o carbonizzato.»
Mi lascio spostare. Non posso dargli torto. «Tu cosa stavi facendo? Hai finito la tua barriera?»
«Ma che barriera? Le difese della piazza sono state rinforzate dall’Ardente,  e Tessy le ha sfondate comunque. Il campo di energie magiche che ho creato serve a me.» Silva lascia che la sirena si allontani, e solleva le braccia al cielo. Le fiammelle che avevano attecchito tra le piume di Tessalonica si ravvivano, si ingrandiscono, ardono più intensamente.  La pioggia non riesce a spegnerle né a impedire che si diffondano. «Oh, perfetto!» sbuffa il fattucchiere. «Ora dobbiamo vedercela con un revenant incazzato e anche in fiamme…»
«Pensi che il fuoco non la fermerà?»
«Potrebbe, con tantissimo tempo a disposizione. Non hai capito? Quello non è un vero corpo. Il revenant è preoccupato per la sua integrità, ma non sente davvero dolore. E se si rende conto che ci vorrà chissà quanto prima che le fiamme possano consumarlo completamente…»
In effetti adesso c’è qualcosa di strano nel comportamento della sirena. Ha smesso di muoversi disordinatamente e di sbattere frenetica le ali e si sta osservando, emettendo brevi lamenti ravvicinati. Silva mi sembra confusa quanto me da quella reazione.
«Per questo devo pensarci io» ricomincia Malombra. «Ho lasciato svegliare la cosa che vive nel mio occhio solo per questo, anche se mi sta facendo ammattire.» Getta il bastone a terra. Io lo fisso, senza capire. Probabilmente lo intuisce, perché continua. «Il marchio che mi è stato impresso sul volto è semplice semplice, ma fatto a regola d’arte. Incatena la creatura dentro di me, le impedisce sia di fuggire che di scavare nel mio cervello e uccidermi. Però la lascia libera di agitarsi, parlare, farmi vedere cose e sentire la sua fame e la sua paura, perché il sangue che mi succhia non è abbastanza per nutrirla. Non mi sono ammazzato strappandomela via solo perché ho scoperto prestissimo che tranquillanti e oppiacei funzionano anche su di lei. La mandano in catalessi.» Gli scappa una risatina. «Dicevano tutti che a forza di farmi mi sarei ucciso, e invece…»
La sirena solleva la testa. Alla luce delle fiamme i suoi occhi vitrei brillano, stranamente vivi. Come se…
«Ma se voglio usarla, come ho fatto contro l’huldra, dev’essere attiva» riprende il fattucchiere. «E per qualcosa di grosso come Tessy ho bisogno di creare contromisure al marchio, uno spazio in cui sia abbastanza indebolito da permettere alla bestia maggiore libertà d’azione. Come quello che ho appena creato, sperando di non aver fatto casino. È maledettamente complicato…»
«Aspetta, questo vuol dire che la creatura potrebbe essere anche più libera di fare del male a te.» So che dovrei perlomeno guardarlo, mentre mi spiega come sta cercando di suicidarsi per fermare un essere che io ho scatenato contro noi due. Ma non riesco a distogliere lo sguardo dal revenant, che adesso ha ripreso a muoversi verso la cambiata.
Silva ravviva ancora le fiamme che stanno consumando la sirena, ma senza molto effetto. Poi lascia cadere le braccia lungo i fianchi e abbassa la testa, ansimando. Non si muove, non cerca di allontanarsi o fuggire. Forse non ne è in grado.
«In teoria. In pratica, ho calcolato i miei rischi. Ho messo in conto di poterle offrire una preda più appetitosa di me. La bestia è piccola e bastarda, si nutre di magia ed energia spirituale. E dopo aver rosicchiato la fatina norvegese le è venuto ancora più appetito.» Mentre Malombra parla mi sembra quasi di sentire dei rumori provenire dal suo occhio. Una serie di schiocchi prodotti da qualcosa che si apre e si chiude di scatto. Pinze? Becchi? Mandibole? «Sai, un revenant è estremamente saporito, bello ripieno di potere e grondante energia necromantica.»
