Fabula LIV (seconda parte)

(continua da qui)

«Ehi, hai visto come sono ridotti i tuoi?» interviene Malombra, con un sospiro. «Perché non li porti via finché ne rimane ancora qualcuno intero?»
L’huldra lo guarda a malapena. «Marchiato e rotto. Sei peggio di questa cambiata
Mi aspetto una risposta immediata e pungente, e invece lui resta in silenzio per un secondo. E quando riprende a parlare, avvicinandosi alla creatura, la sua voce trema. «Cos’hai detto?»
«Che almeno il meticcio ci è nato, così.» Indica con un cenno Silva. «Tu che scusa hai per quel parassita schifoso che ti porti dentro?»
Malombra scatta in avanti, ma l’huldra se lo aspettava. Il suo bastone di legno si muove, e quello di metallo vola via dalle mani del fattucchiere, piegato nel punto in cui è stato colpito
Silva si lancia contro la fata, ma le fiamme scivolano sulla pelle della creatura senza lasciare traccia, e all’huldra basta tendere il braccio per afferrare la donna per la gola. Il fuoco divampa immediatamente intorno alla mano, ma la fata sembra non accorgersene neanche. Stringe le dita candide, che affondano con troppa facilità nel collo della cambiata.
«Malombra, fa’ qualcosa, cazzo!» grido mentre lo raggiungo, qualche passo più indietro. Silva sta lottando per liberarsi, ma i suoi sforzi non riescono neanche a impensierire l’huldra.
«Lo sto facendo» risponde. Le sue dita si muovono nell’aria, la sua bocca sussurra qualcosa. Poi fa un passo di lato, e torna a rivolgersi a me. «Vediamo se la bionda è immune agli esorcismi, oltre che agli attacchi fisici.»
Silva ha gli occhi sgranati, il volto paonazzo. Le gambe le stanno cedendo. «Non puoi fare più in fretta?»
«Non ce n’è bisogno, la tipa dell’EXO ha l’aria di una che ci metterà un po’ a morire. Che botta di culo, terrà l’huldra impegnata per tutto il tempo necessario» replica lui, ricominciando a muovere le dita di fronte a sé secondo chissà quale schema.
«Ma dici sul serio?» Lo scuoto per la spalla. «Guarda che muore davvero!»
«Non distrarmi, coglione, se sbaglio un’invocazione succede un casino.» Malombra si volta a guardarmi. Una goccia di un liquido denso e giallastro gli sta calando lungo la guancia. scendendo dall’occhio sinistro. «Morirà, ma almeno ci avrà aiutati a liberarci di quel mostro. E in più non avremo anche l’EXO a spremerti, quando questa storia sarà finita. Credi che quelli siano meglio delle Furie?»
Fiamme che esplodono improvvise in un lampo accecante, un grido. L’huldra sta indietreggiando, coprendosi gli occhi con le mani, mente Silva è caduta in ginocchio e cerca di riprendere fiato.
«Io ti squarto, cagna!» urla la fata. «Ti spello e ti mangio.»
«Ecco, si è mossa! Incantesimo rovinato!» sbotta Malombra.
«Smettila! Un’altra cazzata del genere e ti faccio saltare i denti!»
Il fattucchiere mi fissa a bocca aperta a quelle parole, offeso e ferito. Ma che cazzo gli sta succedendo? «Ehi, lo sto facendo per te, sai? Tutto questo è solo per salvarti la vita, stronzo!» La creatura sotto il suo occhio si agita, e il suo volto si contorce per il dolore. Ma non smette di parlare. «Ho persino accettato di collaborare con le macellaie del Tribuno. Ma ora sanno che l’assassino che stavano cercando è uno dei loro. Cosa credi che faranno? Vorranno tenere la cosa sotto silenzio. Non siamo più una risorsa, ma una minaccia. Quando avremo risolto la questione di Tessy potrebbero arrestarci, come volevano fare dall’inizio, e tu non lo sai com’è stare dentro. Oppure si risparmieranno il fastidio e ci faranno sparire, perché no? Merda, se avessi un minimo di cervello me la sarei già battuta nella Fascia Desolata lasciandoti a cavartela da solo!»
«È questo il problema? Sei incazzato con me per aver detto che quel bastardo era qui?»
«No, non sapevi chi fosse, dopotutto. Ma visto che ci troviamo in questo casino perché ti sei ostinato a ficcare il naso dove sarebbe stato molto meglio non farlo, potresti almeno evitare di lamentarti mentre lo risolvo.»
