Fabula LI (prima parte)

«Sconfortante.» È il secco ma comprensibile giudizio dello strano non-morto dalla tuta nera sul mio tentativo di attaccare il Velato. Neanche io ne sono troppo soddisfatto.
Ma non mi lascia il tempo di pensarci. Mi sento sollevare, e prima che possa fare nulla sono stato sbattuto di schiena a terra. La nuca colpisce il suolo con violenza, e per un attimo non vedo più nulla. Sento confusamente la voce di Mila, passi concitati, rumori di lotta…
«Ho dovuto assistere agli umilianti fallimenti di alcuni degli esemplari più stupidi mai prodotti dalla vostra razza di squisiti idioti, ma osservare te mi fa comunque provare sfumature sconosciute di disprezzo.» La voce che mi risuona nelle orecchie è acuta, petulante e nota. Ma quando la vista mi si schiarisce resto comunque sorpreso da quello che vedo.
Il piccolo demone al servizio di Ippolito è accovacciato accanto a me, un’espressione di intenso disgusto che gli deforma il volto spigoloso. Ma non è lui a confondermi, quanto quello che intravedo sopra la sua testa.
«Che cazzo sta succedendo al cielo?» Fino a un secondo fa riuscivo a vedere soltanto la solita, familiare oscurità risultato dell’impenetrabile cappa di nubi. Ma adesso le nuvole sembrano impazzite. Sono attraversate senza sosta da vividi lampi blu e violacei, e alla loro luce posso vedere che si muovono rapidissime, trascinate da un vento che non riesco a percepire ma che credo sia l’origine del cupo rombo che mi risuona nelle orecchie come un costante rumore di fondo. L’aria è carica di elettricità e di un mix di odori pungenti che non riesco a definire.
«Sono stato asservito e costretto a svolgere compiti indegni del mio rango svariate volte, ma il tentativo di ignorarmi di un essere patetico quanto te è la cosa più offensiva che mi sia accaduta in una vita la cui estensione è incomprensibile ai mortali!» Lo spirito si solleva un po’ sulle sue zampe da uccello per sovrastarmi. «Presta attenzione alle cose importanti, invece di farti distrarre dal paesaggio.»
Mi metto a sedere, scostandolo. Sono ancora nel giardino, ma è diverso da prima. Ci sono meno alberi ed erba, ma sembrano più alti, grandi… No, direi più solidi e, in un modo che faccio fatica a capire, più reali. Il contrario della sala ricevimenti, che pare essersi frantumata. I piani superiori sono spariti, e i muri ancora in piedi sono ruderi polverosi sul punto di crollare sotto il loro stesso peso.
«Che è successo? Cos’hai fatto?» grido contro il demone mentre mi rialzo. Lui non sembra impressionato dal mio sfogo. «E dove sono tutti?» Non c’è più nessuno qui. Mila, i non-morti, il Velato, Davelli. Seduto a gambe incrociate sul prato, intento a guardare un punto vuoto sull’erba, c’è soltanto… «Folco?»
Lo sciamano solleva la testa. «Oh, ciao!» Sorride, e l’intero giardino sembra diventare un po’ più luminoso. A guardarlo bene, anche lui è diverso. Non è più solo alto e in forma, è imponente, magnetico. I tatuaggi sul suo petto e le sue spalle sono più grandi e dettagliati, e forse è solo per effetto dei lampi, ma mi sembra che ogni tanto si muovano. E dove cavolo sono finiti i suoi vestiti? «Non sapevo che anche tu potessi venire qui.»
«Io… non credo di sapere cosa sia, qui» replico, avvicinandomi piano a lui. Forse è un trucco, un’illusione?
«Tra le rovine di Saba ci sono statue di pietra i cui occhi e orecchie sono stati consumati dal tempo, divorati dal vento e maledetti da esseri il cui nome neanche gli dei osano pronunciare, e che sono comunque più consapevoli e meno ignoranti di te» sbotta il demone.
«Non dargli retta, le statue dormono la maggior parte del tempo e non si curano quasi mai di quello che gli succede attorno» interviene Folco, scrollando le spalle. «Ma come sei arrivato nel Mondo di Mezzo?»
«Non ne sono sicuro… Quindi è questo il Mondo di Mezzo?»
«Una sua parte. I confini tra i mondi ormai sono un macello, e così vicino alla Frattura tendono a frantumarsi e ricomporsi di continuo e senza ordine. Per fortuna questa zona è abbastanza stabile, un buon rifugio. Quel lemure davvero non voleva smetterla di infilzarmi…»
