Fabula L (terza parte)

(continua da qui)

«Non stai dicendo sul serio. Non può essere.»
«Io non dico bugie» risponde Lume, risentita. «Mai.»
«Ma perché?» Mi accorgo di aver alzato troppo la voce quando alcuni degli occhi luminosi si voltano verso di me. Faccio una pausa per calmarmi, e continuo abbassando il tono. «Perché l’Ardente vuole sacrificarli? Sono qui per voi.»
«Esatto. Hanno chiesto e ottenuto doni per vegliare sul santuario. Ora devono farlo.»
«Vegliare sul santuario non è la stessa cosa che affrontare un’orda di assassini!»
Mi guarda, la testa leggermente piegata di lato, in un gesto che forse vuole esprimere confusione. Un po’ di cera cola dalle candele sul suo capo, macchiandole lo splendido vestito.
«Ma non è questo il punto» continuo. «Se si trattasse soltanto del rispetto dei patti, non avreste nulla da ridire sui nostri tentativi di proteggerli. Noi non abbiamo promesso nulla a nessuno.»
«Vero.»
«E allora di cosa si tratta? Avete un accordo con Delfine?»
Sto tenendo la voce bassa, ma quando pronuncio quel nome sento di nuovo parecchi sguardi puntati addosso. Anche il falò crepita.
«Non parlare di quell’abominio in un luogo sacro.» Lume mi punta un dito sotto il naso, in un gesto ammonitore. «E non insinuare che ci possa essere un’alleanza tra noi e quella stirpe maledetta.»
«Se la odiate così tanto perché non volete combatterla? C’è lei dietro questo attacco, ha…»
«Lo sappiamo» taglia corto lei. «Lo sospettiamo dallo scorso assalto.»
«Ok, ora davvero non sto capendo più niente. Se vuoi convincere me e i miei compagni a ritirarci dovrai darmi una ragione maledettamente valida per farlo.»
Non mi risponde. Abbassa lungo il fianco il braccio che aveva sollevato, e fissa lo sguardo su un punto vuoto alle mie spalle. Poi il bagliore dei suoi occhi svanisce.
«Lume? Ehi? Non devi andartene, non volevo offenderti…» La creatura non ha nessuna reazione, neanche quando la scuoto un po’. Non so cosa fare. Così immobile e muta assomiglia a un’elaborata statua di cera. Sembra impossibile che mi abbia parlato fino a un attimo fa, o che possa ricominciare a farlo. Mi ha abbandonato? Sto per essere punito per la mia insolenza?
Tutti nella stanza hanno ricominciato a fissare il fuoco. Se mi allontanassi forse non mi noterebbero. E la porta…
Mi volto, e il mio sguardo si perde in un’uniforme oscurità. Dov’è finito l’ingresso? Abbiamo fatto solo pochi passi dopo essere entrati, dovrebbe essere abbastanza vicino da essere visibile anche nella flebile luce proiettata dal falò.
Deve trattarsi di un’illusione, come quella che nasconde le pareti. Mi basterà camminare in avanti per uscire da questa stanza, devo solo evitare di farmi suggestionare e…
«Non lo fare.» La voce irritata di Lume mi sorprende a metà del primo passo. «Se ti allontani da me ti perderai nelle ombre.»
Mi fermo col piede ancora a mezz’aria. «Credevo non ci fossero ombre in questo tempio.»
«Sciocco, è ovvio che ci siano. Ci sono ovunque c’è luce. Invece di lasciarle in giro le raccogliamo tutte qui dentro, dove sono utili per creare l’ambiente giusto all’emergere delle visioni dal fuoco. Sono un po’ arrabbiate per questo. Hanno iniziato a rubare spiriti minori e umani per farci dispetto.»
Sto per chiederle se mi stia prendendo in giro, ma mi fermo giusto in tempo. So già quale sarebbe la risposta. Torno in fretta accanto a lei.
«Abbiamo discusso della tua richiesta» continua.
«La richiesta di spiegazioni?»
«È molto semplice, in realtà. Non possiamo rischiare di essere coinvolti.»
Scuoto la testa. «Non la stai facendo affatto più semplice.»
Meccanicamente solleva un piede, poi lo sbatte a terra. Devo averla esasperata. «Se ci fosse un combattimento lo scontro potrebbe estendersi. Crescere. Arrivare fino a noi. E in questo momento siamo troppo deboli per affrontare una battaglia.»
«Ma siete uno dei più importanti santuari della città, non credo che qualunque cosa stia arrivando possa…»
«Perché non mi credi? Smettila con questa mania della menzogna!» grida. Cazzo, l’ho fatta davvero arrabbiare. «L’Ardente utilizza tantissimo del suo potere per questa città. Per mantenerla in vita. E recuperarlo diventa sempre più difficile.» Passi nel buio. Le altre creature nella stanza si stanno avvicinando a noi. «Siamo rimasti in pochi. Restare svegli diventa sempre più difficile. E quelli che si addormentano non si risvegliano più.»
Non è la prima volta che sento un discorso simile. Ripenso al parco, alla mia driade. «La scomparsa del sole…»
