Fabula XLIX (prima parte)

Il non-morto che mi tiene prigioniero puzza più come una brutta ferita infetta che come un cadavere, ed è orribilmente forte per avere un fisico così esile. Tra le dita stringe appena una manciata dei miei capelli, ma gli bastano per sbattermi qua e là come un pupazzo anche se devo pesare il doppio di lui.
È inutile tentare di lottare. Devo tenere duro e sperare. Sono ancora vivo, per quanto non riesca ancora a crederci. E potrei rimanerlo, ora che lei è qui.
Si diceva che l’Ospitaliere fosse il miglior guerriero dei 47, anche se non potente quanto il Templare. Ha combattuto in tutte le battaglie del gruppo, compresa la disfatta alla Frattura. Dovrebbe essere morta.
E invece è davanti a me, impegnata ad affrontare mostri come una perfetta eroina leggendaria. È come se il corno che porto al collo avesse suonato davvero, per riportarla in vita e farle fermare quella corrotta parodia del Velato che sta minacciando la città.
Certo, non è come la immaginavo. È più agile che forte, più sfuggente che maestosa. Ma è comunque bellissima. I suoi occhi riflettono la luce con gli stessi riflessi metallici della lama della sua spada, e i suoi movimenti sono perfetti, essenziali, veloci. Persino io, che di combattimento non ho mai capito nulla, non riesco a staccare gli occhi da questo spettacolo.
Grigory è una bestia. Le sue dimensioni riescono a far sembrare piccolo il lungo cappotto rosso che indossa. I suoi guanti di pelliccia coprono pugni grandi quanto la mia testa, in cui le baionette che fa comparire dal nulla paiono tagliacarte. Potrebbe spezzare in due l’Ospitaliere senza sforzo, se riuscisse a prenderla. Ma lei non ha intenzione di permetterglielo.
Ho davvero avuto paura quando le ha afferrato la mano della spada, poco fa. Ma nel momento in cui l’ha tirata verso di sé, cercando di colpirla con un pugno che probabilmente l’avrebbe uccisa, lei è scivolata sotto il suo braccio e si è rialzata dietro di lui.
«Perché non mi lasciate infilzare nessuno, oggi?» ha urlato, un attimo prima che il lemure le si lanciasse addosso impugnando una baionetta in ogni mano.
Lo spettro fa piovere da ogni direzione colpi pesanti e dall’aria brutale, che sollevano scintille quando vengono bloccati dalla spada. Ma lei para, schiva, gli gira attorno, lo punzecchia mentre si volta per inseguirla, anche se i suoi colpi non sembrano avere molto affetto. Lo ha già disarmato un paio di volte, ma Grigory ha semplicemente fatto comparire nuove lame dal nulla.
«Che aspetti? Prendila! Falla a pezzi!» Il Velato non smette di urlare. Ormai lo stronzo non sta neanche più tentando di camuffare la voce. Ed è così preso che non sembra aver notato che uno dei compagni dell’Ospitaliere gli si sta avvicinando. Un tipo piuttosto giovane, abbastanza alto e troppo magro. Non osserva il combattimento, i suoi occhi vanno continuamente dal mago alla torcia piantata a terra davanti a lui.
«Che ardimento.» La voce del non-morto dietro di me mi scivola nelle orecchie fredda e viscida. Lo ha visto anche lui. «Secondo voi che intenzioni ha quel macilento figuro?»
Non ho tempo di fare o dire nulla. L’uomo afferra la torcia e fa per lanciarsi contro il Velato. La pressione sui miei capelli scompare, c’è uno spostamento d’aria al mio fianco, una macchia scura mi passa davanti. E l’istante successivo il non-morto ha già una mano stretta intorno alla gola del ragazzo, e con l’altra lo ha disarmato.  «Sconfortante» sentenzia, prima di sollevarlo da terra e sbatterlo di schiena al suolo.
«Ehi, lascialo stare!» L’Ospitaliere devia l’ennesimo colpo di baionetta, si libera di Grigory danzandogli intorno e corre verso l’altra creatura.
«Attento, Os» urla il Velato. A quell’avvertimento il non-morto si getta di lato, schivando per un pelo un colpo di spada e strappando un verso di frustrazione alla donna.
«Potete restare fermi un secondo?» sbotta. In tutta risposta Grigory la carica a testa bassa, con una furia che la sbilancia e la fa quasi cadere.
«Perché hai voluto rendere tutto così difficile, Ospitaliere?» chiede il mago. «Una volta avresti capito di non poter vincere. Quel lemure è il mio capolavoro.»
«È uno stupido, lento bue» risponde lei, riprendendo l’equilibrio e allontanandosi rapida dal fantasma.
