Fabula LIII (seconda parte)

(continua da qui)

Resto piuttosto deluso quando mi accorgo che non succede nulla. Non ero certo di cosa aspettarmi, ma di sicuro non questo. A parte l’emozione di stringere la lama incantata dell’Ospitaliere, non avverto niente di particolare.
Mi rialzo, piano, consapevole che gli sguardi di tutti sono fissi su di me. Attendono che faccia qualcosa. Soprattutto il Velato e Zampa de Gal, che hanno smesso di litigare e mi osservano, tesi e pronti a reagire.
Una sgradevole sensazione di qualcosa che si insinua sotto la mia pelle. La vista. Anna fa un passo avanti, e stavolta la sua impassibilità pare aver lasciato il posto a… disappunto? Preoccupazione? «Oh, Renzo» mormora. Non capisco di cosa…
Le voci esplodono all’improvviso, tutte insieme. Sono tantissime, e hanno tutte un sacco di cose da dire. Urlano, protestano, cercano di sopraffarsi, e non si curano del fatto che sembra mi stiano gridando nelle orecchie… no, dietro le orecchie, dalla parte sbagliata della testa! Fa male, cazzo, malissimo! Vogliono sfondarmi i timpani? Spappolarmi il cervello?
«Questo cosa dovrebbe significare?» È sorprendente che riesca a distinguere le parole di Zampa de Gal in tutto questo chiasso. «È un tuo trucco?»
«Mio?» Il Velato sembra quasi offeso. «Perché dovrei fare una cosa del genere?»
Le loro voci si aggiungono a quelle della spada, si fondono al caos assordante che mi sta facendo impazzire. Ma che cazzo hanno da dirsi? Perché non stanno zitti?
Renzo…
«Lui non c’entra» interviene Anna. «È colpa della spada, e…» Si volta, la mano tesa verso Folco. «Sua! Dell’uomo ferito!»
Renzo, ascolta la mia voce. Le parole dello sciamano si insinuano nella confusione, nitide e distinte, come se fossero trasmesse in un modo diverso dalle altre. Mi ci aggrappo con la stessa forza con cui mi sto aggrappando al corno intorno al mio collo.
«Oh, certo! Fata, vuoi farti fregare così?» Anche Davelli doveva mettersi a parlare, adesso? «Ti distraggono indicando un bersaglio a caso, e siete di nuovo tutti affettuosi alleati?»
Questi spiriti sono rumorosi, ma stanno cercando di aiutarti, non di farti del male. Non devi ascoltarli, ma sentirli. Se mi concentro sulle istruzioni di Folco il dolore diminuisce, e riesco a pensare più chiaramente. Anche se forse è solo perché la spada trova più difficile invadermi la mente se assecondo il mio collasso psicotico.
«Zampa, quello stronzo mette in dubbio le parole di una Pizia e tu non l’hai ancora ucciso?» sbraita Anna. «E ammazza anche il suo amico addormentato, sta facendo qualcosa di strano!»
Lasciali passare attraverso di te. Non opporre resistenza, ci penso io a impedire che ti sottomettano. Tu affidati alle tue percezioni, fatti guidare…
Molto più facile a dirsi che a farsi, mentre una folla litiga per la mia attenzione e un folletto si avvicina a Folco e Davelli e gli punta contro una pistola.
«Puoi ancora tirarti fuori da questa storia» insiste Davelli, fissando Zampa de Gal negli occhi. «L’EXO può aiutarti. L’hai sentito il mago, pensi di poterti fidare davvero di qualcuno, qui? Ma per noi saresti una risorsa preziosa. Liberiamoci del circo che ti porti dietro, andiamo in ufficio, e prima dell’ora di pranzo ti ritroverai sotto protezione e impegnato a discutere la più vantaggiosa offerta d’impiego della tua intera esistenza.»
Però ci devo almeno provare. Lasciarmi andare, affidarmi agli spiriti. E che ci vuole? In fondo ho solo problemi a fidarmi dei non-umani, sono spaventato da loro, perseguitato da qualcosa che strilla nella notte imitando un telefono, e ho in bagno…
Il folletto scuote la testa. «Umani, tutti uguali.» Le sue parole grondano disprezzo. Avvicina la canna della pistola alla fronte dell’agente, ma poi l’abbassa in direzione di Folco.
…Celeste. I ricordi della donnina in kimono mi riempiono la mente. Il suo volto inumano ma espressivo. La dolce nostalgia che risuona nel suo canto. La silenziosa compagnia che mi fa, seduta sulla soglia del bagno a spiluccare biscotti. Di lei non ho mai avuto paura, anche se probabilmente chiunque altro la troverebbe inquietante. Così piccola, indifesa, fuori posto, probabilmente smarrita. Forse di lei potrei fidarmi.
Bravissimo. Quello di Folco è solo un mormorio, ma riesco a sentirlo perfettamente. Le voci si sono placate. Resta in sottofondo solo una melodia, un motivo intonato da una voce familiare. Ora sappiamo come comunicare con te. È la canzone di Celeste, ma modulata in modo diverso. Più ritmata e incalzante. Invita al movimento, all’azione…
Zampa de Gal piega il dito sul grilletto, ma io non sono più fermo. Non mi sono mai spostato così in fretta, eppure ricordo di averlo fatto, centinaia di volte, in decine di scontri. Sono memorie intessute nella musica, che ora risuonano dentro di me.  Ricordo la sensazione della spada tra le mie mani, il modo migliore di impugnarla, l’angolo con cui portare un colpo dal basso verso l’alto, dritto contro il folletto…
