Fabula LI (terza parte)

(continua da qui)

In pratica, avrò da improvvisare un sacco.
Per prima cosa, Os. È troppo concentrato sul suo giochino con la baionetta per prestarmi attenzione. Non si accorge di me finché non gli incrocio le mani davanti alla bocca, premendo la runa contro le sue labbra.
Il cristallo diventa immediatamente gelido, tanto da farmi male. Sta reagendo a qualunque incantesimo animi il non-morto, che lancia un urlo stridulo e lascia andare il seguace dei 47 per afferrarmi le braccia.
Ma è già troppo tardi. La sua stretta non ha più la forza di poco fa, riesco a trattenerlo, a lottare con lui. Tenta di divincolarsi, di mordermi, ma sento la sua pelle diventare ancora più fredda, i suoi movimenti farsi lenti e difficoltosi, mentre il potere della runa si espande in lui. E in me. Se non faccio in fretta mi trasformerò in un ghiacciolo.
«E tu cosa cazzo credi di fare?» Il Velato si sta avvicinando. Bene, più sta alla larga da Mila, meglio è. E avercelo a portata di mano potrebbe essere utile. Ma prima di pensare a lui…
Inspiro, chiudo gli occhi, lascio cadere ogni difesa. Apro le mie percezioni, come faccio quando uso il pendolo. E Os arriva subito. I suoi pensieri e sensazioni mi invadono. Annaspo, tremo. Terrore. Frustrazione. Buio. Obblighi. La mente del non-morto è un luogo tremendo. Le sue grida, i suoi tentativi disperati di trovare un senso… dove freddo maestro arrabbiato dire qualcosa dove non vedo aiuto… È un gorgo di acqua putrida che cerca di trascinarmi in basso, di entrarmi dentro, di annegarmi.
Il seguace dei 47 sta parlando, ma non riesco a sentirlo. Lotto per rimanere a galla. Attingo al potere della runa per rallentare quell’ondata di emotività furibonda, placarla, congelarla in un unico momento comprensibile. Ho già perso sensibilità alla mani mani piedi orecchie occhi imprigionati occhi non più solo la bocca sono la bocca bocca del maestro… ma non posso lasciar andare il cristallo che brucia di freddo dentro le ossa dentro la testa dentro…
«Smettila!» urlo. Non riesco a tenerlo a bada. Mi sta sopraffacendo, soffocando, mi apri la bocca dì le parole parole del maestro dì…
Dolore acuto, improvviso. Spalanco gli occhi con un lamento, e fisso con sorpresa il taglio che attraversa la pelle del mio braccio, la camicia che si riempie di sangue. Poi noto la baionetta e l’espressione colpevole del seguace dei 47. «Scusa, ma sembrava che avessi bisogno di essere scosso…»
«Grazie» mormoro. Una sensazione che mi ancori a me stesso, al mio corpo e al mondo reale. Un dolore tutto mio da usare come faro per non perdermi. E chi ci aveva pensato?
«Oh, allora sei tu il fattucchiere di cui parlava l’huldra.» Il Velato ridacchia. «Stai nascondendo i tuoi poteri, eh? Con me non attacca, è un trucco che conosco anch’io.» Immagino che spiegargli che non ho nessun potere da nascondere non servirebbe a molto. «Va bene, combattiamo.»
No, che vuole dire “combattiamo”?
Il mago passa due dita sul palmo della mano sinistra, in cui per qualche motivo c’è un grosso taglio, e si china, iniziando a scrivere per terra qualcosa con il sangue.
Merda, non doveva andare così. Doveva sottovalutarmi, deridermi e farsi sorprendere, non prendermi sul serio e iniziare un duello di magia!
Devo fare in fretta. «Os, ti prego, ascoltami» sussurro. Mi apro di nuovo al non-morto, cercando di essere il più cauto possibile. Questa volta l’onda di piena è un po’ più sopportabile. La runa sta facendo effetto? «Io ti posso liberare, mettere fine a questo incubo. Non opporre resistenza. Aiutami, fammi…»
«Lui è mio, idiota.» Il Velato batte tre volte il palmo della mano sul suolo, in rapida successione, e di nuovo inizio a sentire il male paura furia del maestro farà male male ma…
«No!» Il taglio al braccio. Pensa al dolore. Pensa al fastidio del sangue che appiccica i vestiti alla pelle. Pensa che la baionetta probabilmente era lurida e ti ci vorrà un’antitetanica i dottori di nuovo troppo tardi non voglio morire niente da fare non voglio li vedo i legami tra loro i pensieri segreti non voglio dov’è il distillato ancora vedo tutto vedo…
Riesco a trascinarmi di nuovo in me stesso, a fatica e solo grazie all’entusiasmo per quello che ho sentito. Un pensiero diverso. Un ricordo. «Distillato? Che ti è successo, Os?»
«È successo che l’ho spezzato, fatto in mille pezzi» replica il Velato. «Come ho fatto con l’Ospitaliere. Come farò con te.»
