Fabula LIV (prima parte)

«Quello ha ucciso la cantante?» Silva mi afferra per le spalle e mi fa voltare verso di sé. La sua pelle scotta tanto da fare male. Mi lascia andare subito, quando si  accorge della mia smorfia di dolore. «E anche altri? Il monacello?»
«Monacello?» rispondo, confuso. «Non lo so. Penso che potrebbe aver assassinato anche una Pizia, però…»
«Dovrò andare a fargli qualche domanda di persona, allora.» Gli occhi della donna scintillano di luce arancione. Ricordano un po’ quelli di Lume. «È il mio arresto, mi occupo io di lui!»
«Ehi, smettetela voi due!» Vittoria è sporca di fuliggine e sangue, e ha più lividi e ferite di quando mi sono allontanato, poco fa. Tutti ne hanno, a parte Malombra. «Quello di cui state parlando è uno dei nostri!» Si avvicina e mi squadra in volto, furiosa. «Ti stai sbagliando.»
Lancio un’altra occhiata al licantropo. È in testa a un gruppo di cambiati dall’aspetto minaccioso, che rispondono con grida e versi animaleschi ai suoi ringhi e ululati, e quando non sta incitando i suoi guarda direttamente verso di noi. Occhi gialli, zanne snudate, un’espressione feroce e carica d’odio. Una che ho già visto. «Dici? Perché mi sembra proprio lui…»
«Ti ho detto che sbagli!» Mi dà una spinta, e anche se non pare metterci troppo impegno la sua forza è sufficiente a farmi barcollare all’indietro. Cadrei, se Malombra non fosse pronto a reggermi. «Fra non lo farebbe mai! Non è un traditore, ed è solo un ragazzino!»
«Un ragazzino posseduto da uno spirito antico.» Irene afferra Vittoria per un braccio, la tira indietro. «Stai calma, dobbiamo ragionare.»
«Cosa cazzo c’è da ragionare? È assurdo!» Si divincola, respinge anche la sua amica, ma con molta più delicatezza di quella usata con me. Le serpi tra i capelli della cambiata, però, le soffiano contro lo stesso. «Conosciamo Fra. Non basta che Sami creda di aver visto qualcosa in un viaggio astrale mentre era strafatto a convincermi di qualche stronzata alla Departed
«Non ero strafatto, so quello che ho visto. E il revenant assassino che mi dà la caccia dovrebbe essere sufficiente a dimostrare che ho scoperto qualcosa di importante, no?» replico, esasperato.
«Cosa ti aspettavi? Furie…» Malombra pronuncia la parola come se stesse sputando qualcosa di schifoso. «Arrestare e torturare la gente della Scuola senza neanche formulare un’accusa va bene, ma prova a sfiorare uno dei loro e guarda come reagiscono. Siamo stati dei fessi a pensare di poter collaborare con queste due.»
«Non ti azzardare a paragonare Fra a uno dei tuoi…»
«Basta!» Irene si mette tra Vittoria e il fattucchiere, a braccia aperte. Parla con voce un po’ più alta del solito. «Pensaci, potrebbe avere ragione.»
«Ma cosa dici? Sei impazzita anche tu?»
«No, ascolta. Ricordi quando andammo a prendere il corpo di Tessalonica in ospedale? Grazie alla sua segnalazione arrivammo prestissimo, prima di tutti gli altri. La notizia non si era ancora diffusa, ma Fra l’aveva saputo. Come? Da chi?»
«Da voci… a scuola?» Vittoria esita, dubbiosa, e scuote la testa. «No, no, se l’avesse uccisa lui non ci avrebbe fatto mettere le mani sul corpo.»
«Non lui, Vic. La cosa dentro di lui» insiste Irene. «E comunque, perché no? Tessalonica avrebbe attirato l’attenzione, ci sarebbero state di sicuro indagini approfondite su di lei. E in questo modo è stato il lupo a esaminare il cadavere e a non trovare nessun elemento utile a individuare l’assassino, anche se è in grado di capire dal tuo odore da quanti giorni non ti vedi con Mirko senza neanche bisogno di trasformarsi.»
Mi faccio indietro, e porto Malombra con me. Meglio lasciare che le due Furie affrontino la questione tra loro. Intanto i guardiani del santuario si stanno disponendo lungo la piazza, i bastoni puntati verso i nostri assedianti, le loro sfere di fuoco un po’ più splendenti di prima. Silva, invece, si è allontanata di qualche metro, e sta fronteggiando proprio il licantropo. Piccole fiamme danzano tra le sue dita.
