Fabula LVI (seconda parte)

(continua da qui)

I guardiani si disperdono, arretrano. Delfine sibila e attacca.
È molto più rapida di quanto ci si aspetterebbe da una creatura di quelle dimensioni. Piega il busto in avanti, parallelo al terreno, ma contorce il collo al punto da mantenere il viso rivolto davanti a sé. Poi la coda da serpente la sospinge, velocissima. In un attimo raggiunge strisciando le creature del santuario. Li travolge, li schiaccia sotto le sue spire, li fa a pezzi con le mani.
Riesco a seguirla a malapena con lo sguardo. Nello stesso istante può sfondare il torace di un guardiano con un pugno, decapitarne un altro addentandolo alla gola e spazzare con la coda distruggendone un terzo. Li bracca, uno per uno. I bastoni provocano scintille contro le sue squame senza neanche ammaccarle, lei invece non lascia scampo.
Ci mette una manciata di secondi ad annientare quelli che la stavano accerchiando. Poi inverte bruscamente la marcia e punta su di me. La evito gettandomi di lato, rotolo e mi rialzo subito, ma la sua coda mi sta già arrivando addosso. Faccio in tempo solo a incrociare le braccia davanti al volto e a piegare le gambe per assorbire meglio l’impatto.
Volo via lo stesso. Il colpo mi solleva da terra, mi spinge indietro per metri. Atterro di faccia sul selciato. Raschi che bruciano, sangue appiccicoso che cola dalle labbra. Questo lascerà il segno. Ma è solo uno dei tanti che porterò come ricordo di questa notte.
Mi rialzo senza che nessuno mi attacchi alle spalle. La drakaina si è fermata, mi osserva con interesse. Idiota. Credeva che sarebbe bastato così poco per tenermi giù?
«Tutto qui?» le urlo contro. È un pezzo di dente quello che mi è schizzato fuori dalla bocca? «Sono stata morsa da un goblin e mi ha fatto più male.»
«Sei ancora viva, anche se odori di umano.» La drakaina scuote la testa e sospira, prima di proseguire. «Quei guanti sono proprio ciò che credevo.»
«Questi?» Sollevo le mani per mostrarglieli, le dita ben aperte. E poi le abbasso tutte, tranne i due medi.
«Ci sono pelle e ossa della mia progenie e di quella delle mie sorelle, in quegli oggetti» continua. Mi sembra che l’aria si sia fatta improvvisamente più fredda, come contagiata dal gelo che pervade le sue parole. «Che Deifobe continui a utilizzarli come arma per la sua orribile causa è un’umiliazione che non può essere tollerata.»
Una goccia d’acqua mi colpisce il volto, e un’altra segue subito dopo. «Non so quali faccende abbiate in sospeso tu e la Sibilla, ma non sarebbe stato meglio discuterne tra voi, piuttosto che coinvolgere mezza città?» Sta iniziando a piovere. Qualcuno deve aver pensato che dopotutto poteva andare peggio.
«Io sono qui, è quella terribile creatura manipolatrice che ha mandato altri a combattere in suo nome.»
«Manipolatrice? Hai il coraggio di dire una cosa del genere dopo ciò che hai fatto a quella povera cantante? Hai visto cosa è diventata?»
«Una martire» replica, senza scomporsi.
«Le parole esatte sono “mostruoso, grottesco zombie assassino”. E Fra? Come hai fatto a ridurlo in quello stato?»
«Ridurlo? Io ho accolto e dato una casa e uno scopo a una povera creatura spaventata.» Il licantropo si avvicina a Delfine, mi guarda da dietro le sue spire, che lo circondano protettive. La pioggia è diventata più fitta, capelli e peli gli si stanno schiacciando e incollando alla pelle. Somiglia tantissimo alla sua versione umana, adesso. «Ne ho visti tanti come lui. Quando il lupo ha riacquistato consapevolezza, dopo la Frattura, si è ritrovato intrappolato nel corpo di un bambino incapace di gestirlo. Puoi immaginare la sua paura, la sua confusione? Voi mortali avete guardato a coloro che si proclamano Dei e avete pensato a un’invasione, avete visto un gesto di violenza e vi siete immaginati una dichiarazione di guerra. Non vi siete chiesti cosa volesse dire comparire qui o risvegliarsi all’improvviso dopo secoli, per tutti quegli spiriti?»
«Il mondo com’era è stato rivoltato e spazzato via, non venire a raccontarmi che non è stata un’invasione. E io… noi di Fra ci siamo presi cura!»
«E avete rinchiuso il lupo. Avete cercato di addormentarlo e addomesticarlo, sfruttandolo solo quando vi serviva. Credevate di poterlo tenere alla catena per sempre? Lui è parte integrante di questo mortale, nessuna delle due nature è completa senza l’altra.» La drakaina allunga una mano e sfiora la testa del licantropo. «Se non fossi stata io a trovarlo per prima, le avreste distrutte entrambe.»
«Per… prima?» È un brutto colpo, questo. Supera la mia guardia e mi prende in pieno alla bocca dello stomaco. Incasso male. «È vero, ragazzino?  Lavoravi per questa stronza quando sei venuto da noi?» Il lupo mi ringhia contro. «Parla, cazzo, o giuro che ti prendo a pugni finché non ti decidi a venire fuori!»
«Ti ho detto di lasciar stare i miei figli.» Delfine si china in avanti. La sua bocca si spalanca in modo impossibile, il collo si gonfia e si scuote, come in preda a convulsioni.
