Fabula LI (seconda parte)

(continua da qui)

«Un trucco?» Folco sogghigna. «Cerca di stare attento però.»
«E so che riporre aspettative in te è come riporle nella possibilità di attraversare la sala delle Cento Lampade senza perdere qualche pezzo, ma perlomeno vedi di portare a termine il tuo compito prima di morire orribilmente.» Immagino che, detto dal demone, conti come un incoraggiamento.
Lo sciamano mi posa entrambe le mani sulle spalle e poi, senza preavviso, mi tira verso il basso con tutta la forza. Il suolo corre verso di me. Posso solo chiudere gli occhi un attimo prima dell’impatto…
…e li riapro con un sussulto, ritrovandomi a fissare il cielo. Quello completamente buio a cui sono abituato.
La prima cosa che sento sono i lamenti. Gemiti altissimi di sofferenza e disperazione. Ci metto un po’ a riconoscere la voce di Mila.
Giro la testa per cercarla. È accasciata a terra, il volto nascosto tra le mani, il corpo scosso dai singhiozzi. Anche la spada, abbandonata nell’erba accanto a lei, sta urlando, ma di rabbia e preoccupazione. Riesco a sentire le sue numerosi voci che si accavallano e cercano di sopraffarsi tra loro nel tentativo di chiamare l’Ospitaliere, raggiungerla, ristabilire il legame con lei.
Ma credo che Mila non possa sentirle. Il Velato le sta sussurrando nelle orecchie, e non penso cose  piacevoli. Devo fermare quel bastardo.
Ma, mentre mi rialzo, scoprendo con sollievo di non avere nulla di rotto, la battuta d’ingresso mi viene rubata.
«Basta! Lasciala stare!» Il prigioniero si dev’essere liberato mentre ero nel Mondo di Mezzo. È davanti al Velato, l’aria decisa e un ciondolo al collo, che brilla alla fioca luce della torcia che ho fatto cadere. Sembra un corno. Un seguace dei 47?
Il mago non lo degna di uno sguardo. «Non adesso. Come vedi ho da fare» replica con indifferenza.
«Ti ho detto di smetterla.» L’uomo avanza, una mano piegata dietro la schiena, dove spero nasconda un’arma. Non è particolarmente minaccioso. Non ha di certo l’aria di una persona pericolosa. Ma sembra determinato, e davvero fuori di sé.
E questo è un bene. Non vedo i servitori del mago in giro, devo approfittare dell’occasione. Ma per farlo mi serve qualcuno che distragga il Velato, e a quanto pare Davelli si sta occupando del corpo di Folco…
«Os.» Il mago pronuncia solo quella parola, a bassa voce, e io per poco non cado di nuovo, quando il non-morto dalla tuta nera mi compare davanti, balzando in piedi all’improvviso dal folto dell’erba. La creatura volge la testa verso di me. Non credo possa vedermi attraverso quel cappuccio, ma mentre si passa la lunga lingua livida sulle labbra ho l’impressione che mi stia percependo. Assaporando. Non è un pensiero confortante. «Potresti garantirmi un po’ di pace mentre mi occupo di cose più urgenti?»
Il non-morto è in movimento ancora prima che l’ordine finisca di essere pronunciato. Il seguace dei 47 viene travolto dal suo assalto, agganciato per il collo con un braccio e trascinato via senza che possa neanche tentare una reazione.
Non posso più aspettare. Mi lancio contro il Velato. Non pretendo di afferrarlo e costringerlo al corpo a corpo, mi basta avvicinarmi abbastanza da strappare via qualcosa che indossa. Il velo sarebbe l’ideale, ma mi accontenterei anche solo di una delle sontuose decorazione dei suoi paramenti.
E posso farcela. È vicino, è colto di sorpresa. La distanza tra noi scompare in un istante, e quando si accorge di me è troppo tardi per scappare. Prova ad arretrare, ma quasi inciampa sulla figura tremante di Mila.
Tendo la mano verso il suo volto, riesco a sfiorare il velo. Si abbassa e scarta di lato, ma  non può sfuggirmi. Gli sottrarrò qualcosa, fosse anche solo l’orlo della sua tunica. Dopodiché…
…e sono di nuovo a terra, macchie luminose davanti agli occhi, un dolore sordo alla base della nuca, dita fredde e viscide strette intorno alla mia gola. Non oso muovermi né respirare.
Os si china su di me, e una nauseante puzza di marcio mi riempie le narici. Ho già provato la sua forza. Potrebbe sfondarmi la trachea senza sforzo. Potrebbe…
…parlare tantissime cose dire intrappolate chiuse in gola solo quello che vuole dove sono che vuole il maestro non vedo dove…