«Quel bue sa combattere, è più forte di te, è instancabile. E non puoi distruggere la sua maschera o separarlo dalle sue armi.»
«E dimmi una cosa, mago.» È l’altro compagno dell’Ospitaliere a parlare. Cammina trascinando la gamba sinistra, e quando si avvicina mi accorgo che ha un tutore al braccio destro e si regge su una stampella. Non ho bisogno di guardarlo in faccia. Mi è bastato sentire la sua voce perché il sangue mi si gelasse nelle vene. Tra tutte le cose terrorizzanti che mi circondano, Davelli non è la meno spaventosa. «Cosa succederebbe se capitasse qualcosa al creatore di quel capolavoro?» Lascia cadere la stampella, e con un gesto rapido e fluido estrae una pistola e la punta contro il Velato.
Esulterei, ma non voglio attirare l’attenzione dell’agente su di me. Forse non mi ha notato, o non mi ha ancora riconosciuto, e non mi serve un altro pestaggio oggi. Però dovevo aspettarmi che si sarebbe fatto vivo, con Folco prigioniero…
Oh cazzo, Folco! Devo aiutarlo!
Lo sciamano non si è mosso dal punto in cui l’ha lasciato Grigory. Mi avvicino carponi, sperando che nessuno si accorga di me. Dopo averlo trafitto, il lemure ha infierito su di lui. Ferite superficiali ma dolorose, per farlo urlare e impedirgli di concentrarsi. Ma è andato avanti a lungo. Chissà quanto sangue ha perso. E se è svenuto…
«Il creatore non è indifeso» replica il Velato, e proprio in quel momento qualcosa mi colpisce vicino alla tempia, sbattendomi a terra mentre mi supera. Il disgustoso odore di Os mi invade le narici, e un sapore metallico mi riempie la bocca. Rialzo la testa in tempo per vedere il non-morto comparire alle spalle di Davelli, farlo cadere con un calcio dietro il ginocchio della gamba sana e salirgli sulla mano, costringendolo a mollare la pistola. L’uomo digrigna i denti, ma non emette neanche un lamento.
«Mi avete seccato. Os, finisci quello stronzo e il suo compare. E tu, Grigory…»
«Tu non finisci nessuno.» La voce dell’Ospitaliere è tagliente, gelida. Si impone al di sopra del rumore del suo scontro col lemure, dello sbuffare e dei lamenti del ragazzo che sta cercando di rialzarsi, degli ordini del mago. Tutti ci voltiamo verso di lei. «Credi che non possa vincere?» Non cerca più di schivare le baionette. Para e risponde, muovendo la lama così rapidamente che quasi non riesco a vederla, senza curarsi dei graffi sanguinanti che ogni scambio le lascia sul volto e sulle braccia. Grigory sta arretrando sotto il suo attacco.
«Eppure mi conosci.» Una baionetta vola via dalle mani dello spettro, e atterra nell’erba proprio davanti a me. Grigory solleva il braccio nel gesto con cui fa apparire le sue armi, ma stavolta la spada dell’Ospitaliere schizza verso l’alto, e tre delle massicce dita del fantasma cadono a terra. «Ho ammazzato demoni, fate e semidei.» Il lemure indietreggia ancora. Agita l’altra lama davanti a sé per tenere la donna a distanza, ma lei supera con agilità la sua guardia e gli trafigge la coscia sinistra. «Ho ucciso il Pellegrino del Crepuscolo, il Mangiavoci, la Rimediante, cose che non avevano un nome e a volte neanche una forma.» Gira la spada nella ferita e la tira fuori squarciando la gamba di Grigory, che cade appoggiandosi su un ginocchio. «Persino qualche amico, quando è stato necessario.»
Un passo, ed è alle spalle del lemure. A un cenno del mago Os si avventa su di lei. Ma è come se l’Ospitaliere lo stesse aspettando. Il non-morto è rapidissimo, ma lei danza di lato, lo manda a vuoto e lo colpisce sulla nuca con l’elsa mentre è sbilanciato, facendolo cadere. «Quanto può essere complicato eliminare qualcosa fatto da te?» Ruota su se stessa e porta entrambe le mani sull’impugnatura della spada. La lama affonda nel lato sinistro del collo di Grigory, lo attraversa e sbuca dall’altra parte.
La testa mozzata dello spettro barcolla, si inclina, ma prima che possa cadere lei la afferra e la solleva, mostrandola al Velato. Alle sue spalle il corpo del lemure inizia a rialzarsi, esitante.
«Attenta!» grido, ma l’Ospitaliere non si scompone. Infila la punta della sua spada sotto la maschera di metallo del fantasma e fa leva fino a staccarla dal volto. Il corpo di Grigory smette immediatamente di muoversi. «E ora tocca a te, mago.»
Lascia cadere la testa, che si dissolve ancora prima di toccare terra.

(continua qui)

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