Crede di spaventarmi? Io la…
Un nauseante gorgoglio, e un getto di liquido denso e nero schizza fuori dalla sua gola, vola dritto contro di me. Per fortuna sono già in movimento. Mi piego e mi passa sopra la testa, andando ad atterrare nel punto esatto in cui ero poco prima. È una sostanza vischiosa, che resta attaccata al selciato, sfrigolando e fumando.
«Wow, quando credevo che non potessi diventare ancora più disgustosa…» Non ho tempo per la sorpresa. Non voglio immaginare che effetto potrebbe avere su di me qualcosa che sta sciogliendo la pietra.
La coda della drakaina si solleva, si agita. So che sta per colpirmi, ma non ho tempo di capire da quale direzione. Mi lascio scivolare a terra, approfittando del lastricato umido. Mi passa sopra, sfiorandomi il volto, e appena mi supera sono di nuovo in piedi.
Delfine non ha tempo di rifarlo, sono troppo vicina ormai. Cerco di colpirla al busto, ma si sottrae al mio pugno sollevandosi sulla coda. Per un attimo mi sovrasta, e poi si getta su di me dall’alto, le mani tese per afferrarmi. Scarto di lato, mandandola a vuoto, ma le spire si muovono, scivolano, sta già tornando indietro. Un altro schizzo di quel maledetto liquido nero mi sfiora, ma stavolta schivarlo mi sbilancia troppo. Non posso evitarla, mi investe in pieno petto. Per un istante non riesco a vedere, a respirare, a capire dove siano il sopra o il sotto.
Mi ci vuole qualche secondo per capire che è perché mi ha sollevata da terra. Mi tiene stretta per la vita con le braccia, mi preme contro il suo petto con una forza che mi fa sospettare voglia spezzarmi in due.
No, il piano è diverso. Spalanca di nuovo la bocca. La sua mascella si allarga al punto che potrebbe ingoiarmi la testa senza problemi. Si china su di me, investendomi di saliva che brucia la pelle e di un odore acre che irrita il naso e fa lacrimare gli occhi. Gonfia la gola…
E in quel momento mi strappo l’ultima fiala dalla cintura e la infrango sbattendogliela sullo zigomo. Le ombre che intrappolava si espandono intorno a noi, cancellando la luce. Tenebre antiche, fitte, resistenti. Ci metteranno un po’ a disperdersi, persino all’aperto.
«Che cosa mi hai fatto?» È accecata, confusa. Io invece mi sono già sollevata le lenti sugli occhi. Sono ridotte peggio di prima, ma riescono comunque a percepire senza difficoltà un’aura potente come quella della drakaina, persino in questo buio.
Allarga le braccia per farmi cadere. Illusa. Smanaccio in direzione di quella che, nella sagoma che riesco a intravedere al centro dell’aura, dovrebbe essere la testa della creatura. Le afferro i capelli e mi ci aggrappo. Ignoro i suoi strilli disperati, aspetto che il mio peso la costringa a piegarsi in avanti, la prendo per le spalle, punto i piedi contro il suo corpo e salto. Le piombo sulla schiena, e resto appesa lì passandole le braccia attorno al collo.
«No!» Delfine urla, si dimena. Stringo le gambe intorno ai suo fianchi e serro la presa sulla gola, trasformando la sua voce in un gemito strozzato. Afferra le maniche dei miei abiti a brandelli, prova a spostarmi le braccia facendo leva su quelle, ma ottiene solo di strapparle. Sono in una posizione troppo vantaggiosa perché possa rompere la morsa in cui l’ho intrappolata.
Mentre l’aria inizia a mancarle tutto il suo corpo si contorce. Scivoliamo fuori dalle ombre e finiamo a terra. Sbatto la schiena e la nuca, le orecchie iniziano a fischiarmi. Oppure è un urlo disumano e familiare, quello che sento?
Comunque non la mollo, vaffanculo. Non finché sono ancora viva. Non…
Fra scivola tra le spire impazzite di Delfine, schivandole con agilità, e mi salta addosso con un ululato. Il suo morso è brutale, mi squarcia la carne del braccio sinistro. Provo a restare aggrappata alla drakaina, ma non riesco a evitare che il lupo mi trascini via e mi scagli a terra.
«No!» Mi tampono la ferita con la mano. Le mie lenti sono finite a pezzi una volta per tutte, e credo di avere il braccio fuori uso. «Perché?» Delfine è rimasta a terra, stordita. Posso ancora eliminarla. «Perché, Fra? Ce l’avevo!» Faccio per rialzarmi, ma lui mi tiene giù con un pugno al viso. «Smettila! Sei uno di noi. Sei il mio amico, cazzo. Possiamo far finire tutto questo, liberarci di lei, delle sue menzogne…» Dove sono andati tutti? Perché nessuno mi dà una mano?
Il licantropo si china su di me, leccandosi il muso imbrattato di sangue e fissandomi. Sto solo immaginando l’ombra di tristezza che mi sembra di vedere in quegli occhi animaleschi? C’è una traccia di umanità nella sua espressione rassegnata, mentre mi afferra per i capelli e mi tira indietro la testa, scoprendomi la gola?
Di sicuro c’è sorpresa nel suo sguardo, quando le sue narici si contraggono e si volta, attratto dall’odore di qualcosa.
E ancora di più nel mio, quando vedo Irene conficcargli un coltello nel petto.

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