Fabula LV (prima parte)

«Sai dove sono?» Il seguace dei 47 annuisce. Quest’uomo è pieno di sorprese. Prima maneggia la spada dell’Ospitaliere come se nulla fosse, e adesso dice di sapere dov’è il covo del Velato. E quella Pizia l’ha chiamato per nome? «Dobbiamo raggiungerli, subito!»
«Ma che dici?» sbuffa Davelli. «Siamo ridotti a pezzi.»
«Per andarvene da qui dovrete passare dall’Ardente. La Madre e i nostri compagni saranno sicuramente felici di vedervi» aggiunge l’uomo calvo, con un ghigno. «Il piano verrà completato, non potete farci niente.»
«Col cazzo!» Ci sono arrivato così vicino, non posso arrendermi proprio adesso. «C’è troppo in gioco.» La città che precipita nel caos è una prospettiva che mi fa ancora più paura, anche se di poco, dell’avere in giro due maghi incazzati personalmente con me. «Lo troverò, dovessi passare sopra la drakaina.» O, più realisticamente, fare una fine orribile provandoci.
«Forse non sarà necessario.» La voce di Mila è rauca, e poco più di un sussurro. È ancora a terra, ma si è sdraiata sulla schiena, le mani sollevate a coprirle gli occhi. «Oh, che giornata di merda…»
«Ospitaliere!» Il seguace dei 47 le corre accanto. «Sta bene? Posso aiutarla?»
«Non ti avvicinare. Se mi sfiori in questo momento ti spezzo le dita. E non dovresti impugnare quella spada più del necessario.»
L’uomo sobbalza come se fosse stato punto da qualcosa, e si fa subito indietro. Si china e posa l’arma al suolo, con estrema delicatezza. Ma la sua mano destra indugia sull’elsa, senza lasciarla del tutto .
«Mila, come stai?» chiedo.
«Non vuoi saperlo. Nessuno vuole saperlo. Ma adesso non c’è tempo per questo.» Borbottando qualcosa sottovoce solleva un po’ il busto da terra. «Davelli!»
«No, non rivolgermi la parola. Uno dei 47. Cazzo, si può essere sbattuti dentro solo per avervi nominato, figurati questo!» replica l’agente, senza smettere di tenere sotto tiro i suoi prigionieri. «Silva sapeva chi è questa donna e ci ha coinvolto comunque, vero? Oh, quanto gliela farò pagare, con l’agenzia…»
«E smettila!» taglia corto la donna. «Non farmi venire lì a zittirti! Ascolta, se adesso non ci abbandoni il Tribuno sarà in debito con te. Il Tribuno in persona. E non per qualcosa di poco conto. Altro che essere messi dentro! E la fata l’hai sentita, sai cosa pensano dell’EXO i seguaci di Delfine. Se non fermiamo il Velato non basteranno tutti i tuoi cazzi di titoli di giornale a salvarti!»
Davelli distoglie lo sguardo dalle Pizie per rivolgerlo all’Ospitaliere. Cerca di capire se si può fidare, o se il possibile guadagno giustifica il rischio? «Cosa vuoi da me?» chiede alla fine.
«Il tuo omuncolo. Quello che ci ha portati al santuario.»
«Ma certo, con quello non ci vedrebbero andarcene da qui.» Faccio per avvicinarmi all’agente, ma le gambe mi tradiscono. Piombo a terra, attutendo dolorosamente la caduta con le braccia. Inizio a sospettare che riprendere le forze dopo un duello magico richieda più che restare seduto per qualche minuto.
«Non funzionerebbe.» Davelli scuote la testa. «L’omuncolo consuma energie mistiche per trovare la strada tra i mondi, ha bisogno di riposarsi e recuperare tra un viaggio e l’altro. È pericoloso usarlo di nuovo troppo presto.»
«Pericoloso non significa impossibile» ribatto, cercando faticosamente di rialzarmi. «È rischioso ma potrebbe funzionare, giusto?»
«Forse. Non sono mai stato così pazzo da provarci.»
«Beh, io lo sono.» Mi rimetto in piedi, e riesco a fare qualche passo senza barcollare troppo, fino a raggiungere l’agente. «Andrò io.»
«Vedi di imparare di nuovo a camminare, prima. Qui l’unico ancora abbastanza in forze da fare qualcosa del genere sono io, e non ho intenzione di correre un rischio simile.»
«Ci sono anche io.» Il seguace dei 47. «Se avete un modo per raggiungere il Velato, posso inseguirlo. Sono io che so dov’è andato, dopotutto. E ho questa.» Solleva la spada. Una delle Pizie, la donna, un’espressione sconvolta sul volto pallido, fa per alzarsi, ma un gesto secco della pistola di Davelli la convince a tornare a sedersi.
«Ti ho detto di lasciar andare quella spada!» sbotta Mila. «È già un miracolo che non ti abbia ancora fuso il cervello.»