«Vuoi farle mangiare Tessalonica…»
«Esatto. Non posso ucciderla in questo modo perché, beh, è già morta, ma penso di poterla danneggiare. Ma la cosa importante è che è collegata al mago che l’ha trasformata. Come il lemure che ho esaminato in libreria, ma senza la facile via di fuga dell’autodistruzione. Troverò quel legame, lo userò per individuare con precisione dove si trova il bastardo che ha causato tutto questo e inizierò a rubare anche la sua, di energia. E a quel punto lui avrà solo due scelte: venire qui a fermarmi, o interrompere il legame con Tessy, liberandola e sperando che le rimangano forze sufficienti per portare a termine la missione, prima che si esauriscano e il suo corpo svanisca. Nel primo caso otteniamo di far venire il necromante allo scoperto. Nel secondo, lo obblighiamo a compiere uno sforzo enorme, e sono pronto a giocarmi le palle che non sarà in grado di muoversi per un po’. Visto che dovremmo essere abbastanza vicini al luogo in cui si nasconde, avremo tempo di raggiungerlo prima che possa riprendersi e fuggire.»
«In entrambi i casi potremo catturarlo e costringerlo a disfare ciò che ha creato.» Non riesco quasi a credere che Malombra abbia pensato a tutto questo da solo. D’altra parte, non riesco a credere neanche che sia lucido da così tante ore. «Ammesso che tu riesca davvero a tenere a bada Tessalonica. E che lei non fugga, o riesca ad ammazzarti, o ci finisca tutti prima di riuscire ad arrivare dal necromante.»
«Contavo che le Furie ci avrebbero aiutato in questo. Ma ora non ci resta che affidarci alla nostra amica dell’EXO…»
Silva? Lei è fuori gioco. È immobile, mentre uno spettro con un corpo fasullo che sta bruciando troppo lentamente torreggia su di lei. Non riesco a immaginare cosa le passi per la mente. Cerca una via di fuga? Sta raccogliendo le forze per un’ultima reazione? Si è rassegnata, e sta pensando a ciò che non ha fatto, detto, portato a termine, nell’attesa che un artiglio le squarci la gola?
«Ehi, Tessy! Che cazzo fai?» Ci metto un attimo a capire che è la mia voce, quella che sta gridando. «Sono io quello che vuoi ammazzare.» Eppure non dovrei essere sorpreso. Non mi sento particolarmente intelligente, in questo momento. Ma per quanto questa mossa sia stupida, è anche obbligata. «Io sono quello che conosce i tuoi segreti, non lei!»
Tutti si voltano verso di me: Silva, Malombra e soprattutto Tessalonica. I suoi occhi si fissano su di me, e sento le gambe tremare sotto il peso di quello sguardo.
«No!» Malombra prova a strattonarmi via, ma resisto, mi libero dalla sua presa.
«Se qualcuno la deve trattenere è giusto che sia io» ribatto. «Vero, Tessy? Io che ti ho risvegliata dal tuo sogno. Forza, vieni a prendermi!»
«Sei pazzo?» È Silva a parlare adesso. «Scappa invece, coglione!»
«No. So cosa devo fare.» La sirena viene verso di me. Una creatura enorme e sgraziata, che ha l’aria di un cadavere anche senza avere un corpo reale e lascia dietro di sé maleodoranti resti di piume semi-carbonizzate. Che ondeggia su zampe troppo sottili e ha gli artigli all’estremità delle ali incrostati di sangue secco. Che esiste solo allo scopo di uccidermi. «Non è possibile trattenerla fisicamente, dobbiamo provare in un altro modo. Malombra, devi rimandarmi dentro di lei.»

(continua qui)

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