Mi volto verso lo spirito. «Mi hai portato tu qui, eh?»
«Oh, sì, sobbarcarmi la piacevolissima fatica di trasportare da un mondo all’altro quella che presuntuosamente ti ostini a definire la tua coscienza è proprio qualcosa che ero in ansiosa attesa di fare da millenni!» La creatura mi sibila contro, scoprendo una lunga lingua biforcuta. «Ti stavo tenendo d’occhio aspettando un buon momento per parlarti, e quando sei arrivato qui ne ho approfittato.»
«Quello spiritello è amico tuo?» chiede Folco, sollevando una mano e agitandola in segno di saluto. «Ciao demonietto.»
Intervengo prima che lo spirito possa replicare. «No, per favore, risparmiami la descrizione di tutte le orribili torture che preferiresti subire piuttosto che essere mio amico e dimmi cosa vuoi da me.»
«Oh.» Il demone sbuffa. Sembra deluso. «Il maestro mi aveva mandato a comunicarti il suo parere e consiglio relativo alla tua richiesta sull’intrometterti nelle questioni dei templi, ma quando sono arrivato stavi già facendo di testa tua, quasi avvertissi il bisogno irrefrenabile di ribadire ancora una volta la tua stupidità. Così ho continuato a tenerti d’occhio e a riferire sui tuoi movimenti.»
«Vuoi dire che hai visto tutto quello che…»
«Ho visto e raccontato ciò che ho ritenuto di vedere e raccontare. Se continui a tediarmi con altre domande inizierò a rimpiangere come tempi felici quelli sprecati a vegliare sulle rovine polverose di una civiltà morta perché un imbecille pieno di sé aveva negoziato per un contratto davvero troppo lungo, considerando quanto fosse evidente la totale inabilità della sua gente a sopravvivere più di qualche secolo.» Credo voglia farmi capire, nel modo più indiretto e complicato possibile, che ci sono cose che ha tenuto per sé e non ha riferito a Ippolito. Ma quali? L’identità di Mila? Il legame tra il Tribuno e i 47? Da quello che ho capito dell’EXO, potrebbe anche riferirsi al fatto che abbiamo coinvolto Folco e Davelli in questa storia. «La cosa importante è che hai trovato il mago, nonostante qualunque creatura dotata dell’intelligenza di una larva avrebbe giurato sulla vita di dieci generazioni della sua stirpe che per uno come te sarebbe stato impossibile. Ora fa quello che devi.»
«Ma il tuo amico è sempre così scortese?» interviene Folco.
«Non è mio amico.»
«Ignora il dipendente, dopo parlerò anche con lui. Trova l’incantesimo.»
«Ti sembra facile? Anche se Mila riuscisse a sconfiggerlo…»
«No, non ci è riuscita» mi interrompe Folco. Ha ricominciato a fissare il prato davanti a sé, dove credo veda qualcosa che per me è impossibile scorgere. «Il necromante l’ha incantata.»
«Deve aver nascosto ingredienti e attrezzatura necessari al sortilegio in un luogo protetto, difficile da trovare e impenetrabile alla divinazione, o quelli tra noi che non sono limitati ai sensi e alla capacità di comprendere il mondo di una scimmia in cattività potrebbero percepirli» continua la creatura, ignorando le parole dello sciamano. «È davvero necessario che offenda me e la memoria dei miei progenitori abbassandomi al tuo livello per suggerirti di costringerlo a rivelarti dove si trova questo luogo?»
«Ehi, come ho fatto a non pensarci? Ora vado a chiederglielo!» Con una smorfia volto le spalle alla creatura e mi accovaccio davanti a Folco. «Devo andare ad aiutarla. Come faccio a tornare indietro?»
«Sei sicuro di volerlo fare?» Lo sciamano mi guarda, e nei suoi occhi illuminati dai fulmini vedo riflesse dietro di me figure che si trovano in chissà quali piani di esistenza. «Ha battuto Mila. E io non posso ancora tornare nel mio corpo.»
«C’è qualcosa che puoi fare da qui?»
Resta in silenzio per un attimo, poi annuisce. «Forse sì.»
«Allora falla, e non preoccuparti per me.» Strizzo un occhio. «Mi sono tenuto da parte un trucco.»

(continua qui)

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