«Potremmo averne bisogno, però» intervengo. «Dovremo pur affrontare il Velato in qualche modo.»
«Vuoi venire anche tu?» Il seguace mi lancia un’occhiata poco convinta. «Davelli ha ragione, non sei in condizione. Hai già fatto tanto, se ti riposi…»
«Io devo venire, fidati.» Formulare quelle parole vuol dire ignorare le grida della parte dotata di buonsenso del mio cervello, che mi ricorda che il Velato ha appena finito di demolirmi. Ma il maledetto incantesimo per Ippolito non si recupererà da solo. «Ormai riesco a muovermi abbastanza bene. Non sarò d’intralcio, e magari potrei tornare utile.»
Ricevo altri sguardi scettici, un brutto colpo per la mia autostima. «Beh, perché no» risponde comunque l’uomo con la spada. «Non…» Si interrompe, si porta una mano alla fronte e aggrotta le sopracciglia. «Lo so che sarà più complicato aiutarmi. Fidati, so quello che faccio!» borbotta, senza rivolgersi a nessuno in particolare.
«Oh, andiamo bene, pure questo dà i numeri. Se non vi perderete tra i mondi il mago vi farà a pezzi, lo sapete? Ma se ci tenete comunque…» Davelli indica l’impermeabile che ha steso su Folco. «La boccetta è in una tasca interna. Chissà come si incazzeranno gli alchimisti quando sapranno che gliel’ho persa.»
Mentre arranco a recuperarla, la voce di Mila esplode alle mie spalle. «No, non puoi portare la spada. Rischieresti di farla cadere nelle mani di quello stronzo, è troppo pericoloso.»
Prendo la bottiglietta, chiedendomi cosa pensi Folco di tutto questo, dal suo rifugio nel mondo di mezzo. Se  è preoccupato, il suo sonno tranquillo non ne risente.
«Non la porterò senza il suo consenso, Ospitaliere» sta dicendo intanto il seguace. «Ma senza non so cosa potrei fare, una volta davanti al Velato.»
«A cosa credi ti servirebbe la mia arma? Hai visto come mi ha ridotto?»
«Ora che la spada ha imparato quel trucco non si farà sorprendere di nuovo. Sono sicuro che riesce a sentire anche lei quello che prova in questo momento. Vuole vendicarsi, dimostrare che nessun incantatore da quattro soldi le è superiore. Non è solo pronta per questa lotta, la desidera.»
«Ovviamente. È proprio da lei.» Mila sospira. «Trattala con la massima cura. E se ti rendi conto che la situazione è disperata, cerca di metterla al sicuro. E questo vale anche per te!» aggiunge poi, rivolgendosi a me.
«Farò il possibile. E tu cerca di stare attenta.» Raggiungo l’uomo con la spada. Mi impongo di camminare con passo un po’ più sicuro e la schiena un po’ più dritta di quanto abbia fatto finora, e lo sforzo mi lascia senza fiato. Merda, che rottame.
Apro la bottiglietta. «Il dito» dice Davelli. «Immergici il dito.» Seguo il suo suggerimento, e sento qualcosa di tagliente che mi affonda nella pelle. Tiro subito fuori l’indice, più per la sorpresa che per il dolore. C’è del sangue sul polpastrello.
Il fumo si riversa fuori dalla boccetta, e in pochi istanti l’omuncolo si materializza, sollevando verso di me i suoi occhietti di luce azzurra. Mi sembra un po’ più piccolo di prima, ma forse sono solo stato suggestionato dalle parole di Davelli.
Il seguace dei 47 mi viene accanto, osservando la creaturina con sospetto. «Sei pronto?» gli chiedo.
Annuisce. «Ah, visto che dobbiamo fare questa cosa insieme… Renzo» si presenta, tendendomi la mano.
Gliela stringo, un po’ sorpreso dal gesto. Beh, stiamo per andare a rischiare la vita, ha senso sapere che nome usare per chiedere aiuto. «Agostino.» La sua stretta è solida e rassicurante quanto la mia è nervosa e tremante. «Allora, dove dobbiamo andare?»
«Al rione Trivio.»
«Ha sentito?» L’omuncolo mi fissa con i suoi strani occhi luminosi, poi solleva un braccio. La piccola protuberanza si allunga, si avvolge attorno alla mia mano. È fredda, di una spiacevole consistenza gommosa.
Inizia ad avanzare a piccoli passi, tirandomi dietro di sé. Mi volto per fare segno a Renzo di seguirci, e alle sue spalle intravedo Mila, che solleva una mano e mi rivolge un cenno di saluto. Lo ricambio con un sorriso, ma la sua espressione resta cupa. Provo a pensare a qualcosa da dirle per rassicurarla, o a un messaggio per Silva.
Ma prima che possa farlo è già scomparsa, e il giardino intorno a noi inizia a fiorire.

(continua qui)

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