Morire troppe cose da vedere vivere non posso adesso di più sapere sentire di più ora posso vedere ora… È il mago. Mi sta trascinando dentro Os. Sento il suo potere, così forte e spaventoso da farmi cagare sotto. Solo la runa lo trattiene, lo rallenta. Un sigillo di ghiaccio che cerca di mantenere ogni cosa ferma nel posto in cui dovrebbe stare. Ma non so per quanto reggerà.
«A giudicare dalla magrezza e da quello che hai detto, morte da distillato magico.» Non capisco immediatamente che il seguace dei 47 sta rispondendo alla mia domanda di poco fa.
«L’allucinogeno? Cosa ne sai?» Ho bisogno di qualcosa per connettermi con Os, comprenderlo, stabilire un legame.
«Beh, provoca delirio allucinatorio e può portare alla morte per inedia.» L’uomo parla con la sicurezza di chi conosce bene l’argomento. Dopotutto è un seguace dei 47, potrebbe benissimo essere anche uno spacciatore. «Alle volte può risvegliare momentaneamente la vista, o catalizzare un cambiamento. E…» Aggrotta la fronte, come cercando di ricordare qualcosa. «C’entrano dei nani e delle catacom…»
Sopravvivere vedere posso troppe troppe cose non morire non vivere sospeso vedere… La nuova ondata di sensazioni di Os spazza via le ultime parole della frase. Arginarla è difficile, sto iniziando a non sentire più le braccia a causa del gelo. Tra poco l’effetto benefico del taglio scomparirà. «La vista? Era quella che cercavi?»
…vista vedere cercare trovare cose perdute cose morte loro morti perduti vedere trovare loro di nuovo…
«La vista è stata la prima cosa che ho tolto a quel coglione, quando si è venduto per diventare un mostro.» Il Velato traccia qualche nuovo simbolo nel terreno. Cos’è questo scricchiolio? «Non mi sono mai divertito tanto.»
Buio vedere trovare non posso parlare solo le parole parlare del maestro dove sono loro dove io… No, vaffanculo. Non posso lasciar fare a quello stronzo quello che gli pare. «Ehi tu, il cappuccio!» Il seguace dei 47 mi guarda senza capire. «Taglia via il cappuccio di Os!»
«A cosa credi che serva?» Il Velato ride. «Sai da quanto ha perso gli occhi?»
L’uomo esita un attimo, poi infila la baionetta tra la pelle del non-morto e la guaina che gli intrappola la testa, e taglia.
Vengo travolto dalla puzza di carne marcia, quando un lungo lembo di quella tuta aderente scivola su un lato della fronte di Os. Mi sporgo a osservare i suoi occhi, due orbite vuote davanti a cui penzolano lembi di pelle morta e cadente.
Non importa. La magia funziona per simboli. «Lui non può più privarti della vista» sussurro alla creatura. «Usa i miei occhi. Guarda attraverso di me.»
Il non-morto trema a quelle parole. Il flusso di emozioni in subbuglio rallenta, si focalizza, si semplifica, finché non rimane un solo pensiero. Vedere.
«Ma cosa credi…»
Non ascolto il Velato. Chiudo gli occhi, faccio strada a Os, lo guido, mi sintonizzo con lui. Vedere. Socchiudo piano le palpebre. Luce forme loro trovare vedere. «Ti aiuterò a trovarli, quando tutto sarà finito.» E sono sincero, anche se non so come farò, o di chi stia parlando.
Apro del tutto gli occhi. E per la prima volta vedo.
Ho letto resoconti su come appare il mondo attraverso la vista, ma non sono paragonabili all’esperienza in prima persona. Ogni creatura vivente, dagli esseri umani ai singoli fili d’erba, splende di energia. Posso coglierne le sfumature cangianti, vederla espandersi, tendersi verso gli altri o ritirarsi, cambiare forma. Posso leggervi dentro le emozioni, scorgere i frammenti di immagine che sono associazioni, ricordi, segreti.
Posso vedere la magia di un gelido blu profondo che pulsa tra le mie mani, partendo dalla runa (perché è attraversata da una frattura?) e salendo su per le mie braccia fino al petto, e che si allarga intorno a me come a creare una barriera. Quella che emana da Os, di un verde malato, sfilacciata, che lo collega al Velato. Quella che dal mago arriva fino a Mila, avvolta da legacci robusti in cui continua a dibattersi senza riuscire a liberarsi, e che la tengono lontana dalla sua spada, che invece si tende in tutte le direzioni, vibrante di potere, alla ricerca del suo possessore. L’unica cosa che non riesco a vedere è il mago stesso. Gli incanti intessuti nella trama del suo velo mi escludono, proteggono il suo volto e i suoi pensieri.
