Fabula XLVIII (seconda parte)

(continua da qui)

Lemuri? Cosa c’entrano i lemuri, adesso?
Nella confusione che segue mi arrivano frammenti di conversazione dalle persone intorno a me.
«Ma che dice quella?».
«Lascia perdere, sicuro è fatta.»
«Hai visto come sta messa? Chissà che le è successo.»
«Non sto tranquillo, andiamo via.»
«Se sono i Cercatori come l’ultima volta non c’è problema, loro gli umani di solito non li toccano, siamo qui apposta…»
«Ma è sicuro che erano loro?»
«Aspetta, che c’entrano i Cercatori coi lemuri?»
«Io ho visto passare i Variaghi prima.»
«Te stai male…»
I guardiani del santuario raggiungono finalmente la donna, la circondano, le puntano contro i bastoni. Lei ride.
«E quelle sarebbero delle fiamme?» Il fuoco divampa dalle sue mani, le avvolge completamente, ma non sembra causarle alcun dolore. Una piromante!
Cerco di avvicinarmi a lei aprendomi la strada a furia di gomitate abbastanza forti e dolorose da spostare chi le riceve, lasciandolo senza fiato per protestare. Magari è solo una pazza, ma è una pazza che voglio dalla mia parte. Si aspetta dei non-morti, e io gliene posso offrire uno bello grosso a cui dare fuoco.
«Non voglio fare del male a nessuno» la sento dire ancora. «Ma questa gente non può restare qui. Controllate i miei documenti, sono un’agente…»
Mi perdo il resto della frase, distratta dall’uomo che è comparso dal nulla a pochi passi da me. Indossa una camicia di flanella a quadri, e ha il volto coperto da una brutta maschera veneziana da bancarella dei souvenir. Solo dopo aver smaltito la sorpresa mi accorgo del gancio da macellaio che stringe in mano.
«Attenzione!» grido, ma troppo tardi. Uno dei guardiani si volta e riceve in piena gola l’attacco del lemure. Dalla ferita si solleva una pioggia di scintille, e un attimo dopo della creatura del santuario è rimasto solo fumo e alcune piccole ossa annerite dal fuoco, che cadono a terra accanto al bastone.
Gli altri guardiani non reagiscono. Tutto è stato così veloce da sembrare irreale. Ma io sono già in movimento. Il lemure mi vede arrivare, rallentata come sono dalla confusione, ma il suo attacco non è abbastanza rapido o preciso da preoccuparmi. Lo blocco col braccio sinistro mentre colpisco col pugno destro, mirando alla maschera. Va in frantumi molto più facilmente di quanto mi aspettassi.
Ma, mentre lo spettro scompare, cominciano le urla. Sono tante, e arrivano da ogni direzione. Ce ne sono altri?
La folla intorno a me inizia ad agitarsi, nessuno sembra capire cosa stia succedendo. Nessuno tranne la piromante. «Al santuario! Rifugiatevi nel santuario!» ordina a chiunque la voglia ascoltare, mentre si fa strada in direzione opposta, verso i margini della piazza. «E tu invece vieni con me» continua, mentre mi passa accanto.
«Aspetta, ci conosciamo?»
«No, ma se elimini i lemuri a cazzotti adesso mi servi.»
Beh, vado anch’io dalla stessa parte, dopotutto. «Ma tu chi saresti?»
Ci muoviamo controcorrente, aprendoci un varco tra le persone che, sempre più numerose, stanno cercando di fuggire verso il tempio. Mi metto davanti per fare strada, sono abbastanza alta e forte da non rischiare di essere travolta. Ma devo stare attenta a non far cadere qualcuno sbattendogli contro, finirebbe calpestato.
«Son un’agente EXO. Tu?»
«Ufficio del Tribuno. Aspetta, EXO?» Volto la testa per darle un’altra occhiata. «Ma sicuro, ti ho vista nelle pubblicità sulle riviste. Tu sei Silva!»
«Esatto» grugnisce, aggrappandosi alle mie spalle mentre attraversiamo un gruppo particolarmente folto e compatto. Tra loro mi sembra di riconoscere un paio dei burattinai dell’uccello di legno.
«C’è anche Salvo con te?»
«No» risponde, così seccamente da ammazzare ogni ulteriore tentativo di conversazione. Devo aver detto qualcosa di sbagliato…
Ci ritroviamo senza più nessuno intorno quasi all’improvviso. Il grosso della folla è dietro di noi, anche se c’è ancora qualcuno che sta vagando confuso tra i resti dei falò, gli stand distrutti,  i corpi immobili.
«Vittoria!» Mi volto quando Irene mi chiama, e lei mi piomba addosso, abbracciandomi. «Meno male, stai bene.»
«Ehi, quella è la mia battuta!»
Malombra è subito dietro di lei. Il fattucchiere porta il bastone di uno dei guardiani poggiato contro una spalla. Non voglio pensare a come se lo sia procurato. «Non per interrompere il momento commovente, ma non avremmo altro a cui pensare?»