Con un urlo il seguace dei 47 piomba sul non-morto e me lo strappa di dosso, rovinando al suolo con lui. Scuoto la testa per liberarmi dall’ondata di pensieri ed emozioni estranee che si era infiltrata nella mia mente. Non è certo la prima di queste intrusioni, ma è stata particolarmente sgradevole. Così tanta paura e confusione intrappolate insieme, lasciate senza una via di sfogo, costrette ad alimentarsi di continuo l’una con l’altra. Os è bloccato perennemente in quello stato?
L’uomo sta lottando col non-morto. Ha sfruttato il suo peso per sbilanciarlo, e sta cercando di colpirlo con una baionetta sospettosamente simile a quelle di Grigory. Ma la creatura ha già ripreso il controllo e lo ha afferrato per i polsi. «Un approccio alla lotta invero manchevole» sentenzia la sua voce priva di ogni inflessione, mentre gli allarga piano le braccia, allontanandole da lui.
«Va bene, va bene, prendile!» Mila si è rialzata, e sta frugando nelle tasche dei suoi jeans. «Ma falli smettere, falli smettere…» Tira fuori le foto e le getta a terra, ai piedi del Velato. «Facci quello che vuoi ma fermali!»
«In tasca?» La voce del mago gronda disprezzo. «Nessuna busta con sigilli magici? Nessun contenitore incantato e pieno di frammenti di lame? Ti sei semplicemente messa una cosa così preziosa in tasca?  Quanto sei presuntuosa?»
«Ehi, una mano qui?» Il seguace dei 47 borbotta attraverso i denti serrati per lo sforzo di trattenere il non-morto, che si è già rimesso a sedere, respingendolo senza troppa difficoltà.
Il mio sguardo rimbalza tra lui e Mila, mentre cerco di decidere chi aiutare per primo. O se lasciarli perdere, per ora, e tentare di nuovo un attacco al mago, che si è chinato per raccogliere le foto.
«Sai, Ospitaliere, credo che ci sia un che di poetico in ciò che ti sto facendo.» Si rialza, e si sofferma per un attimo a fissare quello che stringe tra le mani. «La più grande distruttrice di mostri condannata a condividere la sorte delle sue prede, a provare le stesse sofferenze che infliggo loro.»
Mila è crollata di nuovo in ginocchio, i capelli stretti tra le mani. «Basta… avevi detto che li avresti fermati…»
Il seguace dei 47 geme di dolore. Os ora lo sovrasta, e lo sta spingendo con la schiena contro il terreno. Si prende il suo tempo, godendosi il momento.
Infilo una mano nella tasca dei pantaloni. Il mio ultimo trucco. Ma come lo uso? Cosa devo farci?
«Ogni volta che li creo o li sottometto cerco di rendere l’esperienza il più orribile possibile» continua il Velato, senza fare caso alle parole di Mila. «Penso sia la forma minima di risarcimento che ci spetta, non trovi? Sia nei confronti dei mostri che di quegli umani che vogliono diventare come loro, tradire la propria identità, la propria anima, il ricordo dei loro morti. I lemuri, Os, le creature che ho evocato per Delfine, la sua adorata sirena…» Potrei concentrarmi su di lui, sorprenderlo, forse anche fargli abbastanza male da liberare Mila dal suo influsso. Ma mentre lo faccio sarei vulnerabile al non-morto. Oppure potrei attaccare Os, e sperare di distrarre così anche il mago, abbastanza da spezzare l’incantesimo. Ma ormai il Velato ha le foto, potrebbe decidere semplicemente di lasciarmi combattere contro la sua creatura e andarsene. Cazzo, quanto mi manca Silva in questo momento. Lei saprebbe cosa fare. Dare fuoco a entrambi. «Per la drakaina sto già pensando a qualcosa di speciale. Sai cosa potrei creare col cadavere di quella puttana squamosa?»
Mila sbatte la fronte contro il suolo, singhiozzando, artigliando la terra con le dita. I suoi gemiti si confondono con quelli del seguace dei 47, la sua mano piegata a un angolo innaturale, la baionetta che punta verso il suo occhio…
Estraggo la mano, che ora stringe un cristallo di quarzo freddo al tatto, su cui è incisa la runa Isa. Un oggetto di potere, buono come arma per danneggiare uno spirito. O come componente per improvvisare un incantesimo, avendo gli ingredienti giusti. Qualcosa legato al mago, che lo rappresenti, gli appartenga…
Qualcosa che ha creato.
«Coglione!» Lo urlo a me stesso, ma ottengo comunque di far voltare il Velato verso di me. Immagino che sia perplesso, quando mi vede posizionarmi alle spalle di Os.
Non ho bisogno di scegliere uno dei due approcci. Posso usare il non-morto come una componente dell’incantesimo e al tempo stesso fermarlo con la runa. Posso attingere al potere del necromante e usarlo contro di lui. Posso incantare il mago.
Almeno in teoria.

(continua qui)

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