«Senza luce cosa siamo noi? Cosa significhiamo? Lo stiamo dimenticando. Solo Lumi e Faci lo ricordano ancora.» Sono tutt’intorno a me, occhi luminosi incastonati in volti immobili, congelati, di cui riesco appena a indovinare le fattezze nel buio. «Accettiamo ogni offerta, anche quelle più insignificanti. Osiamo mandare all’esterno solo gli spiriti più piccoli, per paura che quelli più grandi e forti possano sprecare troppe energie e non tornare più. Per questo siamo ancora in grado di proteggere il santuario, in caso di necessità. Ma sarebbe uno sforzo enorme. Da cui potremmo non riprenderci più.»
La voce trema di paura, forse persino di disperazione. Come fa qualcosa di eterno a fronteggiare la prospettiva della fine? «Quindi, qui non ci deve essere nessuna battaglia.»
«No. Gli aggressori non devono subire perdite, infuriarsi, avere un motivo per prendersela con noi.»
«E la gente qua fuori…»
«I nostri nemici vorranno dimostrare la loro forza, prima di marciare su obiettivi più importanti. La morte di quegli umani forse li soddisferà e li farà andare via. E si saranno comunque sacrificati in nome dell’Ardente, sotto la sua benedizione. Il loro sangue ci donerà vigore e potere, almeno per un po’.»
Scuoto la testa. «Tu non ti rendi conto di quello che mi stai chiedendo…»
«Invece lo so. Di comunicare questo messaggio. Di spiegare ai tuoi compagni perché devono rifugiarsi qui finché tutto non sarà finito. Semplice» replica con indifferenza.
«Ma vorrebbe dire diventare responsabili di un massacro!» Lume solleva e abbassa le spalle nella laboriosa imitazione di una scrollata. «Non accetteranno mai.» Probabilmente. Irene non credo lo farebbe, ma non conosco abbastanza Vittoria da esserne certo, e Malombra… «Di sicuro io non posso.»
«Non hai capito quello che ho detto?» mi chiede, e sembra davvero confusa.
«Certo che l’ho capito, ma sono sicuro che ci dev’essere un altro modo per uscire da questa situazione! È sempre la stessa vecchia dinamica, umani che sfruttano i non-umani, non-umani che sfruttano gli umani, la violenza, la sopraffazione…» Sbuffo. Non sono certo che capisca quello che sto dicendo. «C’è un altro modo possibile di fare le cose. Noi e voi possiamo aiutarci, collaborare.»
«Non c’è da discutere. Devi fare quello che ti ho chiesto.»
Le figure nell’oscurità si avvicinano a me di un passo, tutte nello stesso momento. Un gesto minaccioso, inequivocabile.
Così spaventoso che quello che dico dopo sorprende anche me. «Se no?»
Lume fa una lunga pausa prima di rispondere. «Che vuol dire?»
«Che succederebbe se non facessi quello che mi chiedi?»  Non so combattere. Non sono un mago. Ma forse c’è qualcosa che posso fare per dare una mano agli altri. Un po’ rischiosa, ma non sono certo l’unico a essere in pericolo. «Se non riferissi il messaggio, o se lo facessi e decidessimo di ignorarlo? O se magari vendessi le informazioni sulla vostra debolezza a Delfine in cambio della vita di tutta la gente in piazza?»
«Non puoi… non puoi farlo.» Lume si allontana un po’ da me. Suona di nuovo terrorizzata.
«Davvero? Cosa me lo impedisce? Certo, ora potreste farmi qualunque cosa. Uccidermi, catturarmi, gettarmi in quelle ombre… ma non ci sarebbe più nessuno per riferire le vostre richieste. Dovresti andare là fuori di persona, e spiegare ai miei compagni, molto più nervosi e irragionevoli di me, tutto quello che mi hai detto, e anche come mai non sono con te. Ti va di farlo?»
«La città ha bisogno di noi. Ha bisogno dell’Ardente!»
«Lo immagino. Questo posto è già abbastanza buio e freddo con voi qui che vi sforzate di tenerlo in vita. Ma è un sacrificio che non ha senso, se non viene fatto per qualcuno. Se l’orda in arrivo si scatenerà, se la città verrà demolita, a cosa sarà servito? E a cosa sarà valso perdere tutti quei compagni di cui mi hai parlato?»
Lume tace, resta immobile. La afferro per le spalle e la avvicino di nuovo a me, parlandole in fretta, incalzandola. «Io sono una persona comune, ma i miei amici là fuori non lo sono. Combatteranno per voi, vinceranno per voi, senza che dobbiate sacrificare tutte le forze che vi rimangono. Ma, come hai detto tu, non possono farcela da soli. Ci dev’essere qualcosa che l’Ardente può fare per aiutarli!»
Lei inclina di nuovo il capo, nella sua posa pensosa. La cera calda mi cade sulle mani, e salto all’indietro con un lamento. Aspetto una risposta per lunghi secondi, sempre più impaziente. «Allora, che ne dici?» chiedo alla fine.
E in quel momento la luce nei suoi occhi si spegne.

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