Fabula LIII (prima parte)

«Sei gelato ma tutto sommato stai bene, per aver appena affrontato un mago.» Osservo con attenzione il giovane smilzo, mentre gli lascio andare il collo e il viso. Dai suoi tremori e gemiti di dolore non riesco a cogliere nessun sollievo per quella notizia. Beh, posso capirlo.
L’Ospitaliere sembra essersi un po’ tranquillizzata, ma si muove a malapena e non sta neanche provando a rialzarsi. Davelli non si è allontanato da Folco e continua con impegno a cercare di far dimenticare la sua esistenza.
E in tutto questo il Velato ha a malapena il fiatone.
«Coglioni» sbotta. «Combattere contro di me. Tradirmi. Ora dovrò anche rimpiazzare Os.» Solleva una mano, e il corpo scomposto e spezzato del non-morto viene avvolto da livide fiamme azzurre. «Forse userò te, dilettante» continua, rivolto al ragazzo accanto a me. «Dopo averti fatto a pezzi per scoprire come hai realizzato certi trucchi. Ma a suo tempo…»
«Buona idea.» Zampa de Gal entra nel giardino, seguito a rispettosa distanza da Anna e dall’uomo calvo che prima ho preso a pugni. La sua voce è gelida quanto la sua espressione. «I nostri sono già all’Ardente, mago, e tu sei ancora qui a giocare?»
«So cosa sta succedendo al santuario. Sento che altri dei miei lemuri sono stati distrutti» replica stizzito il Velato. «Delfine? I nostri alleati umani?»
«La Madre sta vegliando sui suoi figli, e i mortali sono stati allertati, si staranno già radunando» risponde il folletto. «Ma ancora non sappiamo nulla per quanto riguarda il tuo incantesimo.»
Il mago solleva una mano, mostrando ciò che si è fatto consegnare dall’Ospitaliere. Sembrano vecchie foto. Non riesco a capire, sono quelle che contengono il segreto che dovrebbe abbattere il Tribuno? «Ho recuperato l’ultimo ingrediente, e visto quanto ho dovuto combattere per ottenerlo è una fortuna che abbia potuto occuparmene io. Voi mostri a quest’ora stareste piangendo il massacro dei vostri compagni.»
A giudicare dalla sua smorfia, direi che Zampa non ha apprezzato quell’osservazione. Ma Anna interviene prima che il folletto possa reagire. «Credi a quello che ti pare. Puoi procedere, adesso?»
Il Velato annuisce. «Neanche la protezione divina potrà salvare quel figlio di puttana, stavolta.»
«E di loro che ne facciamo?» chiede ancora lei. I suoi occhi passano in rassegna tutti i presenti nel giardino, ma si soffermano su di me. Vorrei che il suo volto non restasse così impassibile.
«Ammazzateli, divorateli, quello che volete. Possono diventare pericolosi, soprattutto lei.» Il mago indica l’Ospitaliere, che reagisce solo con un grugnito.
«No, aspettate un attimo» interviene Davelli. «Questo discorso va bene per gli altri, ma sapete chi siamo noi due?» Solleva la testa di Folco, per mostrarne chiaramente il viso. «L’EXO si incazzerebbe moltissimo se ci succedesse qualcosa. E per riaverci sani e salvi sarebbero anche disposti a pagare!»
Non riesco a credere a quello che ho sentito. Sta davvero cercando di salvarsi abbandonando noi altri?
Beh, sì. Lui è fatto così. Sopravvive, a tutti i costi.
Mi tappo la bocca per soffocare un grido mentre salto all’indietro. Era la voce di Folco!
Mi guardo attorno, ma nessuno sembra averla notata. Non sarà che…
«L’EXO dovrebbe farci paura?» Zampa de Gal ridacchia. «Una banda di assassini e schiavisti. Ci occuperemo anche di voi.»
Non giudicarlo male. Fa quello che crede sia necessario, senza cattiveria.
Di nuovo nessuno reagisce a quelle parole. Io avrei qualcosa da obiettare, dopo il pestaggio che ho dovuto subire da parte dell’agente, ma decido di lasciar perdere. Mettermi a discutere con una voce nella mia testa vorrebbe dire ammettere di essere impazzito.
«Ehi, anche se fosse vero, il vostro amico col volto coperto non è migliore di noi» insiste Davelli. «Ma non avete problemi a fare affari con lui.»
«Ha ragione.» L’uomo magro inizia a tirarsi su, molto piano. Mi chiedo dove prenda la forza di muoversi, o anche solo di parlare. Ha un aspetto tremendo. «E il Velato non si limita a uccidere e asservire i non-umani. Lui li fa soffrire più che può nel processo.»
Ascoltami, ho un problema. La voce di Folco non vuole saperne di tacere. Dopo tutto quello che ho passato dovevo aspettarmelo, era troppo sperare di uscirne incolume. C’è qualcuno che veglia su di me ed è molto arrabbiato per ciò che mi è successo. Vorrebbe che lo lasciassi libero di sfogare la sua rabbia. Ma quando è in questo stato diventa irragionevole, ha problemi a distinguere tra amici e nemici. Preferirei evitare che si scatenasse, potrebbe peggiorare le cose.
«Cazzo, dovevate sentirlo poco fa, come se ne vantava» continua intanto Davelli. «Cos’era quella storia della sirena?»
«Aspetta, cosa vuol dire? Come fa quello a sapere di Tessy?» Zampa de Gal si avvicina al mago. È furioso.
«Oh, per favore, ti stai davvero facendo manipolare da questi disperati?» sbotta il Velato, senza arretrare di un passo. «Eliminali e facciamola finita.»