Ma c’è dell’altro, qualcosa che non è mai stato riportato in nessun libro che abbia mai letto. Se mi concentro e guardo bene, riesco a vedere altro. Una struttura di energia mistica più sottile, quasi evanescente. Basta distrarsi un attimo per perderla di vista, ma pervade il terreno, gli edifici, si estende verso il cielo, si allarga tutt’intorno a me, sostiene la magia e la diffonde.
È la città. L’intera città che pulsa, parla, vive come un sofisticatissimo costrutto magico, sorretta da un’impalcatura che la attraversa in questa e nelle altre realtà coesistenti. Com’è possibile che nessuno ne abbia mai parlato?
Il Velato non si cura di tutto ciò. È concentrato sulla magia del suo sangue. Ha cambiato strategia: non vuole più farmi perdere nel non-morto, ora i tentacoli rossi che si agitano attorno a me e Os stanno cercando di stritolarci. E non sembra accorgersi che l’impalcatura segreta che sostiene l’incantesimo che intrappola Mila è fragilissima. Per farla crollare mi basterebbe spostare appena una delle sottili linee di potere della città, così…
L’incantesimo si dissolve, l’energia si disperde in ogni direzione, esplodendo come un fuoco d’artificio. L’Ospitaliere, accasciato a terra, scosso dai tremiti, non se ne accorge subito, ma la sua aura è già diventata un po’ più luminosa.
Chi se ne rende conto immediatamente è il mago. «Cosa hai fatto? Come?» Non ho bisogno della vista per sentire la sua rabbia, la sua sorpresa. Forse persino un po’ di paura?
Ricomincia a scrivere, simboli cremisi che bruciano di potere. I tentacoli si agitano, fanno tremare il sottile guscio azzurro che mi protegge. Usa il suo legame con Os per guidarli fino a me. Beh, posso fare lo stesso.
Manipolare le linee di potere segrete è più facile di quanto pensassi. Mi sembra di saperlo fare da sempre. Non posso disperdere gli incantesimi con cui il mago sta cercando di farmi del male, in questo momento sono troppo robusti. Ma posso pizzicare le corde e prendere a prestito una parte di quell’energia, dirottarla. La modello, la avvolgo attorno alla rete di costrizioni magiche che unisce l’uomo al non-morto, la trasformo in una lancia, le dono forza per colpirlo dritto al cuore…
Le sue protezioni la dissolvono appena prima che vada a segno. Ma il Velato ha comunque sentito qualcosa. «Come fai? Come cazzo fai?»
Rido della sua confusione. È solo questione di tempo. Non può fare nulla per…
Attento!
Os mi urla nella testa, e un attimo dopo sento un nuovo scricchiolio. La runa mi esplode tra le mani, si frantuma. E solo adesso lo vedo. Un incantesimo minuscolo, un piccolo insetto scarlatto, che ha incrinato il cristallo fino a farlo spezzare mentre ero distratto dagli attacchi diretti.
La mia protezione crolla, il guscio va in frantumi. I tentacoli si stendono verso l’alto prima di piombarmi addosso. «No!» Sollevo le braccia per proteggermi, istintivamente, anche se so che è inutile.
No. Os fa eco al mio grido. Lo sento allontanarsi da me, tagliare di netto il legame che abbiamo stabilito. È una separazione brutale, improvvisa, tanto dolorosa da farmi urlare. Le luci si spengono, la percezione del mondo torna quella di sempre, cado a terra.
Ma anche senza la vista riesco a capire cosa sta succedendo. Mi ha fatto da scudo. Senza più nessun altro su cui scaricarsi, l’incantesimo ha colpito lui.
Il non-morto è in preda alle convulsioni. Si contorce con tale violenza che sento il rumore delle sue ossa che si spezzano, nelle braccia, nelle gambe, nel collo. Eppure quegli scricchiolii sinistri sono coperti da un altro suono, ritmico, spassionato, privo di inflessioni. Mi ci vuole un po’ per capire che si tratta della sua versione di una risata.
«Basta!» urla il Velato, e il corpo di Os sobbalza un’ultima volta, e poi crolla al suolo, immobile. Tutti i rumori si interrompono bruscamente. Non riesco a capire se l’espressione rimasta sulla bocca del non-morto sia una smorfia di dolore o un sorriso.
«Sciocco» borbotto. Mi ha salvato, a costo della sua non-vita. Sono felice che la sua tortura infinita sia finalmente terminata. Ma è stato un gesto inutile.
Ora che non ho più la runa e Os da cui attingere potere, mi sembra di non avere più energie. La sensibilità mi sta tornando piano piano nelle braccia, e i dolori sono atroci. Non riesco più a vedere la struttura magica della città. Non ricordo neanche come sia fatta. Cazzo, forse me la sono sognata.
Il seguace dei 47 si china su di me, mi tasta il collo, mi allarga le palpebre per controllarmi le pupille. Non so perché si prenda tanto disturbo.
Combattere contro un mago. Come mi è venuto in mente? La conclusione è stata quella prevedibile. Sono stato surclassato e sconfitto.
E mi sa che tra poco sarò morto.

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