«Decisamente.» Silva si fa avanti. «Loro sono la tua squadra?»
«Sì, diciamo così.»
«E dove sono i lemuri?»
«Scusa, ma lei…» inizia Irene.
«Si chiama Silva. E penso che potremmo darci una mano a vicenda.»
«I lemuri sono laggiù.» Sami è accovacciato ai margini della piazza, lo sguardo rivolto al buio di un viale che scende verso il rione Trivio. «Nelle strade qui intorno. Hanno attaccato e creato il panico, ma poi si sono ritirati, bloccando le via di fuga.»
«E perché? Cosa stanno aspettando?»
«Rinforzi» risponde Silva. «Dalla Fascia Desolata. Non so in quanti e che tipo di creature saranno, ma stanno arrivando.»
«Dalla Fascia… È quella bastarda di Delfine. Dove sono i guardiani?»
«Fuggiti anche loro, e non torneranno.» Sami si alza in piedi. «Sono spiriti di piccoli animali sacrificati al tempio, a cui è stato dato un aspetto umano temporaneo. Creature di fumo e ombre, non esattamente dei guerrieri.»
«Mi pareva non fossero un granché minacciosi» sbotto.
«Forse il santuario manderà un po’ di aiuto più concreto» interviene Silva.
«No. Non credo neanche che apriranno le porte per far entrare la gente in fuga» replica Malombra. «Quelli che sono qui si sono offerti di fare da scudo al tempio in cambio di festeggiamenti gratuiti e della benedizione dell’Ardente. E scommetto che lui si aspetta che mantengano la loro parte dell’accordo.»
«Ma è ridicolo, questi non sono Cercatori o CRU. Li faranno a pezzi!»
«Credi davvero che a un dio interessi?» mi chiede, con un’aria di genuina sorpresa.
«E come lo impediamo, allora? In quanti siamo, cinque?» Respiro profondamente, reprimendo la voglia di mettermi a urlare. «Posso provare ad aprire una via di fuga, ma perderemmo comunque…»
«Oh, che cazzo fai?» grida Silva.
Malombra le si è avvicinato all’improvviso, puntandole il bastone al volto. «Ti guardo in faccia. Mi sa che ti conosco, tu sei quella dell’EXO!»
«Allontana quel coso o ti sciolgo la faccia.»
Il fattucchiere si fa subito indietro, sollevando la mano libera in segno di pace. «Stavo solo controllando. Ma se sei chi penso, magari abbiamo una possibilità.»
«Cosa vuoi dire?» chiede Irene.
«Le fiamme su questi bastoni servono solo a fare luce.» Muove su e giù la sua sfera di fuoco, disegnando scie luminose nell’aria. «Ma un piromante potrebbe renderle più forti, permettere a chi impugna questi affari di lanciarle, farle esplodere… Se anche solo potesse rendere più durature le tracce di luce che lasciano potremmo utilizzarle per tracciare protezioni e trappole anti-spettro intorno alla piazza.»
«Silva, puoi farlo davvero?»
«Io…» Lei sposta gli occhi da me a Malombra, confusa. «Può darsi. Posso provarci. Ma questo più che un piano mi sembra un tentativo di suicidio.»
«No» insiste Malombra. «Dobbiamo solo resistere finché non arriva Tessalonica, poi ci penso io.»
Non mi fido di Malombra. Ma che altra scelta abbiamo? «Probabilmente hai ragione, Silva. Ma piuttosto che aspettare che ci piombino addosso senza fare nulla…» Una possibilità remota, una speranza inconsistente. Ma ho intenzione di aggrapparmici con tutte le mie forze. «Dobbiamo fare in fretta. Tu e Malombra battete la piazza, raccogliete tutti i bastoni che trovate. Io e Irene cercheremo dell’acqua, posso usarla per comunicare con l’ufficio, forse possono ancora aiutarci in qualche modo. E tu» punto il dito verso Sami, che sobbalza come se l’avessero punto con un ago. «Tu devi andare a parlare con quella gente.» Faccio un cenno con la testa in direzione del santuario. «Appena capiranno che non li faranno entrare si spaventeranno, cercheranno di abbandonare la piazza e verranno fatti a pezzi dai lemuri. Devi tenerli calmi, convincerli che li proteggeremo.»
«Ma come…»
«Irene ha difficoltà a parlare con gli estranei, Malombra quando apre bocca fa venire voglia di prenderlo a calci, io comunico meglio coi pugni e Silva ha già provato a farsi ascoltare, inutilmente. Sei l’unico che può farcela.» Sospiro. «E avrei dovuto mandare te dai guardiani. Scusa.»
Accenna un sorriso. «Non ti preoccupare, non te lo farò pesare. Troppo.»
«Muoviti!» Lo spingo via, e lui inizia a correre in direzione del tempio.
Silva borbotta qualcosa, ma segue Malombra senza protestare. Mentre la guardo allontanarsi, mi sento stranamente sollevata.
Non ho una pistola nascosta, ma forse avrò un lanciafiamme.

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