Per tenerlo a bada devo dimostrargli che è tutto sotto controllo. E un modo ci sarebbe, ma ho bisogno dell’aiuto di qualcuno ancora in forze. Siete rimasti tu e Davelli, e lui, poverino, è meno ricettivo di una statuina di porcellana. E provare a parlare con uno di quei cosi è un incubo! Merda, devo aver passato troppo tempo con Folco. I sintomi della mia schizofrenia fulminante parlano proprio come lui.
«E vuole riservare lo stesso trattamento anche a Delfine» insiste il ragazzo.
«Com’è che l’ha chiamata, puttana squamosa?» gli fa eco Davelli.
Zampa de Gal si volta verso i suoi compagni. «Pizie, guardate quei due, ditemi se sono sinceri!»
Quindi devi farlo tu. La vedi la spada dell’Ospitaliere? I miei occhi corrono alla lama, che giace accanto alla donna accasciata a terra. Oh no, ora sto anche assecondando la voce! Gli spiriti che la possiedono sono rabbiosi. Sono stati separati dal loro portatore e sentono nemici tutt’attorno a loro. Sono pronti ad aiutare chiunque impugni quell’arma, in questo momento.
«Non essere stupido, adesso non abbiamo proprio tempo per queste stronzate!»  Il Velato si allontana dal folletto, agitando le braccia esasperato.
Anna e il pelato esitano. «Ha ragione, Zampa» azzarda lei. «Adesso è troppo tardi per questo. E sapevamo dall’inizio che cosa pensa di noi.»
«Vi ho detto di controllare se dicono la verità» ordina ancora il folletto, infilando la mano dentro la giacca. Là dove tiene la pistola.
Ovviamente impugnare la spada senza esserne il portatore prescelto è pericolosissimo. Il suo potere è enorme, ha steso anche me quando ho provato a usarla. Devo ammettere che queste comunicazioni sembrano davvero troppo realistiche e articolate per essere frutto della mia immaginazione. Ma adesso gli spiriti sono meglio disposti, e io so cosa aspettarmi. Posso parlare con loro, tenerli a bada mentre usi la spada, lasciarti sentire solo quello di cui hai bisogno. Ma il  loro contenuto è sospettosamente simile a una fantasia che si realizza. Impugnare l’arma di uno dei 47 e salvare tutti? Io?
«Oh, vaffanculo. Sì, dicono la verità!» Il Velato scoppia a ridere. «E allora? Cosa c’è, lo scopri solo adesso che vi odio? È dal giorno della Frattura che invento nuovi metodi per ammazzarvi nel modo più doloroso possibile, e cercherò di eliminare ognuno di voi nel momento esatto in cui questa alleanza non mi sarà più utile. E credi che Delfine o i tuoi amici con la vista non lo sappiano? Che non siano in grado di sentire quello che faccio alle mie creazioni? Però mi hanno comunque affidato Tessalonica.»
«Non ti azzardare a infangare la Madre! Smettila!» ringhia Zampa de Gal.
«Cos’è, adesso non vuoi più sentire la verità? La Madre dei Mostri mi ha lasciato fare, sapendo che avrei trovato il modo di farla soffrire. Ha permesso che asservissi spiriti per lei, anche se li avrei torturati. Andiamo, a Delfine non frega un cazzo di voi. È una drakaina! Esiste per vendicarsi degli Dei, e solo per quello!»
Il ragazzo al mio fianco riesce finalmente a sollevarsi in ginocchio. «Non ci credo, sta funzionando. Se continuano così si faranno a pezzi a vicenda» lo sento mormorare.
«No, non succederà» replico, più parlando tra me che con lui.
«Eh? Perché?»
Non rispondo. Non è il momento per lunghe spiegazioni. Devi solo correre a raccogliere la spada, poi sarà lei a guidarti. Non ti succederà nulla. Credo. Non ho mai fatto una cosa come questa, e quegli spiriti sono davvero tanti. Ma sembrano ragionevoli. Va bene, probabilmente questa voce la sto solo immaginando. Ma Davelli ha detto che è meglio presumere che Folco possa davvero fare qualunque cosa gli venga in mente. Magari anche comunicare in qualche modo con me dal suo stato di trance.
E, dopotutto, cosa ho da perdere?
«Zitto, pezzo di merda!» Zampa de Gal estrae la pistola e la punta contro il mago.
«Oh, per favore. Vuoi cercare di farmi fuori proprio adesso? Prima che l’incantesimo sia stato completato?» Il Velato scuote la testa. «Così avrete ucciso e mutilato i vostri compagni per niente!»
Il folletto digrigna i denti, si passa la mano deforme sul volto. Sono sicuro che ha una voglia matta di infilare una pallottola nella fronte del mago. Ma, che decida o no di farlo, non farà nessuna differenza. Non sa quello che so io.
E quindi inizio a correre, prima che sia troppo tardi, mentre ancora posso sfruttare la sua distrazione. Sento la voce di Folco che esulta, le grida delle Pizie, di Anna, che danno l’allarme. Le ignoro.
Raggiungo l’Ospitaliere, mi chino al suo fianco. Stringo una mano intorno al ciondolo al mio collo.  Non mi importa cosa mi succederà quando impugnerò la spada, ma vi prego, 47, fate che non sia immediato. Datemi la possibilità di fare qualcosa di utile, prima di andarmene.
Inspiro profondamente, e afferro l’elsa dell’arma.

(continua qui)

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