«Lasciando morire chi ci sta aiutando e cerca di impedire una strage?» Un rumore metallico dietro di me. Mi volto, e mi ritrovo faccia a faccia con una maschera da saldatore. Poi mi accorgo anche della pesante catena che il lemure sta sollevando sopra la sua testa.
Malombra mi spinge via proprio mentre gli anelli di metallo mi stanno per cadere addosso, ma viene colpito alla spalla sinistra. Urla, si piega, e il fantasma perde ogni interesse in me e si concentra su di lui. La catena tintinna mentre viene sollevata di nuovo, troppo in fretta perché il fattucchiere riesca ad allontanarsi. Il colpo alla schiena lo riduce in ginocchio.
Il gigantesco gatto d’ombra appare alle spalle dello spettro. Gli salta addosso, ma il lemure neanche barcolla, e pare appena infastidito dagli artigli di oscurità che affondano nella sua carne e raschiano inutilmente contro la sua maschera.
Perlomeno ora è distratto. «Silva!» grido, mentre afferro Malombra per le braccia e lo trascino lontano dal fantasma. «Ci serve aiuto!»
«Anche a voi?» Seguo la voce della cambiata e la individuo, qualche metro dietro di me. Si sta ancora battendo con l’huldra. La vedo schivare con attenzione i colpi di bastone per poi ripetere il trucco della fiammata accecante, e approfittare della guardia abbassata della fata per colpirla con un paio di pugni ardenti dall’aria violenta. L’unico effetto che sembra ottenere, però, è quello di far arrabbiare ancora di più la sua avversaria. «Non riesco né a consumare le barriere di questa stronza né a sfondarle coi miei colpi. Idee?»
«Stai ferma e fatti divorare» suggerisce l’huldra, strofinandosi gli occhi iniettati di sangue.
«Oh, per favore…» Malombra si rialza con un lamento. «Liberaci da quel lemure, alle protezioni magiche ci penso io.»
«Come se ti… Aaaah, smettila!» strepita la fata all’ennesima esplosione di luce di fronte al suo viso.
Silva le volta le spalle e corre verso il lemure, mentre il felino di Malombra si dissolve. Lo spettro si accorge di lei, ma non è abbastanza veloce. La catena colpisce a vuoto, la donna gli si lancia addosso. Solleva la parte inferiore della maschera con la mano destra e fa scivolare nella fessura così creata quella sinistra, la pelle illuminata come brace. Ci vogliono solo pochi secondi perché lo spettro si dissolva e la maschera vuota cada ai piedi della cambiata.
«Impressionante» mormoro.
«E non hai ancora visto cosa farò a quella…» La frase le muore sulle labbra, mentre fissa qualcosa alle mie spalle.
Faccio per voltarmi, ma prima che ci riesca Malombra mi atterra accanto, sbattuto a terra come uno straccio. Un attimo dopo un candido braccio sottile mi circonda il collo e mi trattiene con forza inaspettata. Cerco di divincolarmi, ma sento il corpo nudo dell’huldra premere contro la mia schiena, le sue labbra sfiorarmi un orecchio.
«Buono» sussurra, e un brivido mi scorre lungo la pelle. E non uno di paura. È assurdo, non posso credere che in una situazione del genere… «Ora penso io a tutto.» Certo che ha una voce davvero delicata. E i suoi capelli profumano di fiori, ora riesco a sentirlo. Un odore sottile ma inebriante. «È inutile continuare con questa violenza, no?» Silva sta aiutando Malombra a rimettersi in piedi. Sembrano spaventati e preoccupati. Perché io invece mi sento così tranquillo? «Loro tengono a te, e anche io.» Il bastone mi passa davanti al volto, sfiorandomi la punta del naso, che inizia a pizzicare. «Quindi adesso la tua amica mi passerà quella maschera, così la smetterà col suo seccante scherzo dell’accecamento. E il tuo amico interromperà qualunque cosa stia facendo alle mie protezioni mistiche. Dico bene?»

(continua qui)

Annunci

2 pensieri su “Fabula LIV (seconda parte)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...