La lama fende solo aria, Zampa è già saltato all’indietro. Merda. Anche se so cosa fare e lo eseguo senza pensare resto comunque troppo lento e pesante. Non credo che quest’arma sia mai stata maneggiata da qualcuno fuori allenamento quanto me.
Ma è troppo tardi per pensarci. La melodia cambia, e i miei passi con lei. Non mollo la fata, la incalzo, le do addosso. Ma Zampa de Gal è veloce, non si ferma mai, cerca di guadagnare spazio. E io sto già sudando, e ho il fiatone e un dolore al fianco che diventa sempre più intenso. Anche se stringo i denti presto sarò esausto, spada magica o no.
Però non sono preoccupato. Ho un vantaggio enorme sulla fata, mi basta sfruttarlo.
Mi abbandono alla musica e ai ricordi senza più pensare, li seguo con trasporto persino eccessivo. Mi sbilancio negli affondi, ruoto troppo quando mi volto, mi fermo a recuperare l’equilibrio ogni volta che la spada manca il bersaglio. Sono così goffo e sgraziato che è questione di pochissimo prima che la fata prenda il controllo dello scontro.
Gli spiriti nell’arma non ne sono contenti. Inizio a sentire delle stonature nella melodia, le memorie non sembrano più così naturali e spontanee. Mi pare quasi di avvertire un lontano brusio.
«Lo sai che non funziona, schiavo dei 47.» Dopo la sorpresa iniziale, Zampa de Gal sembra essersi rilassato un po’. Colgo un sorriso sul suo volto, mentre agito la spada davanti a me, la lama parallela al terreno. Il folletto si piega all’indietro quanto basta per schivarla, e quando barcollo in avanti solleva con tranquillità un braccio. Mi ritrovo a fissare, per la seconda volta in troppo poco tempo, la canna della sua pistola. «Tra noi finirà sempre in questo modo.»
«Sì» rispondo. «Con te che non puoi sparare.»
Osservo con soddisfazione il sorriso sparire dalle sue labbra, mentre si rende conto di quello che voglio dire. Sono ancora protetto dal giuramento di Delfine. E lui è dove volevo che fosse, immobile e proprio davanti a me.
La sorpresa e la confusione gli impediscono di veder arrivare il colpo di spada con cui gli strappo di mano la pistola. Ma quando gli punto la lama alla gola il suo volto bellissimo si scioglie, e per un attimo mi ritrovo a fissare la grottesca creatura dal naso pendulo e le grandi orecchie in cui si era trasformato mentre mi trasportava fin qui. Esito per la sorpresa, e l’istante dopo è sparito nel nulla.
Mi guardo attorno, cercandolo. Lui è già apparso alle spalle del Velato, e ha avvolto il braccio deforme attorno al suo collo.
«Che cazzo fai?» grida il mago.
«Basta stronzate, fammi da guida e andiamo a finire il tuo incantesimo.» In questa forma la voce di Zampa de Gal è uno stridulo pigolio. «Poi deciderò cosa fare di te.»
«No!» Mi lancio contro di loro, ma prima che riesca a raggiungerli sono svaniti.
«Zampa! Fermati!» chiama il pelato, e Anna gli fa eco. «Non ci mollare qui, bastardo!»
«Troppo tardi, signori.» Davelli ha lasciato il corpo di Folco, e si sta rialzando da terra a fatica e gemendo di dolore, con la pistola del folletto tra le mani. «Dal peso direi che questa’arma è carica, quindi perché voi due» indica con un cenno del capo le Pizie «non tenete le mani dove posso vederle e vi sedete a terra, intanto che trovo un modo per immobilizzarvi?»
«Che cosa…» mormora mia moglie, sgranando i suoi occhi dorati.
Dovrei ignorarla. Farle affrontare il suo destino. Cazzo, è al servizio di Delfine, collabora con il Velato, mi avrebbe lasciato morire, e con me Folco e tutti gli altri.
Ma proprio non ci riesco. «Davelli, è davvero necessario pensare a questo adesso?» chiedo. «Sono innocui.»
Ottengo in risposta un’occhiataccia assassina. «Ma sei impazzito? Anche se davvero non fossero pericolosi, cosa di cui dubito, e anche se non avessi autorità per arrestarli per quello che sta succedendo qui, sono comunque sospettati di complicità nel sequestro di un dipendente EXO. E volevano farmi saltare la testa! È finita bene, ma…»
«Ma che finita.» Il tizio magro si avvicina, barcollando vistosamente. Mi sorprende che riesca già a reggersi in piedi. «Non possiamo lasciar andare così il Velato. Ha le foto. Se riesce a completare l’incantesimo tutto questo non sarà servito a nulla.»
«Non riuscirete a trovarlo» replica il pelato, con aria di sfida. «A noi non ha mai rivelato dov’è il suo covo, e il suo velo è incantato. Lo protegge da divinazioni, screening, persino dalla vista
«Avanti, voi due dovete sapere qualcosa!» insiste il ragazzo. «Se ci aiutaste potremmo lasciarvi andare… No, Davelli, questo è più importante» aggiunge, anticipando l’agente. «Il Velato non ha mai accennato a un luogo sicuro? Ben nascosto, schermato dalle percezioni mistiche…»
«Aspetta, hai detto schermato?» Lui si volta, sorpreso, e annuisce. Oh, cazzo. «Allora ho un’idea su dove potrebbero essere andati.»

Annunci

Un pensiero su “Fabula LIII (seconda parte)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...