Vittoria è pallidissima. Dopo tutto quello che è successo, sembra che sia questa conversazione a provarla più di ogni altra cosa. «Mi ha salvato dai Variaghi!»
«Prima di parlare con l’huldra e coprirle la fuga cercando di ucciderti» insiste Irene.
«Ma sappiamo quello che si sono detti!»
«Sappiamo quello che ci ha riferito Fra. O magari quello che gli ha permesso di capire il lupo, se preferisci.»
Malombra si avvicina al mio orecchio. «Qua fuori è pericoloso. Quando le cose si faranno pesanti resta vicino a me, lascia perdere quelle due.»
«Non è il momento per questo, ‘Ombra. Se da questa situazione non usciamo tutti insieme…»
«…ne usciamo in due. Te lo ripeto, non ti allontanare. E avvisami quando senti arrivare Tessy.»
Sento l’impulso di guardarmi attorno, come se con quelle parole potesse averla evocata. È ridicolo, ovviamente. Se fosse così vicina la sottile angoscia che mi pesa addosso e si rifiuta di alleviarsi dovrebbe essere molto più forte. Credo. «E cosa faremo allora?»
Il fattucchiere non risponde, ma sogghigna. Qualcosa guizza sotto il suo occhio cieco.
«Eccoli!» Il grido di Silva interrompe tutte le conversazioni. Un cambiato dalla pelle maculata e una lunga coda è il primo a lanciarsi nella piazza, piombando con un ruggito sui guardiani. E altri lo seguono in fretta, sfidando le fiammate che i miei compagni gli riversano addosso.
È impossibile trattenerli tutti. Una donna con la pelle ricoperta di placche ossee si fa strada tra i guardiani, brandendo due grossi coltelli dalle lame seghettate, e punta contro di noi.
«Ricorda, non ti muovere» mormora Malombra, che si china sulle ginocchia e serra le mani intorno al suo bastone.
«Sei fuori di testa? Vuoi combattere?» Osservo incredulo il fattucchiere che attende immobile mentre la donna si avvicina a noi di corsa, schiva con facilità la goffa bastonata con cui lui cerca di tenerla lontana, allarga le braccia, finta con la sinistra e poi porta con la destra un affondo deciso al fianco dell’uomo…
Un movimento rapido, un’ombra che mi passa davanti agli occhi, e la cambiata è a terra, a urlare e dimenarsi sotto una figura scura e difficile da definire, che dalla sagoma ricorda un grosso gatto.
«Il cane nero?» mormoro.
Malombra scoppia a ridere, euforico. «Hai visto? È da prima che lo sto facendo, non se lo aspetta nessuno!»
«Non era rimasto alla Scuola?»
«I vantaggi dell’avere un corpo fatto di buio e cattivi pensieri. Ci vuole poco a rimetterlo insieme, anche dopo che una sirena lo ha fatto a pezzi.»
Uno schizzo di sangue, un gemito, e la creatura d’ombra è sparita, mentre la donna resta a contorcersi a terra. «Non morirà, vero?» chiedo.
«No, se se ne vanno in fretta e si portano dietro i feriti.»
«Non possiamo lasciarla lì a dissanguarsi!»
«Vuoi andare a fare la crocerossina in questo momento?»
Una fiammata che esplode alla nostra sinistra interrompe la discussione. Silva cade a terra davanti a noi, ma si rialza subito, mettendosi in posizione di guardia. Tende le mani, e il fuoco che le circonda si riversa in avanti, disperdendo e costringendo alla fuga un gruppetto di Variaghi.
«Attenti, ragazzi, arriva la stronza!» annuncia, raddrizzandosi e pulendosi sudore e sporcizia dalla fronte con la manica della giacca. E quasi non fa in tempo a terminare il gesto che deve gettarsi di lato, per schivare il velocissimo colpo di bastone con cui una creatura pallida e nuda l’ha assalita all’improvviso.
Ci metto un attimo ad accorgermi della schiena cava e della coda da mucca. L’huldra non ha un graffio, e la sua pelle è così candida che sembra emanare luce. Scuote appena la testa, e i capelli le ricadono lisci e perfetti lungo la schiena e sul petto.
«Avrei dovuto ucciderti prima» sbuffa, osservando Silva con aria annoiata e appoggiandosi alla sua arma, un’asta di legno ricoperta di rune e perline. «Rimediamo?»

(continua qui)

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